Quando l’ombra del partner è titanica
di Simona Maria Frigerio
Ci sono donne carismatiche, intelligenti, dotate e fuori dagli schemi, che avrebbero potuto diventare famose per i propri meriti e, invece, sono state offuscate dalla genialità degli amanti/amati: proprio loro saranno al centro di questo felice ricordo di letture giovanili.
Alice Toklas nasce a San Francisco il 30 aprile 1877 da una famiglia ebraica, ma vivrà gran parte della sua esistenza a Parigi, al fianco della ‘madre’ della letteratura contemporanea statunitense, Gertrude Stein – che incontra nella ville lumière nel 1907, esattamente lo stesso giorno in cui arriva in città.
Cuoca sopraffina, donna colta e riservata, creerà e animerà quel salotto che sarà porto sicuro per artisti e letterati – da Ernest Hemingway a Ezra Pound, da Picasso al suo sodale cubista, Georges Braque.
Dopo la morte di Stein, nel 1946, i suoi eredi si accaniscono contro Alice (fors’anche per un testamento leggermente sibillino) al punto da sottrarle persino i dipinti che Gertrude le aveva lasciato e molti dei quali avevano un gran valore, visto che Stein era stata una mecenate (noto a tutti il ritratto che le fece Picasso, olio su tela del 1905/1906, oggi conservato al Metropolitan Museum).
Per sopravvivere, nel 1954 Toklas pubblicherà un libro di ricette e memorie autobiografiche, Il libro di cucina di Alice Toklas – che ne conteneva una, in realtà, inventata dall’amico Brion Gysin, Hashisch Fudge, che mescola – con gusto – frutta, noci, spezie e cannabis sativa. Alice morirà in povertà a 89 anni ma sarà sepolta al Père-Lachaise, accanto a Gertrude Stein – come accadrà a Berlino per Bertolt Brecht e Helene Weigel.
A farmi conoscere e amare questa minuta donna, tanto schiva quanto intelligente, è stato un libro, The Autobiography of Alice B. Toklas, pubblicato nel 1933 e, nonostante il titolo, scritto in realtà da Stein e, a tutt’oggi, il romanzo più venduto dell’autrice di The Making of Americans.
Il racconto, fluido e ricco di personaggi e situazioni, è esattamente il contrario della cerebrale succitata pietra miliare del modernismo. Il cuore del libro descrive la vita quotidiana delle due donne attraverso lo sguardo e la voce di Alice – che Gertrude fa propria. Al 27 di rue de Fleurus, fioriscono aneddoti intorno a Matisse e agli artisti dei primi del Novecento; ma altrettanto godibili sono le vacanze delle due compagne in Italia e in Spagna, e l’attenta descrizione del carattere e delle peculiarità dei vari artisti e dell’effervescenza creativa che si respirava, in quel periodo, a fianco di pittori e letterati. Inoltre ci sono i ricordi dell’impegno profuso per le raccolte fondi a favore dei mutilati della Prima guerra mondiale; l’affannosa ricerca di un editore che avesse il coraggio di pubblicare The Making of Americans e i contatti epistolari con altri scrittori statunitensi; oltre al costante supporto – sebbene nell’ombra – di Alice per la revisione e i tagli al monumentale manoscritto.
Alla fine è lei a emergere, in tutta la sua sagacia, capacità di ascolto, argutezza critica e affetto sincero: Alice. Per questo sottoscriviamo quanto disse Virgil Thomson: “questo libro è sotto ogni punto di vista, tranne l’autorialtà, il libro di Alice Toklas; riflette il suo pensiero, il suo linguaggio, la sua visione privata di Gertrude, e […] ogni storia è raccontata come Alice l’ha sempre riferita”.
Per entrare così abilmente nella mente della propria amata bisogna averla profondamente capita; peccato che il mondo l’abbia volutamente dimenticata.

Il maschiaccio più sexy degli anni 20
Zelda Sayre, moglie di Francis Scott Fitzgerald, nasce a Montgomery il 24 luglio 1900, e diventerà – volente o meno – l’icona dei Ruggenti anni 20, ovvero il prototipo della flapper (il ‘maschiaccio’). Scrittrice lei stessa, nel 1932 firmerà il romanzo autobiografico Save Me the Waltz. Morirà a 47 anni nell’incendio dell’ospedale psichiatrico in cui era stata internata, rinchiusa nella stanza dove doveva essere sottoposta a elettroshock, per quella che allora fu considerata una grave forma di schizofrenia. Ma sappiamo bene come i manicomi, tra fine Ottocento e per gran parte del Novecento, siano stati le case di reclusione dove spedire figlie e mogli recalcitranti, disubbidienti, sognatrici, anticonformiste, libertine o depresse per colpa di genitori o coniugi (spesso imposti) padri/padroni.
Zelda, non meno del marito (ma lui era un uomo, sic!) beveva alcolici, fumava e cambiava fidanzato con la disinvoltura con la quale si indossa un altro abito per la soirée (a cui lei avrebbe certamente preferito un giro di pista in stile Charleston e un flapper tutto paillette o color carne). Il che, per una ragazza dell’Alabama, era a dir poco disdicevole.
Conosciutisi nel 1918, Scott e Zelda si sposano il 3 aprile 1920, dopo la pubblicazione del primo romanzo di Fitzgerald, Di qua dal Paradiso. Essendo subito un best-seller, la coppia vive un lustro di celebrità a New York City, dove furoreggia tra sbornie, debiti, atteggiamenti anticonformisti e scene da film: Zelda si immergerà nella fontana di Union Square decenni prima che l’iconica Anita Eckberg gridi: «Marcello!» dalla Fontana di Trevi.
La coppia perfetta imploderà con il trasferimento in Francia, quando le sbornie allegre di Fitzgerald si trasformeranno in un serio problema di alcolismo e la moglie sarà ricoverata con una diagnosi di schizofrenia. Ma prima vale la pena ricordare che Zelda non era solo la musa dello scrittore, ma autrice lei stessa, sebbene i suoi articoli finissero sempre co-firmati. Emblematica resterà questa frase: “Ci sono dei piccoli negozi dove si può comprare una mela dopo molte cerimonie come nemmeno sotto l’impero Ottomano, in altri si può comprare una limousine con la stessa leggerezza con cui si acquista un francobollo”. L’articolo, intitolato The Changing Beauty of Park Avenue e pubblicato su Harper’s Bazaar nel 1928, nonostante la doppia firma, era di Zelda e lo si sa per certo perché, nel libro mastro che teneva il marito, figura sotto i Guadagni di Zelda.
Zelda non era solamente l’ispiratrice dei personaggi ritratti da Francis Scott, prima fra tutte Daisy, ma prestava loro la sua voce, il suo acume, la sua vena ironica e la sua intelligenza.
Non sarà un caso che, senza Zelda, Fitzgerald non riuscirà più a scrivere capolavori (a parte l’incompiuto The last tycoon, da cui sarà tratto uno splendido film di Elia Kazan con Robert de Niro) né tanto meno sceneggiature (sarà rifiutato, ad esempio, il suo adattamento di Via col vento). Ma quelli furono ‘gli ultimi fuochi’ dello stesso Fitzgerald, finito in quel tritacarne di romanzieri che era la Hollywood degli anni 30, 40 e 50 – da Truman Capote assunto per la sceneggiatura del Grande Gatsby e cassato dalla Paramount, a William Faulkner che, tra una sbronza e l’altra, partoriva a fatica quella del capolavoro di Raymond Chandler, The big sleep.
Di Zelda rimane forse il ritratto in The Great Gatsby, di certo per entrambi restano le parole del romanzo quale epitaffio: “Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato”.
venerdì, 22 agosto 2025
In copertina: La copertina del libro The Autobiography of Alice B. Toklas (particolare per ragioni di layout); nel pezzo: Zelda in un ritratto del 1922 di Gordan Bryant (Pubblico dominio)

