Vittime della Rivoluzione
di Simona Maria Frigerio
Due rivoluzionarie che hanno sacrificato la vita per i loro ideali e che hanno scritto documenti che, oggi, andrebbero riconsiderati in tutta la loro portata, ecco chi furono Rosa Luxemburg e Maria Spiridova.
Rosa Luxemburg nasce in Polonia il 5 marzo 1871, naturalizzata tedesca, socialista rivoluzionaria e teorica marxista, si è sempre opposta alla visione sostanzialmente revisionista del Partito Socialdemocratico (una versione ante-litteram dell’odierna SPD), così come al centralismo bolscevico che minacciava alcune libertà fondamentali.
La sua fine è ben nota. Fonda con Karl Liebknecht la Lega Spartachista e, a gennaio 1919, tenta un’insurrezione armata contro la Repubblica di Weimar, nel corso della quale sono entrambi uccisi dai Freikorps, gruppi paramilitari incaricati molto ‘democraticamente’ di reprimere la rivolta dal Governo del socialdemocratico Friedrich Ebert e, in particolare, dal Ministro della Difesa, Gustav Noske – anch’egli membro della SPD.
Atea, laureata in giurisprudenza, amante della natura e degli animali, spirito indomito e ribelle fin da giovanissima (tanto da vedersi negata la medaglia d’oro alla maturità), già in Polonia propugna di organizzare il movimento operaio e una costituzione democratica per l’intero Impero zarista con uno status di autonomia per la Polonia – di cui non rivendicava l’indipendenza nazionale, in quanto “illusione destinata a distogliere i lavoratori dalla lotta di classe”, e a favore di un internazionalismo che andrebbe recuperato in questa Europa sempre più divisa e divisiva.
Propio per queste sue idee contrarie al nazionalismo polacco, Luxemburg si trasferisce in Germania, per aderire al partito socialista allora più avanzato dell’intera Europa. E qui continua a propugnare la sua visione politica negando una connessione tra sviluppo capitalistico e democrazia, in quanto in un sistema imperialista contano lo sviluppo economico e la concorrenza su un mercato sempre più mondiale – pensieri ripresi decenni dopo da importanti politologi come Samir Amin e attualmente sotto gli occhi di tutti nel venir meno del globalismo che non riesce più a trovare mercati del lavoro e delle materie prime a basso costo e mercati per la vendita dei propri prodotti nei Paesi occidentali sempre più impoveriti.
Anche rispetto agli 800 miliardi del ReArm EU andrebbero rilette le parole di Luxemburg che, nel 1899, denunciava lo “Spreco di enormi forze produttive” che rappresenta il militarismo, ma che “per la classe capitalistica [è] un investimento irrinunciabile sul piano economico e il miglior sostegno della dominazione di classe sul piano sociale e politico”. Nel 1915, conseguentemente, prende parte al movimento pacifista e, assieme a Karl Liebknecht, nello stesso anno, crea il Gruppo Internazionale – che sarebbe poi diventato la Lega Spartachista.
Quel vento indomito, nato dopo la Rivoluzione d’Ottobre, e che spirerà anche in Italia, sarà soffocato nel sangue – e non dalle destre conservatrici o proto-fasciste bensì da quell’SPD dalla quale Luxemburg si era allontanata anni prima, comprendendo quali fossero i suoi fini reali.
Ma Luxemburg era una Cassandra anche per quanto riguarda l’URSS, in cui intravedeva già i pericoli di una Rivoluzione calata dall’alto in un Paese fortemente arretrato: “La libertà, riservata ai partigiani del governo, ai soli membri di un unico partito – siano pure numerosi quanto si vuole – non è libertà. La libertà è sempre e soltanto la libertà di chi pensa diversamente” e più oltre: “L’unica via che conduce alla rinascita è la scuola stessa della vita pubblica, la più larga e illimitata democrazia, l’opinione pubblica”, o ancora: “Senza elezioni generali, senza libertà illimitata di stampa e di riunione, senza libera lotta di opinioni, la vita muore in ogni istituzione pubblica, diviene vita apparente ove la burocrazia rimane l’unico elemento attivo”. Ed ecco che, come nell’Unione Sovietica degli anni 80 del Novecento, anche l’Unione Europea, oggi, sta dimostrando di non aver compreso la lezione, esautorando gli elettori con un Parlamento europeo privo del potere legislativo, con la censura progressiva delle opinioni controcorrente, con il controllo dei social (non diversamente da quando si staccavano libelli e manifesti e si arrestava chi stampasse o distribuisse volantini ‘sovversivi’).
Oltre ai suoi scritti, di lei ci resta l’epitaffio un po’ infantile, un po’ alla Rodari (e per questo a tutti comprensibile) che le ha dedicato Bertolt Brecht: “Ora è sparita anche la Rosa rossa. / Dov’è sepolta non si sa. / Siccome disse ai poveri la verità / I ricchi l’hanno spedita nell’al di là”.

Dalla Rivoluzione al Gulag: Maria Spiridonova
Мария Александровна Спиридонова nasce il 16 ottobre 1884 e aderisce giovanissima a una squadra di combattimento del Partito dei socialisti rivoluzionari di Тамбо́в (nella Russia orientale). Nel 1906 uccide, in un attentato, Gavriil Nikolaevič Luženovskij, responsabile della sicurezza di un distretto provinciale che aveva represso nel sangue gli scioperi agrari l’anno precedente: nobilotto locale, reazionario appartenente ai черносотенцы (nazionalisti, zaristi e conservatori, spesso arruolati dall’Impero zarista tra i kulaki e il clero ortodosso). Arrestata, torturata, condannata a morte per impiccagione, la sua sentenza è commutata nei lavori forzati perpetui in Siberia – forse grazie a una lettera che scrisse di suo pugno e che, pubblicata a San Pietroburgo, raccontava del trattamento inumano subito.
Diventa ben presto un’eroina del movimento rivoluzionario, tanto che durante il viaggio in treno che doveva condurla nel luogo di prigionia: “Folle di operai, di contadini e di cittadini più abbienti si accalcavano” presso il vagone in transito per porgerle un ultimo saluto. Malata di tubercolosi, ma forte nel carattere, in quegli anni non era sola: molte erano le donne rivoluzionarie che rischiavano la vita per il comune ideale, in primis, anti-zarista.
Liberata nel 1917 grazie a un’amnistia che fa seguito alla Rivoluzione di Febbraio, diventa uno dei capi dei Socialisti rivoluzionari di sinistra, alleandosi con i Bolscevichi dopo la Rivoluzione di Ottobre. Spiridonova è una delle (molte) voci contrarie ad accettare le condizioni della Germania, e propone di organizzare una resistenza di massa contro i tedeschi sotto forma di guerriglia rivoluzionaria: “I lavoratori e i contadini devono essere chiamati a sollevarsi ovunque giungano i tedeschi, a interrompere le comunicazioni, a compiere atti di sabotaggio e di terrorismo che non permettano agli eserciti tedeschi di avere un solo momento di sicurezza”. Tattiche che anni dopo seguiranno i vietnamiti così come gli afghani.
Sebbene fossero in molte le rivoluzionarie ai lavori forzati in Siberia, con l’instaurazione dell’URSS solamente Spiridonova e la bolscevica Александра Михайловna Коллонтай (Kollontaj) raggiungeranno posizioni di rilievo all’interno dei Partiti a cui aderiranno. In particolare, Spiridonova sarà nominata Capo di una sezione per gli affari contadini, divenendo la principale responsabile della politica agraria nei primi mesi dello Stato sovietico e dei decreti sulla socializzazione delle terre.
Già l’anno dopo, però, rompe con i bolscevichi, soprattutto in quanto con la pace di Brest-Litovsk i russi avevano riconosciuto l’indipendenza dell’Ucraina – granaio della Russia – che, da quel momento, era stata occupata militarmente dagli austro-tedeschi. Venendo a mancare i generi alimentari di prima necessità nelle città, le brigate rivoluzionarie razziavano nelle campagne tutti i prodotti che trovavano, commettendo soprusi e violenze. I contadini, a loro volta, riferivano alla commissione del CEC, guidata dalla Spiridonova, la quale si trovava in una posizione molto difficile.
Per questa ragione e considerando prioritaria la socializzazione delle terre, Spiridonova e il comitato centrale socialrivoluzionario di sinistra, il 24 giugno 1918, decidono di utilizzare il terrorismo contro alti ufficiali tedeschi al fine di mandare a monte il trattato di Brest-Litovsk. Il pomeriggio del 6 luglio due militanti socialrivoluzionari di sinistra, nell’ambasciata tedesca a Mosca, uccidono l’ambasciatore Wilhelm von Mirbach-Harff e Spiridonova si assume la responsabilità ‘politica’ dell’attentato. Purtroppo a questo atto gravissimo non segue il risultato sperato e i bolscevichi, come i tedeschi, decidono di ignorarlo: non ne consegue alcuna dichiarazione di guerra.
Da quel momento, nonostante si allontani dalla politica attiva per lunghi periodi, inizia per lei una sequela di arresti, periodi di reclusione, l’internamento in manicomio (pratica comune in Occidente e in Oriente nel caso di donne ‘recalcitranti’), l’esilio e infine la morte: sarà una tra le vittime delle purghe staliniane del 1941.
Di Spiridonova ci piace ricordare la sua ferma opposizione alla pena di morte e all’istituzione totale: “Io non concordo soltanto sul fatto che la pena di morte rimanga nel nostro ordinamento. Oggi lo stato è abbastanza forte da procedere all’edificazione del socialismo senza dover ricorrere alla pena di morte e non dovrebbe includere tale istituto tra le proprie leggi […]. La mannaia, la ghigliottina, il capestro, le pallottole e la sedia elettrica sono espressioni del Medioevo […]. Può essere ammissibile e necessario togliere la vita durante una guerra civile quando ci sono da tutelare i diritti della rivoluzione e della classe lavoratrice, ma solo se non ci sono proprio altri mezzi disponibili per farlo […]. Quando esamino la questione, io penso spesso a Stalin, che è alla fin fine una persona intelligente, apparentemente interessata alla trasformazione delle cose e dei cuori. Come fa a non vedere che la pena di morte deve essere abolita?! Avete cominciato a usare questa pena di morte con noi SR di sinistra e dovreste smetterla con noi, restringendone il campo d’azione alla mia persona, che, come voi dite, non ha ancora deposto le armi. Ma alla pena di morte dovete porre fine. Io introdurrei anche misure correttive al sistema penale. La prassi carceraria in un Paese socialista dovrebbe essere differente e diventare più umana. L’aspetto più terrificante della prigione è la riduzione della persona in oggetto […]”.
venerdì, 29 agosto 2025
In copertina: Rosa Luxemburg nel 1895; nel pezzo: Maria Spiridonova (entrambi i ritratti di Pubblico dominio)


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