A Segromigno in Monte proiettato il documentario di RT
di Luciano Uggè e Simona Maria Frigerio
Il 27 luglio, per la Giornata contro la Russofobia, in diverse città italiane sono stati proiettati documentari o organizzati eventi per riaffermare che la Russia non è nostro nemico.
A Segromigno in Monte, in provincia di Lucca, presso Hacking Labs, il documentario di RT (su cui torneremo più avanti) è stato preceduto dalla trasmissione di alcune dichiarazioni del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che ha sostenuto la tesi secondo cui la Russia ha reagito all’allargamento della Nato con l’Operazione Militare Speciale iniziata il 22 febbraio 2022, e che Kennedy avrebbe fatto altrettanto con la crisi dei missili sovietici a Cuba nel 1962, se gli stessi non fossero stati ritirati. Ha poi aggiunto che creare ad arte un nemico, ossia la Russia, servirà solamente a sprecare il 5% del nostro Pil nell’acquisto di armamenti, soprattutto statunitensi.
A seguire è stata trasmessa l’intervista di Giacomo Gabellini all’accademico svizzero, Pascal Lottaz, assistant professor for Neutrality Studies al Waseda Institute for Advanced Study di Tokyo. Molto interessanti anche le sue considerazioni che hanno spaziato in vari settori, tra i quali quello che la Federazione Russa stia vincendo sul campo – contrariamente a quanto affermato dalla stampa mainstream. Secondo la sua analisi, l’idea iniziale del Presidente Putin era di arrivare a Kyiv, far ragionare l’Ucraina, sedersi al tavolo delle trattative a Istanbul e assicurarsi la neutralità del Paese e l’autonomia per le Regioni separatiste. Tutto sarebbe finito in pochi mesi se non fossero intervenuti Regno Unito e Stati Uniti a convincere il Presidente Zelensky a continuare una guerra che, a quel punto, è diventata di logoramento e trincea. La Russia ci ha impiegato circa sei mesi per riorganizzarsi e modificare in parte i suoi obiettivi che, però, restano chiari e non sono quelli addotti dall’Occidente. Ovvero, non conquistare l’intera Europea, bensì semplicemente veder riconosciuto il referendum sull’annessione della Crimea, le conquiste sul campo (ovvero l’annessione dei quattro oblast’ russofoni) e la neutralità dell’Ucraina con, probabilmente, un’ulteriore fascia demilitarizzata per proteggere la Federazione da eventuali attacchi della Nato.
Purtroppo, i nostri media – non meno di Zelensky e della sua giunta – non possono ammettere tale compromesso, non dopo che i nostri Governi hanno svuotato i propri arsenali, si sono impegnati ad acquisti massicci e protratti nel tempo di armamenti (che aumenteranno i nostri deficit pubblici e taglieranno il poco stato sociale e i servizi ancora in essere) e aver sottoscritto la politica suicidaria per l’Europa di comprare gas di scisto, sottostando per di più ai dazi statunitensi – visto che l’inquilino d’Oltreoceano sta perdendo la propria egemonia economica. Saremo noi a doverlo mantenere a galla – non ultimo con molte delle nostre imprese che de-localizzeranno negli States (per non pagar dazio) e re-industrializzeranno il Paese, mentre le sedi legali – terminati i benefici fiscali locali – finiranno per essere spostate nei vari paradisi fiscali che esistono persino in Europa.
A seguire il documentario Russofobia, storia di un odio, prodotto da RT. Veloce (forse troppo: raccontare cinquecento anni di storia in 40 minuti circa è impresa ardua), ricco di immagini (dalle stampe e i quadri alle vignette fino alle illustrazioni dei libri) e con un numero di intervistati competenti che hanno cercato di spiegare il perché dell’odio europeo (più che occidentale, visto che di Occidente si può parlare solo dalla Guerra Fredda in avanti) nei confronti della Russia.
Il documentario è accattivante, a tratti auto-critico (soprattutto ha il coraggio di puntare il dito contro Borís Él’cin – anche se più per aver svenduto i beni russi agli statunitensi, o lasciato che agenti US si infiltrassero nelle agenzie di sicurezza nazionali, che non per aver ordinato alle teste di cuoio russe e all’esercito di bombardare e assaltare il palazzo del Parlamento, ovvero aver fondato un nuovo Stato su base golpista). Il documentario rammenta un fatto spesso letto unilateralmente dai media occidentali come la terribile strage di Beslan del 2004, in cui l’Europa ha puntato il dito contro le forze speciali russe e non contro i terroristi che avevano sequestrato 1.127 persone, di cui 900 studenti di età compresa fra i 6 e i 18 anni. Come al solito la polizia russa passò per ‘cattiva’; quando, ad esempio, l’FBI, l’ATF e la polizia dello Stato del Texas, nel 1993, con l’assedio di Waco, commisero una strage senza alcuna autentica prova di produzione e spaccio di sostanze stupefacenti da parte dei davidiani, ma per la stampa occidentale non vi fu nulla da eccepire (anzi, contro i davidiani si costruirono le più fantastiche visioni distopiche). Si fa velocemente un paragone tra servi della gleba e schiavi africani deportati nelle Americhe. Si tace sui gulag e sulle purghe staliniane, ma soprattutto sul parassitismo della corte di Nicola II e di quella classe aristocratica così perfettamente immortalata da Anton Čechov.
E alla fine, in un tourbillon troppo denso, giustamente si ricorda come né gli Stati Uniti o il Canada con il genocidio dei nativi americani, né l’Europa con l’imperialismo, il colonialismo, e le sue guerre di religione e conquista abbiano le mani pulite, o possano ergersi a paladini di democrazia, diritti umani e giustizia sociale. Tutto vero. Ma i russi non riescono a rispondere alla domanda che essi stessi si pongono: perché ci odiano? Pascal Lottaz nell’affrontare il tema della russofobia afferma che il termine non è propriamente esatto, in quanto quando si parla di fobia si intende paura immotivata, e gli occidentali non temono affatto la Russia e pensano, al contrario, di poterla sconfiggere.
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Del resto, il regime change in epoca eltsiniana diede ottimi frutti agli oligarchi russi e a quelli occidentali – da noi definiti imprenditori.
Non siamo più in un’epoca in cui la Russia è vista come un Paese barbarico, più vicino all’Oriente che all’Occidente, composto da tribù nomadi e rozze. E nemmeno durante la Guerra Fredda, dove l’anticomunismo era la ragion d’essere delle socialdemocrazie (che, difatti, dopo la caduta del Muro di Berlino si stanno sempre più coagulando intorno alla plutocrazia di Bruxelles).
Il problema va posto assumendo il punto di vista degli europei: la Russia è un territorio immenso e ricchissimo di materie prime, con una popolazione esigua e confini estesi, frontiere che si possono infiammare e un tale mix di culture, religioni ed etnie, che l’Europa pensa di poterlo far implodere o esplodere – prima o poi – per conquistarne le ricchezze. Non a caso, Borís Él’cin e Michail Gorbačëv erano così graditi agli occidentali. E Prigozhin da chi era manovrato o, almeno, sovvenzionato per far saltare un altro Presidente e la Duma? In fondo, se siamo riusciti a far implodere la Siria, perché non la Russia? L’Unione Europea ha 447 milioni di abitanti, incluso il Regno Unito; la Russia 140 milioni: ossia tre volte tanti. Se gli europei riusciranno a inculcare abbastanza paura (fobia, appunto) nella gente comune da giustificare le spese militari previste dalla Nato e dal ReArm Europe, la Ue prevarrebbe di 3 a 1 – il medesimo rapporto che c’è tra Russia e Ucraina (con circa 37/38 milioni di abitanti). E quindi, dato che i nostri Governi non temono affatto la Russia (come hanno dimostrato continuando a varcare le linee rosse del Presidente Putin, restando impuniti, non comprendendo che se l’Ucraina aveva avuto un periodo di vittorie nel 2022 era solo perché la Russia si stava riorganizzando per una guerra di logoramento e trincea), incutendo odio e paura immotivati nei propri popoli sono certi di riuscire a vincere quella terza Guerra mondiale che, a pezzi (come disse Papa Francesco), è già iniziata.
Non è russofobia (ossia timore della Russia), è semplicemente un calcolo di Realpolitik: in un sistema di sviluppo ineguale, siccome non riesce (o non può, a causa anche delle basi statunitensi sul proprio territorio) a liberarsi dal giogo dello zio Sam, l’Europa dovrà vincere la sua guerra contro la Russia per rimanere nel novero dei Paesi egemoni e non scadere al ruolo di ‘periferia’.
venerdì, 8 agosto 2025
In copertina: Fotografia scattata dalla Redazione durante l’incontro a Hacking Labs, a Segromigno in Monte, il 27 luglio scorso

