
Gli strani bilanci del Pentagono e il PIL della Lombardia
di Simona Maria Frigerio
Per anni abbiamo creduto che Israele, l’unica ‘democrazia’ del Medio Oriente, fosse anche un Paese ricco e invincibile.
Dopo l’attacco all’Iran a giugno – con le palesi inefficienze dell’Iron Dome (il sistema d’arma mobile impiegato in Israele per la difesa antimissile, sviluppato dalla multinazionale statale israeliana, RAFAEL) e la palese scarsità di missili e munizioni per affrontare una guerra contro un vero Stato e non contro qualche milione di civili dispersi in campi profughi o rinchiusi in un lager a cielo aperto – alcuni falsi miti e leggende ‘beduine’ (invece che metropolitane) sono state sfatate.
Analizziamo allora i bilanci di Israele e cerchiamo di capire meglio di cosa parlano i nostri politici quando blaterano della sua ricchezza.
Il debito pubblico di Israele nel 2024 era al 69% del PIL. Un aumento influenzato dalle spese militari – secondo un rapporto della Banca d’Israele. Inoltre, il deficit di bilancio del Governo israeliano avrebbe raggiunto il 6,9% nel medesimo periodo – il livello più alto dal 2020.
Il Prodotto Interno Lordo (PIL) di Israele, nel 2023, era di circa 513,61 miliardi di dollari statunitensi. Nel 2024, il PIL era sceso intorno ai 500 miliardi di dollari. Per fare un raffronto, la Lombardia, nel 2024, secondo le previsioni avrebbe vantato un PIL di oltre 483 miliardi di euro, equivalenti (all’attuale tasso di cambio) a oltre 565 miliardi di dollari.
La popolazione di Israele, nel 2025, è di 9 milioni e mezzo, quella della Lombardia, nel 2023, era di circa 10 milioni (secondo i dati Istat).
La Lombardia attaccherebbe mai Siria, Libano, Gaza, Cisgiordania e Iran con tali risorse economiche e popolazione?
I finanziamenti legali degli States spiegano tutto?
Come leggiamo in un articolo con dati precisi di Jonathan Masters e Will Merrow (1), Israele è lo Stato che ha ottenuto i maggiori aiuti statunitensi all’estero fin dal 1948: “Israele ha ricevuto circa 310 miliardi di dollari di aiuti esteri dagli Us” (sia per scopi civili che militari dalla sua fondazione e tenendo conto del tasso di inflazione). Anche per gli “interessi condivisi in politica estera tra i due Stati”, oltre al fatto che “Israele è uno tra i principali buyer di armi statunitensi” – e pur non essendo ufficialmente un alleato statunitense – ha il “privilegio di accedere alle piattaforme e alle tecnologie militari più avanzate degli Us”.
Dopo il 2007, però, gli aiuti non sono più stati diretti anche all’economia ma indirizzati quasi esclusivamente al settore militare e attualmente “grazie al Memorandum Of Understanding (MOU), gli States si sono impegnati a finanziare Israele con 3,8 miliardi di dollari l’anno fino al 2028”. A questi, dopo il 7 ottobre 2023, il Parlamento degli Stati Uniti ha votato di aggiungere altri contributi per un totale di 12,5 miliardi in finanziamenti militari diretti (inclusi, come dicevamo, i 3,8 miliardi di cui sopra). Però, secondo gli analisti Linda J. Bilmes, William D. Hartung e Stephen Semler, della Brown University, “Israele avrebbe ricevuto [in realtà] 17,9 miliardi in aiuti militari statunitensi in questo periodo, una cifra che tiene conto dei costi del Dipartimento della Difesa statunitense per ripristinare gli stock di armi fornite a Israele”.
Il bilancio di Israele tra calo del turismo e scelte ortodosse
Le Entrate Pubbliche di Israele, a maggio 2025, erano pari a 13.184 milioni di dollari statunitensi, la spesa pubblica ammontava a 31.603 milioni di dollari, a marzo 2025, mentre la spesa militare, da sola, raggiungeva i 46.505 milioni di dollari a dicembre 2024 (ovvero, superava la spesa pubblica e, da allora, non crediamo sia diminuita).
Israele ha registrato un deficit di bilancio governativo, a maggio 2025, di 2.545 milioni di dollari. Il valore del Bilancio del Governo di Israele ha una media negativa di oltre -1.018 milioni di dollari statunitensi (dal 2005 al 2025), con un massimo storico di oltre 6.729 milioni di dollari a gennaio 2025.
A livello finanziario, Israele ha un tasso di inflazione al 3,1%, nel 2025, mentre il tasso di interesse sui suoi titoli di Stato è simile a quello statunitense, attestandosi sul 4,5%. Il rating attuale di tali titoli, secondo Moody’s, è Baa1, con outlook negativo, dato che Israele si è visto declassato da A2 a causa del conflitto nella regione. L’Italia va comunque peggio, con un rating Baa3 ma outlook positivo (2).
I due pilastri sui quali si reggeva l’economia di Israele erano il turismo e la ricerca e sviluppo, portata avanti anche nelle università, soprattutto nel campo dell’intelligence e degli armamenti (ma, con il fiasco dell’Iron Dome, vedremo cosa succederà in tale settore, similmente alla débâcle in Donbass di Leopard tedeschi e Abrams statunitensi).
A livello turistico, da mesi la situazione della sicurezza in Israele è instabile e ultimamente si è fatto pressante, in ogni Paese, il consiglio di rinviare i viaggi non essenziali.
Le entrate del turismo a dicembre 2023 erano pari a 4 miliardi di dollari statunitensi, 2/3 rispetto ai 6 miliardi del 2022 – nonostante quell’anno ci si stesse appena riprendendo dalla pandemia (3). Ma aggiungiamo altri dati che apprendiamo in un articolo datato 30 novembre 2024 e pubblicato su Avvenire: “Il numero record di cinque milioni di presenze registrate in Israele nel 2019, ma anche i tre milioni del 2023 oggi sono solo un ricordo e questa assenza si fa sentire”. Secondo il direttore generale del ministero del Turismo israeliano, Dani Shahar, intervenuto a un evento promosso dall’Ufficio nazionale Israeliano del Turismo, a ottobre 2024 a Roma, il Giubileo sarebbe potuto essere un volano potente per invertire la rotta: “Il Giubileo sarà un’occasione straordinaria per ribadire il legame storico tra Italia e Israele: la nostra è un’amicizia solida e le collaborazioni si estendono in vari campi – economia, marketing, turismo, con una declinazione particolare legata proprio al pellegrinaggio; veniamo da mesi duri e difficili, ma guardiamo con ottimismo al futuro”. Certo la pace sarebbe stata essenziale per invogliare le masse a un pellegrinaggio in Terra Santa. Sempre che tali masse ignorassero o non si peritassero del genocidio che si stava e si sta compiendo a Gaza e in Cisgiordania – la qual cosa avrebbe ben poco del famoso ‘spirito cristiano’.
Cosa c’è dietro al settore R&S? E cosa c’entrano gli ortodossi?
Secondo i colleghi de Il Foglio, lo sviluppo tecnologico sarebbe la ragione della brillante performance economica israeliana. Ma il quotidiano fa anche presente che, in Israele, esistono gli ortodossi e i palestinesi e né gli uni né gli altri lavorerebbero nel campo dell’alta tecnologia. Di conseguenza, i loro salari sarebbero inferiori, permettendo a una élite – aggiungeremmo noi – di godere dei maggiori benefici nella distribuzione del PIL.
Secondo Il Foglio sia gli ortodossi sia i palestinesi avrebbero un “livello di istruzione limitato” e di certo la distruzione delle università di Gaza – immaginiamo noi – non ovvierà alla problematica. Inoltre, per questioni di sicurezza, ci pare difficile che gli israeliani lascerebbero a un palestinese una posizione importante nel settore. E però Il Foglio ci informa del perché gli ortodossi sarebbero un problema, ovvero perché “vogliono avere una cultura centrata sulla religione, legata all’approfondimento di quest’ultima. Non sono interessati alle scienze sia pure applicate. Come conseguenza, non possono offrire, e neppure potranno offrire in futuro, una forza lavoro ad alta qualificazione che possa rendere possibile l’ulteriore sviluppo dell’alta tecnologia israeliana”.
Nello stesso articolo apprendiamo che se il reddito pro capite dei non ortodossi è di 48 mila dollari statunitensi l’anno, quello degli ortodossi scende a 15 mila, mentre i palestinesi ne percepiscono mediamente 17 mila. Al contrario, i non ortodossi sono passati, in qualche decennio, dal rappresentare “due terzi della popolazione a meno della metà. Gli ultraortodossi”, al contrario, con la loro natalità elevata, “da poco più del 10%” rappresentano già oggi “oltre il 30% cento della popolazione. I palestinesi, infine, crescono poco come percentuale della popolazione di Israele, restando intorno al 20%” (ma insieme sono un lavoratore israeliano su due…).
Questo significherà, negli anni, meno giovani da impiegare nello sviluppo di tecnologie avanzate, per non dire di tutti quegli ortodossi che si sono rifiutati di andare in guerra e, quindi, non ritorneranno mutilati o in un sacco nero…
Perché i conti al Pentagono non tornano?
Nel 2024, per il 7° anno consecutivo, il Pentagono ha ammesso di non riuscire a ottenere una valutazione indipendente univocamente positiva sui propri bilanci (4).
Nel 2024 solo la metà degli auditor, ovvero dei professionisti incaricato di verificare e valutare la correttezza e l’affidabilità delle informazioni finanziarie, operative e gestionali del Pentagono, dava parere positivo. Questo cosa significa?
Possiamo ipotizzare ovviamente errori contabili o tangenti occulte (essendo italiani) ma anche il finanziamento illecito di partner strategici. Certo che se un giorno si scoprisse che qualche decina degli 813 miliardi di dollari, che il Pentagono (secondo le fonti stampa) avrebbe ottenuto nel 2023, fossero stati dirottati su Israele e altrettanti nel lustro precedente, forse sarebbe più comprensibile come abbia fatto la ‘Lombardia a dichiarare guerra all’Iran’ (sic!)?
Nel frattempo, la CNN (ma anche blasonati quotidiani mainstream statunitensi vicini ai Dem) afferma che gli “attacchi militari statunitensi sui tre impianti nucleari iraniani non hanno distrutto i componenti principali del programma nucleare e probabilmente ne hanno solo ritardato la realizzazione di mesi, secondo un rapporto della Defense Intelligence Agency, la valutazione del braccio di intelligence del Pentagono”.
Smentendo il Presidente Trump, a cosa mira il cosiddetto Deep State? Israele è ormai certo che non potrebbe reggere un vero conflitto contro l’Iran né militarmente (come dimostrato sul campo) né economicamente (visti i numeri che abbiamo rintracciato noi, semplicemente consultando una serie di banche dati pubbliche). Ma gli States – con il Il debito pubblico Us che, alla fine del mese di aprile 2025, era pari a 28.700 miliardi di dollari, con un aumento di 1.300 miliardi di dollari (+4.7%) rispetto allo stesso mese del 2024 (5) e che, alla fine di quest’anno, dovrebbe registrare un rapporto deficit/PIL attorno al 9/9,5% (chissà perché gli europei pretendono, al contrario, di restare nel 3%) potrà permettersi un nuovo Afghanistan? Oltretutto moltiplicato per un numero imprecisato di Stati solo per restare al fianco del Paese colonialista e razzista europeo, che si è insediato in Palestina nel 1948?
(2) https://it.tradingeconomics.com/israel/government-debt-to-gdp
(3) https://www.ceicdata.com/en/indicator/israel/tourism-revenue
(5) https://www.exportusa.us/deficit-debito-spesa-pubblica-stati-uniti.php
venerdì, 8 agosto 2025
In copertina: Foto di Gerd Altmann da Pixabay






