Cristo torna attuale grazie alla Serie Tv di Netflix
di Lorena Martufi
Se Gesù è stato scelto da Dio per salvare l’umanità, Jonathan Roumie è stato scelto per tornare nel cuore della gente del secondo millennio. Niente a che vedere con i molti ritratti del Messia comparsi sul grande schermo finora, notoriamente ben fatti, anche se forse tutti troppo concentrati sul cuore della storia, la Passione. In The Chosen, invece, Dallas Jenkins, regista statunitense di 49 anni della prima serie tv sulla vita di Cristo e dei suoi apostoli, oltre all’attore protagonista Jonathan Roumie, nato senza ombra di dubbio per interpretare il ruolo da protagonista, punta sul meraviglioso cast (tutti giovani gli apostoli), finalmente ritratti nella loro eccezionale quotidianità, grazie anche a una scenografia che è un trionfo di colori e di poesia, così da ben sposarsi con la bellezza dei testi.
Nel tempo fermo dell’estate, che chiama naturalmente alla meditazione e al discernimento, è uscita, nel giorno dell’Assunzione di Maria – il 15 agosto – la 5a serie di The Chosen, a completare le altre 4 presentate da Netflix. Ci eravamo già accorti di quanto fosse potente la narrazione dello sguardo di Jenkins, che riesce a colpire il cuore della gente con scene semplici, ma intense, ricche di citazioni dal Vangelo, che si alternano tra parabole e salmi: preghiera vivente in ogni episodio delle varie stagioni.
In questa quinta serie, la regia si fa più sofisticata grazie all’uso di flashback che appassionano il pubblico già fedelissimo dei fan, fino a lasciarli col fiato sospeso. La serie Tv forse più discussa di questi tempi, girata in Texas e in parte a Matera, finanziata tramite crowfunding, che ha raggiunto 430 milioni di visualizzazioni ed è stata tradotta in 75 lingue, si concentra sulla figura di Gesù: un singolare e più che verosimigliante Jonathan Roumie, che ci restituisce l’immagine dell’uomo, in tutte le sue sfumature, più che quella inaccessibile del figlio di Dio.
In questa, che sarà anche l’ultima stagione, superato ormai il sensazionalismo dei miracoli che avevano accresciuto la popolarità di Cristo – un Messia buono, divertente, sensibile, che tutti vorremmo per amico – entrando nel cuore dell’antologia del sacro, vediamo scorrere gli ultimi eventi che sfilano sotto la lente diretta di Dio, che pare presente, insieme a Jenkins, dietro alla telecamera. Gesù/Roumie, consapevole di stare andando incontro alla volontà del Padre, si fa più estremo proprio nella sua umanità, fino a generare confusione e dubbi perfino nei suoi apostoli, che alla fine lo lasciano solo. Lontano è l’ingresso a Gerusalemme, l’Osanna della folla che nel primo episodio acclamava il Salvatore con le palme in mano, nella gioia e nell’entusiasmo della Santa Pasqua alle porte, condivisa con gli amici: Pietro (Shahar Isaac), ‘la roccia’ non più roccia, torna a essere Simone, lasciando il posto alla destra di Gesù a Giovanni (George Xanthis), nell’ultima cena, consumata nell’episodio chiave della stagione, La stanza superiore. L’unico, insieme a Maddalena (Elizabeth Tabish), a sentire nel cuore la tristezza dettata da ciò che avverrà, ossia la morte di Gesù, il quale ha già preannunciato la sua fine.
L’ultimo episodio è un capolavoro registico: la preghiera nel Getsemani, disperata e umanissima, sembra affiancarsi alla nostra nella supplica angosciante al Padre di allontanare il calice nell’ora del dolore. Ha del visionario la scena in cui Gesù incontra Ezechiele, attraversando un grande cimitero di ossa e scheletri all’aperto, la quale riecheggia indubbiamente la citazione biblica: “Se dovessi camminare nella valle della morte, non temerei alcun male”.È giunta l’ora.
Siamo lontani dalla potenza della Parola che sconvolge gli apostoli, pronunciata con autorità dal figlio di Dio, venuto sulla Terra a gettare il fuoco dello Spirito, che scuote anche noi nella potente interpretazione di Roumie. Adesso è il momento della preghiera: nel silenzio della notte, tra gli apostoli che dormono, Cristo sente avvicinarsi colui che lo ha tradito. Micidiale il personaggio di Giuda, un credibilissimo Luke Dimyan, attraversato dal peccato, da cui è vinto fino a vendere il suo Maestro, per 30 denari, al capo dei sacerdoti del Sinedrio. Lo schermo adesso diventa parabola di sguardi nelle espressioni incredule degli apostoli e dello stesso Gesù, mentre assistiamo a una scena che scioccherebbe anche un non credente, nella sequenzialità delle azioni che procedono con una logica fuori dal tempo, tesa a suscitare empatia negli spettatori fino a diventare bruciante. Un affresco che chiama alla mente quello di Giotto nel celebre bacio: intuizione geniale quella di Jenkins di riprendere da dietro, rimandando alla vigliaccheria del gesto del discepolo, facendo virare la telecamera a sinistra, al lato del cuore, per colpirlo meglio, sulla colonna sonora Flee as a bird – mentre scorrono i titoli di coda.
The Chosen
da un’idea di Dallas Jenkins
regia Dallas Jenkins
sceneggiatura Tyler Thompson, Dallas Jenkins e Ryan Swanson
montaggio Dallas Jenkins e Derral Eves
scenografia Dallas Jenkins
musiche Matthew S. Nelson e Dan Haseltine
prodotto da Loaves and Fishes, Angel Studios, Out of Order
distribuzione Nexo Studios
cast principale: Jonathan Roumie, Shahar Isaac, Elizabeth Tabish, Paras Patel, Noah James e Vanessa Benavente
venerdì, 29 agosto 2025
In copertina: La Locandina della prima Stagione

