Troppo rumore per nulla
di Simona Maria Frigerio
La premessa per l’ennesima capitolazione rispetto alle promesse elettorali del centro-destra ‘sovranista’ c’erano tutte. L’origine in un laboratorio cinese di un virus potenziato per conto degli statunitensi non potrà mai essere comprovata perché i due cosiddetti ‘antagonisti’ economici non potranno mai ammettere di aver fatto affari insieme sviluppando quella che può considerarsi un’arma biologica (1).
Un preparato in fretta e furia, che avrebbe dovuto essere efficace quanto un vaccino perfezionato in anni, per bloccare la trasmissione virale (2), che è stato comperato via whatsapp e somministrato a centinaia di milioni di persone, prima, terrorizzate, e poi ricattate con la perdita del lavoro se non avessero acconsentito ‘liberamente e in maniera informata’ a farselo inoculare, è ancora meno ammissibile che porti a conseguenze concrete e legali – perché ciò comporterebbe la messa in discussione di Big Pharma e dell’impunità penale e civile concessa a medici e aziende, oltre che all’incriminazione definitiva e alle dimissioni di Ursula von der Leyen (o almeno a una nuova richiesta di voto di sfiducia per la stessa, 3).
Ma soprattutto vi è in gioco la credibilità, oggi, dell’asse europeo della Nato in funzione anti-russa: ammettere di aver speso in maniera non trasparente (e inutile rispetto all’immunizzazione della popolazione) 35 miliardi di euro delle nostre tasse (3), non sarebbe nulla in confronto alla delegittimazione di 700/800 miliardi di spesa per il ReArm Europe, e alle centinaia di miliardi promessi agli States per gas di scisto, delocalizzazioni sul suo territorio e armi (oltre alle perdite dovute ai dazi statunitensi accettati supinamente, e alle sanzioni contro la Russia che, in realtà, stanno distruggendo il nostro settore industriale a causa degli aumenti per la spesa energetica).
Débâcle totale europea, a cui l’Italia cosiddetta sovranista ha aggiunto un servilismo a tratti imbarazzante, prima, con Joe Biden e, ora, con la nuova amministrazione Trump.
Cala il sipario sulla farsa
In questo scenario francamente desolante, che il British Medical Journal (4) abbia dovuto occuparsi della nomina dei consiglieri dell’ennesimo organo consultivo italiano, sembra una barzelletta sui carabinieri. Marta Paterlini pubblicava l’11 agosto un articolo intitolato Vaccine sceptics appointed to advise Italian government on immunisation. Ovvero, il Ministro della Sanità, Orazio Schillaci, avrebbe osato nominare in un Gruppo di medici e ricercatori che avrebbero dovuto occuparsi – da un punto di vista tecnico – di fornirgli una consulenza sulla politica vaccinale italiana, anche Eugenio Serravalle e Paolo Bellavite, i quali avrebbero la ‘colpa’ di aver mosso dubbi ed essersi dimostrati scettici sul preparato farmacologico di cui sopra. Nell’articolo si afferma altresì che il NITAG sarebbe stato responsabile dello sviluppo delle politiche vaccinali in Italia al fine di rafforzare il loro ruolo strategico nella salute pubblica alla ‘luce dell’esperienza conseguita grazie all’epidemia’ di Sars-Cov-2 (sic!). Il NITAG avrebbe anche studiato il perché delle esitazioni di alcune fasce di popolazione a farsi vaccinare in modo da sviluppare piani di comunicazione più efficaci (medici o imbonitori, quindi?).
Come accade a chiunque organizzi un evento sul conflitto in Donbass (prontamente osteggiato dalla comunità ucraina presente in Italia e da ormai ben note parlamentari europee del Partito Democratico), si è subito mobilitato un imponente stuolo di contrari alla nomina che hanno immediatamente scritto una lettera aperta al Ministro, prendendo spunto proprio da questo articolo. Il dubbio, la critica, una visione diversa, una espressione di scetticismo, il discostarsi dalla narrazione ufficiale sono diventati tutti fattori inaccettabili in una ‘sana democrazia sovranista’. E così il Ministro Orazio Schillaci, per decreto, ha revocato la Commissione di esperti.
Si è parlato soprattutto di Commissione tecnica che non avrebbe dovuto perdere tempo filosofando sui principi. A nessuno è venuto in mente, però, che se al Salk preferissimo ancora il Sabin, in Occidente, ci ritroveremmo – come decenni fa – con persone poliomielitiche a causa del vaccino e non della malattia (5).
(4) https://www.bmj.com/content/390/bmj.r1710
(5) https://www.inthenet.eu/2024/09/20/il-vaccino-antipolio-sabin-e-salk/
venerdì, 29 agosto 2025
In copertina: Il logo del NITAG

