Un thriller in stile Giallo
di Simona Maria Frigerio
Mi ha attratto quel titolo, lo ammetto. Come figlia del Giambellino e, vista anche l’età anagrafica dell’autrice (Rosa Teruzzi, classe 1965), ho pensato di ritrovare nel piccolo volume atmosfere, locali, giardinetti, vie, le case popolari della mia infanzia e adolescenza – ma soprattutto le atmosfere di quella Milano, che sapeva ricreare Giorgio Scerbanenco.
Niente di tutto ciò. Qui la Miss Marple della situazione fa lunghe corse alle 5 del mattino sui Navigli, tra fabbriche abbandonate e distese di campi, e scrive molto più di Corsico che del sapore popolare di un quartiere nato in epoca fascista per dare alloggio ai migranti meridionali – venuti in una città nebbioso e ostile, a lavorare e ad arricchire gli imprenditori del nord.
Il thriller è, in realtà, un’inchiesta il cui finale (e anche il post-finale) è inscritto nella prima pagina del libro. Le tre protagoniste – Iole, Libera e Vittoria – seguono copioni abbastanza noti. Iole è una specie di rivisitazione yoga di Harry Wild – La signora del delitto (stessa età, stessa libertà sessuale, stessa prole imbarazzata e borghesuccia). Libera, la figlia (e Narratrice), è affetta da eccessivo psicologismo con la vocina interiore, rigorosamente in corsivo, che esprime in pieno il pensiero del lettore – il quale si ammorba abbastanza leggendo le fantasticherie romantiche di una cinquantenne che non sa decidersi se andare a letto col migliore amico del defunto marito o continuare a sognarlo come una quindicenne alla prima ‘cotta’. Vittoria, la nipote, è la poliziotta (come il figlio di Wild), eccessivamente seria, eccessivamente imbronciata, eccessivamente prevedibile – anche quando le scendono i lacrimoni (rigorosamente di fronte al camino acceso) perché vuole a tutti i costi scoprire chi le ha ammazzato il padre oltre vent’anni prima e se c’è una spia nella polizia (il leitmotiv che accompagna i vari romanzi raccolti nella serie I delitti del casello, di cui La fioraia del Giambellino è il secondo).
I nomignoli sono un capitolo a sé: tipo l’Accalappiacani (forse un rimando involontario a Dogman di Garrone), il Dog (che sarebbe il watchdog, ossia il giornalista a caccia di verità ma che, qui, fa la figura di quello a caccia di scoop di nera), Mafalda Dolcetto (specie di antinomia abbastanza improponobile), la Milani (alla milanese, soprannominata la Smilza, che pare Lisbeth Salander senza pc), e infine lui – il bel tenebroso – Gabriele, che suscita palpiti e pensierini ma forse si è invaghito di una con venticinque anni di meno, una ‘brunetta che fulmina con gli occhi’ la cinquantenne dalle smanie liceali (tradotto: Libera, un nome che è tutto un programma…).
Rigorosamente vegetariane, le tre donne, com’è oggi politically correct. Vivono in un casello e, mentre una fa attività très chic come l’asana (scusate l’ignoranza ma sono dovuta andare su wikipedia per capire di cosa si trattasse), l’altra snocciola titoli di libri (che erano la sua passione, di libraia fallita) dai quali trarre ispirazione per bouquet che sanno molto di reality – anche perché la succitata fioraia non si pone mai la domanda basilare: in quel mese i tali fiori saranno disponibili o no? Non ci risultano serre dove coltivi fiori d’arancio per gennaio e margherite ottobrine. E poi aggiungiamoci manicaretti a go-go (che uno potrebbe pensare che le tre donne siano altrettante balene visto quanto mangiano a ogni ora del giorno: caffè e brioche, poi colazione, pranzo, non può mancare un tè o una focaccia, e ancora cena…). C’è da chiedersi dove trovi il tempo Libera non solamente per risolvere un caso che non è un thriller ma anche per lavorare e, nel frattempo, danzare un valzer con uno chef degradato a cuoco da un certo punto del libro in poi, arrovellarsi sul passato, preoccuparsi di pedinare la figlia (con tanto di pistolona sotto l’ascella, dato che è una poliziotta), correre per tre ore all’alba e, se non bastasse, languire languire languire.
In pratica un prodotto da prime time televisivo, in chiaro, di media fattura ma abbastanza noioso – e già visto in tivù.
Per un Ferragosto in spiaggia: adattissimo.
venerdì, 15 agosto 2025
In copertina: La copertina del libro, Universale Economica Feltrinelli / Marsilio (particolare, per ragioni di layout)

