L’Eire sfida le Nazioni Unite: agiamo in base al Capitolo 7
di (e traduzione di) Simona Maria Frigerio
Denunciando il genocidio a Gaza (con la minaccia di Israele di una nuova invasione), il Presidente irlandese, Michael D. Higgins, ha chiesto formalmente alle Nazioni Unite di bypassare il veto statunitense che ha paralizzato finora il Consiglio di Sicurezza.
Occorre intervenire immediatamente, ha aggiunto, per fermare “la distruzione di un’intera popolazione” – compiuta attraverso uccisioni di massa e affamando i civili palestinesi. In una trasmissione di RTE News, Higgins ha chiesto direttamente al Segretario Generale dell’Onu, António Guterres: “Dobbiamo restare qui a vedere bambini affamati e donne disidratate? Qualcosa deve essere fatto”. E per farlo ha suggerito di applicare il Capitolo 7, che permette anche l’uso della forza – senza il consenso del Consiglio di Sicurezza – e che consentirebbe a Guterres di riunire una forza di interposizione internazionale per assicurare un corridoio umanitario. A causa dell’assedio imposto da Israele, infatti: “ci sono 6.000 camion, con cibo sufficiente per tre mesi, bloccati: il che è oltraggioso” – ha concluso Higgins.
Vediamo di cosa tratta il Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite
Tale Capitolo riguarda le Minacce alla Pace, le violazioni alla Pace, e gli atti di aggressione e ricomprende gli articoli dal 39 al 51.
Se l’Articolo 39 affida al Consiglio di Sicurezza il compito di determinare l’esistenza di minacce alla pace e di “decidere quali misure intraprendere concordemente agli Articoli 41 e 42 per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionali”; l’Articolo 40 specifica che il Consiglio può chiedere alle “parti in causa di aderire alle misure provvisorie” senza pregiudizio rispetto ai diritti o alle posizioni delle parti stesse – ad esempio, avrebbe potuto pretendere che si applicassero le misure provvisorie suggerite dalla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia.
Nel dettaglio, l’Articolo 41 concerne misure che non comprendono l’uso della forza, e possono vertere sulla “parziale o completa interruzione delle relazioni economiche” (ovvero le uniche sanzioni legalmente riconosciute a livello globale) oltre che diplomatiche; mentre il 42, in caso di mancate ricadute positive delle precedenti misure sulla risoluzione dei conflitti, autorizza il Consiglio ad agire dispiegando le proprie forze armate per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionali. “Tra le azioni ivi incluse, dimostrazioni, blocchi, altre operazioni per aria, mare o terra compiute dalle forze armate dei Membri delle Nazioni Unite”.
Per far fronte a ciò l’Articolo 43 impone agli Stati membri di rendere disponibili al Consiglio di Sicurezza “le proprie forze armate, fornire assistenza e strutture, inclusi i diritti di passaggio necessari per mantenere la pace e la sicurezza internazionali”. Gli accordi per tali aiuti e la loro estensione sono stabiliti tra il Consiglio di Sicurezza e i vari Membri o gruppi di Stati membri e sono soggetti alla ratifica “degli Stati firmatari concordemente ai rispettivi processi costituzionali”.
L’Articolo 44 specifica alcune modalità da attuarsi tra Consiglio di Sicurezza e Stati membri che non ne fanno parte quando viene loro richiesto di fornire le proprie forze armate; il 45 stabilisce che se le Nazioni Unite devono adottare misure militari urgenti: “i membri dovranno rendere immediatamente disponibili i propri contingenti aeronautici militari nazionali per azioni coordinate”. L’Articolo 46 stabilisce che i piani per l’uso della forza saranno stesi dal “Consiglio di Sicurezza con l’assistenza della Commissione Militare” e l’Articolo successivo definisce le funzioni di quest’ultima, anche perché incaricata della direzione strategica delle forze armate messe a disposizione dal Consiglio di Sicurezza.
L’Articolo 48 stabilisce che le “azioni utili a sostenere le decisioni del Consiglio di Sicurezza per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali saranno portate avanti da tutti i membri delle Nazioni Unite o da alcuni, così come deciso dal Consiglio” stesso, oltre che dalle agenzie internazionali.
L’Articolo 49 afferma che i “Membri delle Nazioni Unite si uniranno per fornire mutua assistenza nell’applicazione delle misure decise dal Consiglio di Sicurezza” e il 50 stabilisce che: “Se misure preventive o di esecuzione forzata contro un qualsiasi Stato sono prese dal Consiglio di Sicurezza, ogni altro Stato, che sia membro o meno delle Nazioni Unite e debba affrontare problemi economici derivanti dall’adozione di tali misure, avrà il diritto di consultare il Consiglio di Sicurezza affinché si trovi una soluzione a tali problemi”.
L’Articolo 51 è l’unico che mette parzialmente da parte l’egemonia del Consiglio di Sicurezza sulle decisioni dell’Assemblea dell’Onu: “Niente nella presente Carta compromette il diritto individuale o collettivo all’autodifesa se un attacco armato è sferrato contro un membro delle Nazioni Unite, finché il Consiglio di Sicurezza abbia preso le misure necessarie a mantenere la pace e la sicurezza internazionali. Le misure prese dai Membri nell’esercizio di tale diritto all’autodifesa saranno comunicate immediatamente al Consiglio di Sicurezza e non avranno alcun effetto sull’autorità e responsabilità di quest’ultimo – secondo la presente Carta – di intraprendere in qualsiasi momento qualsiasi azione che si consideri necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionali”.
Molto più specifica e della quale Guterres potrebbe valersi, la dottrina della Responsabilità di Proteggere (R2P), impegno assunto globalmente al Summit dell’Onu del 2005, che asserisce come la comunità internazionale ha il dovere di intervenire quando uno Stato non riesce a proteggere la propria popolazione dal genocidio, da crimini di guerra, pulizia etnica o crimini contro l’umanità.
Vi lasciamo con due canzoni, di speranza e di libertà.
venerdì, 22 agosto 2025
In copertina: Il Presidente irlandese Michael D. Higgins, nel 2022 (CC BY 2.0, particolare per ragioni di layout)

