Il Giano bifronte del Pd e del movimento contro la guerra
di Federico Giusti
Ormai da molti anni in Italia non vengono organizzate manifestazioni di massa contro le basi militari e i processi di militarizzazione nel nostro Paese che riguardano soprattutto scuole e atenei.
Al contrario, è diffusa la tendenza a denunciare singoli episodi e fatti di cronaca per documentare i processi di militarizzazione. Ma a noi sembra che queste segnalazioni scontino un grande limite, ossia l’estremo minoritarismo dei pacifisti e delle realtà contro la guerra.
Andrebbe rimesso in discussione un modus operandi che parte dall’idea che la guerra sia ingiusta per principio senza prima coglierne il nesso con i processi economici e finanziari, in tempi nei quali la discussione langue perfino negli atenei, e le ragioni etiche e morali diventano deboli e astratte – per quanto possano essere del tutto giuste.
Da troppo tempo non cogliamo le motivazioni di fondo dei processi in atto anche perché per parlare di economia di guerra e di riarmo qualche rudimento di economia sarebbe utile.
La realtà va saputa leggere anche quando diventa scomoda
Soprattutto, sottolineeremmo, quando distrugge le nostre ataviche certezze. Se invece l’obiettivo è quello di dirsi egemonici per qualche riuscita manifestazione di piazza pur nell’indifferenza generale, allora ogni ragionamento diventa vano perché da qui a poco saremo completamente avulsi dal comune sentire di un’opinione pubblica debitamente indirizzata a giustificare l’ineluttabilità della guerra.
Solo nel nostro Paese si possono assumere posizioni diametralmente opposte e contraddittorie a seconda dell’interlocutore di turno: si può essere guerrafondai in Europa ma pacifisti in Italia. Il Partito democratico, infatti, al Parlamento europeo vota a favore dell’utilizzo dei fondi del PNRR e poi chiede, nel Parlamento italiano, conto alle destre del servilismo rispetto a Trump.
Siamo davanti a un partito che fino a quando partecipa ai gay pride resta unito, ma appena le scelte riguardano temi quali guerra, fisco ed economia le spaccature interne si moltiplicano, diventando innumerevoli e quasi insanabili.
Il Giano bifronte in Europa
Il Pd, nel Parlamento europeo, vota a favore del Rapporto Muresan-Negrescu che non si limita a chiedere la proroga dei tempi per utilizzare in sede nazionale i fondi del PNRR ma apre all’utilizzo dei fondi del Recovery per la Difesa.
Se il movimento contro la guerra guarda all’interlocuzione con il Partito democratico parte già con il piede sbagliato, diventa or dunque strumentale il tema della guerra se rivolto solo a costruire cartelli elettorali. Ed è destinata all’insuccesso la trasformazione della pace in argomento cardine di una coalizione elettorale: la débâcle di Santoro dovrebbe avere dimostrato come l’opinione pubblica di oggi sia stata debitamente indirizzata a politiche servili verso gli US. Il tema della guerra non può servire a rimettere in gioco vecchi esponenti politici che bene farebbero a godersi le loro laute pensioni, senza dominare imperterriti gli scenari politici. Sebbene abbiano combinato disastri su disastri, sono sempre ai loro posti, osannati da tv e giornali, pronti a impartire lezioni.
Sono allora utili, oggi, le manifestazioni del popolo di sinistra o anche questa forma spettacolare serve a nascondere l’isolamento sociale delle istanze contro la guerra portando al contempo un po’ di credibilità politica agli organizzatori? Dopo anni la sinistra ha scoperto il genocidio palestinese ma guai a chiamarlo con il suo nome e, soprattutto, la tardiva scoperta non ha prodotto alcuna iniziativa concreta o cambiato la politica estera e le posizioni da assumere. Per fare i conti, quindi, con gli effetti nefasti dell’economia di guerra quanti anni dovremo attendere?
Sfugge all’umana comprensione come sia possibile tergiversare di fronte alle spese per il Riarmo, mentre la confusione regna sovrana e le contraddizioni riguardano ogni segmento dei movimenti contro la guerra – parte dei quali, rispetto alla Nato, non ha mai mosso nemmeno un commento negativo.
Chi scrive non subisce il fascino sciita o della Repubblica islamica, ma se settori del centro destra e del centrosinistra intrattengono rapporti di stretta collaborazione con le monarchie del Golfo, che sui diritti civili e umani non sono certo un modello da seguire, non avremmo dovuto prendere posizione contro l’aggressione di Israele all’Iran? Chi ce lo ha impedito?
Purtroppo, invece di tornare a discutere di Nato, Riarmo, economia di guerra si preferisce scomodare una lettura dei conflitti transfemminista – e la questione di genere è divenuta prioritaria rispetto alla lettura antimperialista dei conflitti.
Di cosa parliamo quando parliamo di Riarmo?
In seno al centro sinistra è in atto una discussione su un punto focale: il riarmo va bene se a deciderlo è la Ue, se pensiamo a un modello di difesa comune per la sua sicurezza con risorse aggiuntive e debito comune.
E se il centro sinistra risponde ai dettami della lobby europea in materia di guerra, il centro destra guarda invece agli interessi nazionali delle imprese di armi debitamente supportata da uomini del Pd. Alla fine, a trionfare, saranno sempre e solo le ragioni della guerra.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ricorda che prima di un eventuale utilizzo delle basi italiane deve essere avanzata apposita e formale richiesta al Governo. Ci permettiamo di ricordare l’articolo 5 del Trattato (Nato) del 1949: “Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse (…) sarà considerato come un attacco contro tutte le parti, e che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse (…) assisterà la parte o le parti attaccate”.
Sarà sufficiente costruire a tavolino le famose cause apparenti della guerra, già studiate nell’antica Grecia, come ad esempio uno pseudo attacco di un Paese considerato ‘nemico’ a un Paese Nato per ritrovarsi direttamente coinvolti nel conflitto.
E proprio per chiudere il nostro ragionamento ricorriamo a una semplice domanda: perché nessuno parla, eccetto pochi, delle basi US e Nato nel nostro Paese? Eppure questi avamposti giocano da sempre un ruolo dirimente nelle guerre e il movimento per la pace in Italia, almeno in molte delle sue componenti, ha negli ultimi anni ignorato il problema. Eppure sono proprio queste basi a ricordarci che non siamo un Paese sovrano ma terra di conquista dei guerrafondai.
venerdì, 8 agosto 2025
In copertina: Foto di Congerdesign da Pixabay


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