Demonizzare un leader per assolvere il suo popolo
di Simona Maria Frigerio
La storia non si ripete mai identica a se stessa ma alcuni meccanismi tendono a riproporsi anche solo in ragione del fatto che la psiche umana non cambia.
Nonostante il fascismo e il nazismo abbiano riscosso grandi consensi e due personaggi come Hitler e Mussolini fossero esaltati da folle oceaniche (pensiamo all’accoglienza che Roma riservò, il 4 maggio 1938, al Führer (1); o agli applausi scroscianti degli italiani, sotto il balcone di Palazzo Venezia, per Mussolini durante le celebrazioni del XVIII annuale della fondazione dei Fasci di Combattimento, il 23 marzo 1937, 2); finita la Seconda guerra mondiale – a parte qualche gerarca di alto livello e un burocrate della morte come Adolf Eichmann – tedeschi e italiani, mondati dei loro crimini e complicità in funzione antisovietica, finirono per essere considerati vittime di regimi imposti da dittatori.
In realtà, i due non erano mostri auto-generatisi bensì espressioni di un particolare contesto socio-economico. Hitler era il frutto della volontà di rivalsa di impiegatucci borghesi falliti quanto il Führer alleati con il grande capitale e il settore minerario, la siderurgia, le banche e i produttori di armamenti (come spiegheranno due capolavori teatrali quali L’istruttoria. Oratorio in undici canti ovvero Die Ermittlung. Oratorium in 11 Gesängen, del drammaturgo tedesco Peter Weiss; e Il mio amico Hitler, Waga Tomo Hittorā, del geniale Yukio Mishima). Mentre Mussolini poté contare sui nostri grandi industriali, su una pubblica amministrazione già allora parassitaria e su quel ‘culturame’ (termine utilizzato a posteriori, e precisamente nel 1949 dal ministro Scelba) – da Pirandello a Morandi passando per Sironi (3) – totalmente asservito o addirittura entusiasta per il Duce e per quell’ordine sociale ristabilito nelle piazze, nelle fabbriche e nei latifondi del meridione a suon di spranghe, condanne al confino e omicidi.
Un soldato è colpevole quando esegue o meno un ordine?
In questi ultimi giorni, dopo un anno e mezzo di crimini di guerra, ecco che i colleghi di Haaretz finalmente denunciano i metodi dell’IDF (l’esercito regolare israeliano), rivelando la confessione di soldati che avrebbero ricevuto l’ordine di sparare e uccidere civili disarmati in coda per ricevere aiuti umanitari (4). Ma si possono assolvere i soldati che non solamente hanno commesso questi ma anche altri crimini di guerra? Assolutamente no.
Infatti, se un soldato si rifiuta di commettere un crimine di guerra non è punibile da una corte marziale né civile: questa è una regola generale del diritto penale militare e del diritto internazionale, che riconosce la responsabilità individuale dei militari anche in servizio attivo. Durante il suo processo, Otto Adolf Eichmann ammise come unica responsabilità quella di avere eseguito ordini, come qualunque soldato avrebbe dovuto fare durante una guerra. Fu proprio il suo caso a far coniare ad Hannah Arendt la frase: “la banalità del male”. E fa specie, oggi, che gli eredi dell’Olocausto si siano dimenticati perché condannarono a morte Eichmann.
Gli “attacchi intenzionali contro i civili, attacchi contro beni che non sono obiettivi militari, contro edifici di culto, ospedali, monumenti e beni storici ed artistici, contro mezzi e persone delle missioni di soccorso umanitario e di peace keaping, danni diffusi e duraturi all’ambiente naturale, uso di gas tossici, di armi biologiche, di armi e proiettili non consentiti, e ancora, lo stupro, le violenze sessuali, la riduzione in schiavitù, la deportazione degli occupati, o trasferimento della propria popolazione nei siti occupati, eccetera” (5) possono essere tutti considerati come crimini di guerra e vorremmo capire – dal 7 ottobre 2023 (ma anche nei decenni precedenti, durante le varie Operazioni militari avviate da Israele contro il popolo palestinese) – di quali tra queste azioni l’IDF non si sia mai macchiato. Forse l’uso di gas tossici?
D’altro canto, anche i coloni israeliani (ossia gli occupanti abusivi di territori palestinesi) si stanno macchiando da decenni di crimini, tra i quali (6): occupazione illegale di “oltre 100.000 ettari di terreni palestinesi […] requisiti a uso degli insediamenti”; demolizione di “50.000 case”; presenza di “600.000 coloni israeliani” che “vivono su terre palestinesi occupate”; “sfollamenti forzati e trasferimenti forzati”;“limitazioni al movimento e punizioni collettive”;“espropriazione di risorse naturali” (soprattutto dell’acqua); “uccisioni illegali” (basta leggere anche solo la pagina di Oxfam Italia per inorridire, 7).
Netanyahu non è il solo colpevole
Ogni soldato che in questi decenni ha commesso crimini di guerra è colpevole; così come i coloni che infrangono le leggi occupando terreni e appropriandosi illegalmente di risorse naturali e beni materiali dei palestinesi, costringendoli a fuggire e, a volte, uccidendoli indiscriminatamente. Questo è diritto internazionale, non anti-semitismo (anche perché i palestinesi sono semiti in quanto, linguisticamente, parlano una lingua semita, ossia l’arabo, e qualcuno dovrebbe ricordarselo). Così come siamo colpevoli noi, italiani, investitori che finanziamo – acquistando azioni – i produttori di armi per ricavare una cedola di morte.
Il Governo in carica in Israele non è una dittatura o una forma di potere autocratico. Benjamin Netanyahu, per la sesta volta, guida un Governo eletto dagli israeliani nel novembre 2022 con una coalizione di destra a guida Likud e una solida maggioranza. Il Presidente di Israele Isaac Herzog è comparso sui social di tutto il mondo mentre, a dicembre 2023, scriveva “un messaggio su una delle bombe che si presume” siano state sganciate sulla Striscia di Gaza (8). Ognuno dovrà rispondere di ciò che ha fatto: che il presidente Trump lo voglia o meno coi suoi ricatti in stile dazi – se non sarà un Tribunale, sarà la storia a sentenziare.
Gli israeliani che hanno voluto che il loro Stato si trasformasse in una nazione a base etnico-confessionale (9) non sono certamente democratici, in quanto è proprio il rispetto della cultura, degli usi e costumi, della lingua, del credo, in pratica l’uguaglianza di fronte alla legge, a essere oggi considerato dall’Onu e dal diritto internazionale un caposaldo di qualsivoglia Stato che si voglia dire democratico.
Ecco perché quando si sente accusare il Primo Ministro come se fosse l’unico colpevole di quanto sta accadendo in Palestina – fin dal 1948 (l’anno della Nakba) – ci si rende conto ancora una volta che è troppo facile demonizzare il leader non solamente per assolvere il suo popolo ma anche per non affrontare le ragioni profonde che hanno portato alla disumanizzazione dei palestinesi; a intendere la Resistenza di un popolo come ragione sufficiente perché una nazione creata a tavolino dalle Nazioni Unite debba sentirsi ‘minacciata’ da chi dovrebbe legittimamente abitare quella terra.
Come scriviamo da anni: il baco nella mela è stato immaginare due Stati su base etnico-religiosa, suddividendo un territorio soggetto a Mandato britannico in due entità; quando quel territorio se le Nazioni Unite (o meglio, i Paesi egemoni occidentali) avessero agito in maniera non colonialista e non imperialista, sarebbe dovuto essere semplicemente liberato dal giogo britannico e le popolazioni ivi presenti, islamiche, ebree e cristiane avrebbero dovuto essere libere di costruirvi una vera democrazia basata sul rispetto di ogni credo.
Un Paese multietnico, nel 1948, oggi sarebbe in pace perché non vi sarebbe una parte della popolazione che crede di essere la razza eletta (come lo credettero i razzisti nazisti) né si presterebbe a essere l’arma puntata dagli States contro i Paesi arabi che la circondano.
E nel frattempo, mentre il mondo teatrale italiano di ‘sinistra’ si lecca le ferite perché non riesce a ottenere fondi per fare spettacoli che non denunciano, non urticano, anzi nemmeno disturbano (in ossequio ai fondi ministeriali), gli artisti nel resto del mondo (non finanziati dai loro Governi) pubblicamente denunciano. Anche questo dovrebbe farci riflettere.
(3) Luigi Pirandello: https://www.avvenire.it/agora/pagine/pirandello-la-tessera-del-partito-nazionale-fascista-presa-per-il-delitto-matteotti; Giorgio Morandi: https://www.treccani.it/enciclopedia/giorgio-morandi_(Dizionario-Biografico)/; Mario Sironi: https://www.secoloditalia.it/2019/08/mario-sironi-artista-fascista-da-volontario-nella-15-18-alladesione-alla-repubblica-sociale/
(4) https://www.nationalheraldindia.com/international/the-killing-fields-of-gaza-netanyahu-accuses-haaretz-of-defaming-idf
(5) https://www.altalex.com/documents/news/2022/03/16/crimini-di-guerra-crimini-contro-umanita-e-crimine-di-aggressione
(6) https://www.amnesty.it/appelli/basta-sostenere-gli-insediamenti-israeliani-nei-territori-palestinesi-occupati/
(7) https://www.oxfamitalia.org/in-cisgiordania-violenze-e-sfollamenti-forzati/#:~:text=Dall’inizio dell’operazione israeliana,20 mila persone a fuggire.
(8) https://www.inthenet.eu/2023/12/29/kromatorsk-e-gaza-la-differenza-sta-nella-firma/
(9) https://www.affarinternazionali.it/lo-stato-ebraico-del-governo-netanyahu/#
venerdì, 11 luglio 2025
In copertina: Particolare di una foto di Benjamin Netanyahu (Pubblico Dominio)

