
Ritratti di donne machiavelliche: Caterina de’ Medici e Agrippina Minore
di Simona Maria Frigerio
Machiavelli scelse di dedicare Il Principe a Lorenzo de’ Medici, ma fu la figlia di quest’ultimo, Caterina, a incarnare l’ideale dell’autore.
Nata a Firenze il 13 aprile 1519, Caterina sposa il Re di Francia, Enrico II, nel 1533, di cui è regina consorte dal 1547 al 1559. Alla morte del Re gli subentra il primogenito, Francesco II, che però muore l’anno dopo e Caterina può finalmente prendere direttamente in mano il potere sebbene ufficialmente succedano al trono, prima, il secondogenito Carlo IX di Valois, e nel 1574 l’ultimo dei tre maschi che ha partorito, Enrico III – che morirà assassinato nel 1589 (nello stesso anno della madre), dopo aver ordito l’omicidio dei cattolici Guisa (troppo ambiziosi per il monarca malaticcio e spendaccione). Con lui si estinguerà la dinastia Valois-Angoulême – a cui succederà proprio il capo dei suoi acerrimi nemici, l’ugonotto Enrico di Navarra.
Ma torniamo a lei, a Caterina, la quale nonostante fosse riuscita a generare tre maschi e a governare nell’ombra, organizzando la congiura della Notte di San Bartolomeo, per pochi mesi si vedrà risparmiato l’‘oltraggio’ (dopo lustri di intrighi e carneficine) di vedere proprio un ugonotto salire sul trono di Francia, il primo della dinastia dei Borbone.
Ma ricordiamo quale fu l’intrigo più machiavellico che la fiorentina riuscì a ordire. Nel 1570 i cattolici avevano firmato la fragile pace di Saint-Germain con i protestanti, guidati dall’ammiraglio Gaspard de Coligny. Ma Caterina e i Guisa volevano ben altro. Cogliendo l’occasione del matrimonio della settima figlia, Margherita di Valois, con il protestante Enrico di Borbone e Navarra, il fior fiore della nobiltà protestante si recò a Parigi per festeggiare le nozze e, nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1572 (la notte di San Bartolomeo, appunto), i cattolici scatenarono una vera e propria caccia all’uomo, massacrando oltre tremila protestanti (gli ugonotti) in città, e compiendo varie carneficine nelle settimane a seguire – tanto che si stima un totale di 70mila vittime. Enrico riuscì a sottrarsi alla strage voluta dalla suocera Caterina fingendo di abiurare. Fuggito da corte, si pose a capo dell’Unione protestante – dalla quale si allontanerà solo per essere incoronato Re di Francia nel luglio 1593. E così se dell’Enrico III shakespeariano si ricorda la frase «Il mio regno per un cavallo!» a Enrico IV si attribuisce la più ironica: «Parigi val bene una messa!».
Tanto rumore per nulla? Non proprio, visto che la Lady Macbeth dei Medici fece uccidere migliaia di cittadini francesi ‘rei’ di essere ugonotti pur di conservare il potere assolutistico dei Valois. E alla fine fu sconfitta dalla storia: con l’Editto di Nantes, promulgato nel 1598 da Enrico IV, fu concessa libertà di culto ai protestanti francesi e si pose fine alla lunga guerra di religione.

Agrippina Minore, tra Caligola e Nerone
Giulia Agrippina Augusta nasce il 6 novembre 15 d.C. e morirà a marzo del 59, uccisa per ordine del suo stesso figlio.
Sorella di Caligola, vede l’imperatore Tiberio portarsi, nel suo buen retiro di Capri, il protagonista del dramma di Camus per condurvi insieme una vita dissoluta. Nel 37 d.C., però, Tiberio muore soffocato da cuscini e coperte: un assassinio probabilmente commissionato e sicuramente a favore dello stesso Caligola (secondo alcuni storici romani), il quale è acclamato prontamente imperatore (anche se per soli quattro anni). In quel momento, Agrippina diventa la potente e titolata ‘sorella dell’imperatore’. Ma sappiamo che i loro rapporti si deterioreranno ben presto e solo dopo l’assassinio di Caligola, il 24 gennaio del 41 d.C., per mano di due tribuni appartenenti alla guardia pretoriana (con la complicità di alcuni senatori), Agrippina potrà rientrare a Roma dall’esilio.
Ambiziosa quanto Caterina de’ Medici, dopo la morte di Messalina, grazie alla sua avvenenza e spregiudicatezza, conquista lo zio, l’Imperatore Claudio – già cinquantenne – che la sposa e ne adotta il figlio di primo letto, Nerone (avuto da Domizio Enobardo, marito impostole da Tiberio).
Ma a cosa aspirava questa Augusta matrona romana? Essenzialmente a che il figlio Nerone diventasse erede di Claudio, nonostante fosse Britannico il legittimo aspirante al titolo di Imperatore. E sebbene Nerone si rivelasse sempre più incline a gozzovigliare che non a seguire le lezioni del suo maestro, niente meno che il venerato Seneca, Agrippina riuscirà – come scritto – a farlo adottare da Claudio e a imporgli per moglie la figlia di lui, Ottavia – sorella di Britannico.
A questo punto Agrippina crede arrivato il momento di agire e con la medesima freddezza del fratello Caligola verso Tiberio, nel 54 d.C. avvelena il marito Claudio (come sostiene Tacito) e Nerone può essere eletto Imperatore a soli 17 anni. Ma la mela non cade mai molto lontano dall’albero e difatti Nerone, prima, fa uccidere Britannico, poi inizia la sua famosa relazione con Poppea e, infine, accortosi che Agrippina trama contro di lui, si convince che la madre debba essere eliminata. Sempre secondo Tacito la morte doveva apparire accidentale e perciò Nerone non poteva ricorrere nuovamente al veleno…
Il tranello che allora ordisce il giovane imperatore rasenta la farsa. Dopo aver invitato la madre a celebrare le feste di Minerva – dove si dimostra un figlio devoto – Agrippina riparte su un’imbarcazione nella quale, a poppa, esattamente sopra il letto della donna, è stato ammassato un enorme carico di piombo e, durante la notte, il tetto della cabina – come previsto – crolla.
Ma il letto con alte spalliere regge il colpo e, nel parapiglia seguente, Agrippina e la sua governante Acerronia finiscono in mare dove Acerronia ha la malsana idea di porsi in salvo gridando di essere la madre dell’imperatore e, in cambio, è mortalmente colpita dai remi – mentre Agrippina si allontana, nuotando silenziosamente nella notte buia. Salvata da alcuni pescatori e riaccompagnata a casa, sempre secondo Tacito, Nerone – temendo la vendetta di ‘mammina cara’ – anche su consiglio del filosofo ben poco filosofico Seneca, ordina al fido Aniceto di riprovarci, nonostante il fallimentare piano precedente.
Pare che le ultime parole di Agrippina Minore, di fronte ai sicari, siano state: «Colpisci al ventre che generò Nerone». E fu esaudita. Della serie: quando crei dei mostri, non puoi mai essere sicura che gli stessi non si rivoltino contro di te.
venerdì, 8 agosto 2025
In copertina: Caterina de’ Medici, dipinta da Corneille de Lyon; nel pezzo: Museo Archeologico di Milano. Ritratto di Agrippina Minore, (49/50 d.C.). Foto di Giovanni Dall’Orto, 13 marzo 2012







