L’IDF attacca una nave civile in acque internazionali
di La Redazione di InTheNet
Immaginate uno Stato qualunque, regolarmente riconosciuto dall’Onu e che dovrebbe rispettare il diritto internazionale – dal Sudafrica al Messico passando per la Grecia – che attacca una nave civile in acque internazionali, prende in ostaggio o rapisce 21 civili inermi e disarmati – magari statunitensi o europei – e li trasporta forzatamente, senza alcun mandato internazionale e nemmeno alcuna accusa formale, nel proprio Paese – non si sa se per sottoporli a processo o detenerli altrettanto illegalmente. Cosa direste? Immaginiamo che protestereste: «Impossibile che una nazione civile si comporti come un manipolo di pirati somali!»
Eppure a questa nazione per oltre mezzo secolo avete permesso di non rispettare il diritto internazionale, prelevando, prima, presunti nazisti (in democrazia, siamo tutti innocenti fino a prova contraria); poi, presunti terroristi; e da alcuni anni presunti fiancheggiatori – ovvero normali cittadini che vogliono portare aiuti umanitari a bambini e vecchi letteralmente affamati e assetati, oltre che uccisi brutalmente, bombardati e mutilati, da quello stesso Stato/nazione su base religiosa (una specie di teocrazia in salsa occidentale).
Già la Mavi Marmara, il 31 maggio 2010, era stata assalita da forze speciali di quello Stato democratico, e anche allora tentava di portare aiuti umanitari – il bilancio dell’atto piratesco furono almeno 60 feriti e 10 morti. La stessa nazione ha inventato le extraordinary rendition – come nel caso di Mordechai Vanunu – e gli omicidi mirati – da quelli singoli, come l’intellettuale palestinese Wael Abdel Zwaiter, ucciso a Roma nel lontano 1972; a quelli collettivi, che hanno coinvolto anche ignari passanti o familiari, grazie a cercapersone manomessi e caricati dai suoi servizi segreti con una piccola carica esplosiva, che nel 2024 hanno provocato all’istante l’uccisione di almeno 18 persone, ferendone migliaia e accecandone centinaia – tra i quali moltissimi civili, compresa una bambina di 10 anni.
Quello Stato/nazione, che definiamo democratico e civile, che siede alle Nazioni Unite, come può comportarsi alla stregua di un qualunque gruppo terroristico?
Ormai avrete capito che scriviamo della nave civile Handala, che fa parte della Freedom Flotilla Coalition, in navigazione per rompere l’illegale e genocida blocco degli aiuti umanitari imposto dallo Stato/nazione Israele alla popolazione palestinese di Gaza. Intercettata dalle forze militari israeliane – si badi bene, in acque internazionali – a circa quaranta miglia nautiche dalla costa, per impedire che distribuisse armi ‘pericolosissime’, come latte in polvere e pannolini, oltre a medicinali (meglio se non scaduti, pratica che l’Occidente a più riprese ha fatto con i Paesi del cosiddetto Terzo Mondo e, ancora, coi cosiddetti vaccini per la Covid-19 in Africa).
A bordo della Handala si trovavano 21 civili provenienti da 12 Paesi, e per la precisione, dagli Stati Uniti: Christian Smalls (fondatore dell’Amazon Labor Union), Huwaida Arraf (avvocata per i diritti umani, Palestina/USA), Jacob Berger (attivista ebreo-americano), Bob Suberi (veterano di guerra ebreo statunitense), Braedon Peluso (attivista e marinaio), Frank Romano (avvocato internazionale e attore, Francia/USA). Dalla Francia: Emma Fourreau (eurodeputata e attivista, Francia/Svezia), Gabrielle Cathala (parlamentare ed ex operatrice umanitaria), Justine Kempf (infermiera di Médecins du Monde), Ange Sahuquet (ingegnere e attivista per i diritti umani). Dall’Italia: Antonio Mazzeo (insegnante, ricercatore per la pace e giornalista, si veda più sotto l’aggiornamento di martedì 29 luglio che lo riguarda), Antonio La Picirella (attivista per la giustizia climatica e sociale). Dalla Spagna: Santiago González Vallejo (economista e attivista), Sergio Toribio (ingegnere e ambientalista). Dall’Australia: Robert Martin (attivista per i diritti umani), Tania Safi (giornalista e attivista di origini libanesi). Dalla Norvegia: Vigdis Bjorvand (attivista per la giustizia di 70 anni). Dal Regno Unito: Chloé Fiona Ludden (ex funzionaria Onu e scienziata). Dalla Tunisia: Hatem Aouini (sindacalista e attivista internazionalista).
I giornalisti a bordo erano: Mohamed El Bakkali (per Al Jazeera, di origine marocchina ma con base a Parigi) e l’iracheno statunitense Waad Al Musa (cameraman sempre per Al Jazeera).
L’equipaggio della Handala aveva annunciato che, in caso di detenzione, avrebbe intrapreso uno sciopero della fame. Vedremo se sapranno sopportare le condizioni che impone Israele ai suoi prigionieri (inumane a quanto testimoniato da centinaia di palestinesi, reclusi in detenzione amministrativa) o, come Greta Thunberg, firmeranno con la coda tra le gambe e torneranno a casa col primo volo disponibile. In realtà, scrivevamo queste considerazioni lunedì 28 luglio: più sotto troverete gli aggiornamenti dei giorni successivi che aprono a uno scenario persino più distopico.
Nel frattempo siamo certi che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu voterà all’unanimità un’azione immediata contro Israele, come fece per l’Iraq di Saddam Hussein. Quest’ultima era una boutade, ovviamente…
Aggiornamenti di martedì 29 luglio: il video con l’intervista ad Antonio Mazzeo già rientrato in Italia, che denuncia come il nostro Governo sapesse dell’assalto delle Forze Armate israeliane 24 ore prima che tale azione illegale fosse compiuta:
https://freedomflotilla.org/2025/07/26/israeli-military-attacks-handala-in-international-waters/
L’articolo dell’Ansa del 25 luglio che afferma come le trattative per l’assalto illegale e le conseguenze per gli attivisti italiani fossero già state concordate tra lo Stato italiano e israeliano:
https://www.ansa.it//sito/notizie/mondo/2025/07/25/flotilla-arrivera-ad-ashdod-rimpatrio-per-gli-attivisti_24c939aa-72cc-461f-a3ff-eab863ef7bb4.html
venerdì, 1° agosto 2025
In copertina: Foto pubblicata sul sito della Freedom Flotilla https://freedomflotilla.org/2025/07/26/israeli-military-attacks-handala-in-international-waters/

