Burkina Faso a 3 anni dalla rivoluzione
di Luciano Uggè (traduzioni di Simona Maria Frigerio)
Come racconta Sahel Liberty News (1), sebbene proseguano “le operazioni di antiterrorismo, il Burkina Faso sta dimostrando una inaspettata vitalità economica sotto la Presidenza di Ibrahim Traoré. Mentre reclama i territori occupati dai gruppi armati, il Governo di transizione ha simultaneamente avviato una inversione economica che sta attirando l’attenzione dell’intera regione”.
Come certificano anche istituzioni internazionali a guida occidentale, quali la Banca Mondiale, la crescita è passata dal 3,6% del 2023 (a ridosso della rivoluzione) al 5,1% in un solo anno, con previsioni di crescita ulteriore nel 2025.
Una tra le riforme di Traoré – che ci auguriamo segua le orme del generale marxista Thomas Sankara ma viva a sufficienza per veder realizzati i suoi progetti – ha riguardato la modernizzazione dell’agricoltura. Chissà, ci domandiamo, come mai al FMI e alla Banca Mondiale non sia mai venuto in mente che l’acquisto di trattori, ad esempio, può essere un volano per il settore primario e non solo un aggravio del deficit pubblico. Da altre fonti stampa apprendiamo, infatti, che lo Stato avrebbe acquistato e donato oltre 400 trattori moderni, così come una grande quantità di altre attrezzature, semi e fertilizzanti ai produttori agricoli – il che ha aumentato (come accadde negli anni in cui si affermarono in Italia le cooperative per compartecipare le spese e l’utilizzo di macchine agricole) un aumento della produzione.
Dove avrà trovato i soldi, vi domanderete voi. Applicando le politiche dell’economia di Stato. È Africa e Affari a spiegarlo, attingendo le informazioni dal Financial Times. Traoré ha deciso di “nazionalizzare le due miniere d’oro di Boungou e Wahgnion, valutate complessivamente circa 80 milioni di dollari” (2). Le miniere appartenevano alla britannica Endeavour Mining, la quale – dopo aver cercato di venderle a un privato – ha optato per il trasferimento della proprietà “alle autorità del Burkina Faso: il Governo di Ouagadougou pagherà a Endeavour 60 milioni di dollari e una royalty del 3% su un massimo di 400.000 once d’oro prodotte dalla miniera di Wahgnion” (2).
Da altre fonti stampa apprendiamo anche che il Burkina Faso ha investito nella costruzione di una raffineria – già in funzione – in modo tale da non esportare più il prezioso minerale a pochi centesimi al chilogrammo, bensì fino a 150 tonnellate di oro raffinato all’anno. Anche in questo caso ci chiediamo come mai il FMI e la Banca Mondiale potessero pensare che, per un Paese africano, fosse meglio che le sue risorse fossero possedute e gestite da una multinazionale straniera invece che dal Governo nazionale.
Ma veniamo a The LLP Africa (3), da cui apprendiamo che è stata impiantata la prima azienda per la produzione di pannelli solari nella zona di Kossodo, che produrrà dai 60 ai 100 pannelli al giorno. Questa scelta verso le rinnovabili, in Paesi fortemente esposti alla luce solare, non solo dimostra lungimiranza (e ci chiediamo perché Cuba ci stia pensando solo ora e la Cina, ad esempio, leader mondiale nel settore non abbia aiutato il Paese caraibico, investendo in tal senso) ma anche come sia possibile affrancarsi dall’Occidente per quanto riguarda le nuove tecnologie, di cui vorremmo essere gli unici detentori.
Per ciò che concerne lo sviluppo delle infrastrutture, non solo si sta ammodernando l’aeroporto Bobo-Dioulasso ma anche si è deciso di asfaltare 1.200 km di strade per migliorare i collegamenti regionali – forse l’Italia avrebbe bisogno di Traoré per risolvere il problema delle sue provinciali e strade cittadine tutte frane, buche e rattoppi solo in occasione del Giro d’Italia…
Inoltre, per un Milei che sogna di donare il suo Paese alla Federal Reserve, il Burkina Faso ha deciso di aprire una banca statale (Banca postale); mentre sostiene l’industria tessile, anche inaugurando la seconda fabbrica statale di cotone (di cui la nazione è la maggiore produttrice in Africa e la decima al mondo). Per incentivare l’uso interno, le divise di impiegati pubblici, esercito e scolari dovranno essere prodotte localmente.
E per una volta la forbice salariale si è ristretta grazie alla riduzione del 30% degli emolumenti di ministri e deputati, mentre sono aumentati del 50% i salari dei funzionari pubblici. Dal 2023, grazie alle misure anti-corruzione sono stati recuperati oltre 12 milioni di dollari di appropriazioni indebite – ovvero oltre un terzo del valore del nuovo prestito del FMI concesso al Paese, a giugno di quest’anno (4). Mentre apprendiamo che il deficit rispetto al PIL è sceso al 5,8% nel 2024 (rispetto al 6,7% del 2023) “nonostante” (o grazie?, chiederemmo noi) “un amento degli investimenti pubblici” (4). Ovviamente l’austerity, che piace tanto ai nostri Governi e alle istituzioni internazionali, non serve a rilanciare l’economia ma ad affossarla per svenderla a privati che risiedono (ma non fiscalmente) nei Paesi egemoni. Le proiezioni danno un rapporto deficit/Pil tra il 3,3 e il 4,0% per quest’anno. In miglioramento anche la bilancia dei pagamenti grazie al rincaro del prezzo dell’oro.
Infine, per migliorare la cooperazione nell’area anche a livello militare, oltre che economico, è nata la Confederazione degli Stati del Sahel, formata da Mali, Niger e Burkina Faso e, ad aprile di quest’anno, l’AES ha ufficialmente annunciato l’intenzione di abbandonare l’ultimo scampolo neocolonialista, ossia il Franco CFA per creare una propria valuta corrente. La decisione – che sarebbe storica – è stata annunciata dal Presidente nigeriano, Abdourahamane Tiani.
(2) https://www.africaeaffari.it/burkina-faso-nazionalizzate-le-miniere-doro-di-boungou-e-wahgnion/
venerdì, 15 agosto 2025
In copertina: Una scolaresca in Burkina Faso, foto da Pixabay


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