A Hollywood il peggio non finisce mai
di La Redazione di InTheNet
Come hanno riportato diversi organi di stampa italiani e internazionali, Nature ha pubblicato un importante studio sull’Ozempic che, come altri farmaci agonisti GLP-1R, imita l’azione dell’ormone GLP-1, che stimola la produzione di insulina e riduce quella di glucagone, regolando i livelli di zucchero nel sangue. Un farmaco che, aumentando anche il senso di sazietà (e in molti casi, dando come effetto collaterale la nausea), aiuterebbe le persone affette da diabete mellito di Tipo 2 a mangiare di meno (e che è stato successivamente impiegato per dimagrire da obesi e persone sovrappeso, essendo presente anche in farmaci come il Wegovy), quando non si riesca a controllare adeguatamente la patologia, in aggiunta alla dieta e all’esercizio fisico; come monoterapia se l’uso di metformina è considerato inappropriato a causa di intolleranza o controindicazioni, e in aggiunta ad altri medicinali per il trattamento del diabete.
Leggendo le indicazioni terapeutiche, però, ci si domanda se non servirebbe di più un buon supporto psicologico. Come sempre con i disturbi alimentari, ovvero la bulimia patologica, che non permette a un diabetico di Tipo 2 di seguire una dieta e fare un corretto esercizio fisico, forse la psicoterapia agirebbe altrettanto efficacemente ma, primo, costerebbe di più alle assicurazioni sanitarie private statunitensi o ai servizi sanitari pubblici nazionali e, secondo, non fornirebbe profitti all’industria farmaceutica. Del resto, una politica simile sta prendendo sempre più piede negli States rispetto all’elettroshock, tornato in auge da quando di è scoperto che costa meno e il relativo utilizzo prevede tempi più brevi di cure psicologiche o psicoanalitiche – anche se coadiuvate da farmaci.
Tornando all’Ozempic, dallo studio apparso su Nature emergerebbe altresì che i benefici sul peso sarebbero limitati al periodo di assunzione del farmaco (il che lo rende inutile per diabetici di mezza età con una lunga aspettativa di vita di fronte a sé); che ancora non si conoscono le eventuali ricadute negative sulla salute in termini generali sul medio-lungo periodo; che lo studio ha interessato solo maschi bianchi in età avanzata diabetici (e, quindi, non si hanno dati per il genere femminile, etnie diverse e persone in salute); e che sui rischi, i ricercatori scrivono: “È stato osservato un aumento del rischio di disturbi gastrointestinali, ipotensione, sincope, disturbi artritici, nefrolitiasi, nefrite interstiziale e pancreatite indotta da farmaci associati all’uso di GLP-1RA rispetto alla terapia abituale”. Teniamo conto che i diabetici hanno già una compromissione pancreatica e, in caso di danni renali gravi, non sono una categoria eligible per il trapianto, almeno per il servizio sanitario italiano. Inoltre, sempre i ricercatori asseriscono: “Non c’è ragione biologica né clinica per credere che benefici e rischi siano molto diversi in persone senza il diabete”.
Sputnik solleva ancora più dubbi su tali farmaci per la perdita di peso, puntando il dito contro i profitti in crescita della sua Casa produttrice, Novo Nordisk, divenuta recentemente “l’azienda europea di maggior valore con una capitalizzazione di mercato che supera i 350 miliardi di dollari grazie al fatto che le star di Hollywood e altri vip apprezzano pubblicamente i suoi prodotti”. Inoltre, Novo Nordisk vanta tra i suoi azionisti principali BlackRock e Vanguard Group, che possiedono, rispettivamente, il 5% e il 2,8% del suo stock di Classe B. Come denuncia Sputnik: “Entrambe le società hanno una storia di profitti ottenuti grazie alle guerre, incluse quelle a Gaza e in Ucraina, dove si sono rese protagoniste di acquisizioni di terreni approfittando dei conflitti” in corso; e aggiunge: “Quando grosse compagnie come BlackRock e Vanguard hanno investito pesantemente in un’azienda non è più questione solo di ritorni finanziari – possono modellare la direzione aziendale, spesso preoccupandosi poco per le implicazioni etiche dei prodotti che aiutano a immettere sui mercati”. Tra gli altri azionisti maggioritari, anche Morgan Stanley (0,42%), Bank of America Corporation (0, 42%), Goldman Sachs Trust II – Goldman Sachs GQG Partners International Opportunities Fund (0,7% dello stock di Classe B).
Per chi non avesse il diabete mellito di Tipo 2, e userebbe i farmaci che contengono questo principio attivo solo per dimagrire, sarebbe importante sapere che i ricercatori hanno rilevato: un aumento dell’11% del rischio di artrite; un incremento del 146% del rischio di sviluppare pancreatite; mentre tra gli effetti collaterali più comuni sono stati registrati: nausea, vomito, mal di pancia, ipotensione, e un rischio maggiore di sviluppare calcoli renali, diverticoliti ed emorroidi. In fondo – ci spiace scriverlo – una bulimica tipica che, prima, si ingozza, e, poi, vomita, per assurdo, otterrebbe i medesimi risultati a livello di peso…
Il medico Ziyad Al-Aly, a capo della ricerca, ha tenuto a precisare che per individui non obesi, i rischi supererebbero probabilmente i benefici e che “studi futuri dovranno essere sperimentali, coinvolgendo gruppi di controllo per confermare questi risultati”. Purtroppo, milioni di persone (anche non diabetiche) stanno già assumendo tali farmaci (soprattutto in quegli States dove l’analfabetismo alimentare ha portato a percentuali spropositate di individui obesi: oltre il 40%; o sovrappeso: una persona su tre, come denunciava nel 2024 Presadiretta) e, siccome l’effetto dimagrante svanisce con l’interruzione del trattamento, l’uso potrebbe dover essere continuo: urgono quindi ricerche serie e approfondite sugli effetti a lungo termine, sia per i pazienti diabetici… sia per le peevish stars of Hollywood.
(1) Il pezzo pubblicato da Nature: https://www.nature.com/articles/d41586-025-00173-5
venerdì, 22 agosto 2025
In copertina: Foto di Tania Dimas da Pixabay

