Quando il giornalismo era ancora fastidioso come una zecca
di Simona Maria Frigerio
Ieri nasceva Giulietto Chiesa, nel 1940; Tina Merlin nasceva il 19 agosto 2021: entrambi giornalisti, entrambi controcorrente, entrambi esempi di coerenza con se stessi indipendentemente dai poteri forti – politici o massmediatici – che remavano tutti seguendo, ubbidientemente, la corrente.
Ci piace ricordarli insieme anche se i loro percorsi hanno coperto tratti di strada diversi in tempi diversi; eppure entrambi hanno previsto con fredda (il primo) e appassionata (la seconda) lucidità ciò che sarebbe accaduto. Entrambi Cassandre inascoltate perché andavano contro poteri economici e politici che miravano ad altro e mai si sarebbero fatti distogliere dall’obiettivo da due voci (o penne) nel deserto della quiescenza.
Tina Merlin: donne contro
Clementina Merlin, detta Tina (come un’altra pasionaria più o meno di quel periodo, Tina Modotti) nasce in provincia Belluno, a Trichiana, il 19 agosto 1926. Partigiana, innanzi tutto, poi giornalista, scrittrice e amante dei suoi monti.
“Tutti sapevano, nessuno si mosse”, scriveva dopo che il Toc, franando, aveva causato l’inondazione catastrofica di Longarone (oltre che di alcune frazioni), il 9 ottobre 1963. 2.018 furono i morti, tra cui 487 bambini.
Quella strage non fu altro che una tragedia annunciata. Tutte le circostanze che la produssero furono infauste ma prevedibili. Il tentativo di invaso, per il collaudo della diga, oltre i 700 metri nonostante la precedente frana del novembre 1960; la relazione fallace del geologo Dal Piaz a proposito della stabilità dei versanti di tutto il bacino; il fatto che la frana fu di quasi 300 milioni di metri cubi, ossia circa 8 volte il valore massimo previsto dall’Istituto di Idraulica dell’Università di Padova; la decisione di procedere a uno svaso veloce che non rallentò, bensì accelerò la frana (nel ʻ63); il non aver voluto o potuto allertare ed evacuare la popolazione locale. In pochi minuti, a partire dalle 22.39, mentre un’onda devastava alcune frazioni di Erto e Casso, 25 milioni di metri cubi d’acqua, uniti a fango e detriti di roccia, invasero Longarone, a fondovalle.
A Tina Merlin per preannunciare quanto sarebbe accaduto non erano occorsi modellini, computi matematici né carotaggi, era bastato ascoltare le genti di Erto che ascoltavano, a loro volta, il Monte Toc.
Ma la Sade (azienda elettrica privata di proprietà del conte Giuseppe Volpi di Misurata) era troppo potente. A nulla valsero le denunce di Merlin degli abusi, degli espropri, della migrazione forzata delle genti, dei disboscamenti selvaggi per edificare su quei terreni la diga del Vajont. Già allora – come accadrà sempre più spesso negli anni successivi – è l’economia (oggi sostituita dalla finanza internazionale) a manovrare la politica, utilizzando lo specchio per le allodole della scienza e dello sviluppo (tecnologico). Fu Merlin a coniare la celebre definizione di “prostituzione scientifica” per etichettare la relazione tecnica per la costruzione della diga del Vajont; fu lei che – con i suoi articoli e la denuncia instancabile della Sade su L’unità – invece di essere ascoltata, nel 1959 finisce sotto processo per “diffusione di notizie false e tendenziose”. È assolta solo grazie alle testimonianze degli ertani e alla frana del novembre ‘60.
“Di fronte ai morti del Bellunese, sta ancora il prestigio della scienza, dell’ingegneria, della tecnica, del lavoro. Ma esso non è bastato. Tutto era stato calcolato alla perfezione… Sconfitta in aperta battaglia, la natura si è vendicata attaccando il vincitore alla spalle. Si direbbe quasi che in tutte le grandi conquiste tecniche stia nascosta una lama segreta e invisibile che a un momento dato scatterà”, questo scriveva Dino Buzzati sul Corriere della Sera dell’11 ottobre 1963 (e avrebbe fatto meglio a dedicarsi ai suoi racconti). Indro Montanelli, in un’intervista del 25 Marzo 2000, sempre al Corsera affermava: “Io non davo né ragione né torto a nessuno. Dicevo soltanto che aizzare gli uni contro gli altri gli scampati a quell’immane disastro nel momento in cui era necessario unirci tutti per salvare il salvabile (e farlo per portare fascine alla campagna contro l’impresa privata, che poi abbiamo visto che bella roba ha fruttato), era da sciacalli”.
Ma Merlin non era uno sciacallo. Lo era, al contrario, la politica – visto che con la legge 1643 del 6 dicembre 1962, e l’istituzione dell’Ente nazionale per l’energia elettrica (ENEL), erano state trasferite allo stesso tutte le imprese esercenti le industrie elettriche, ivi compresa la Sade – con un indennizzo pari alle sue azioni nei tre anni 1959/1961. Ovvio che lo Stato fingesse di non sapere o che la Sade avesse minimizzato o nascosto alcuni studi che comprovavano la pericolosità dell’impianto. Nulla era stato “calcolato alla perfezione”, né la natura può “vendicarsi” visto che non è un essere senziente, ma di certo si sapeva che il Toc sarebbe franato. L’unico dubbio era quando. Se le popolazioni fossero state messe in sicurezza in tempo (il che, però, equivaleva ad ammettere che il progetto non si sarebbe mai dovuto portare avanti in un’area soggetta a frane e smottamenti fin dai tempi di Catullo), almeno si sarebbero salvate vite umane.
E che quella tragedia annunciata scottasse lo prova il fatto che solo nel 1983 – vent’anni dopo i fatti – Merlin riesce a trovare un editore che accetta di pubblicare il suo libro-denuncia sul Vajont, Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe.

Giulietto Chiesa, Cassandra del Donbass
Nasce ad Acqui Terme il 4 settembre 1940, giornalista, saggista e uomo politico, prima nel Pci e, nel 2004, parlamentare europeo con la lista Di Pietro-Occhetto-Società civile.
Già nel 2016, in Putinfobia, Chiesa profetizza il crollo economico e di credibilità dell’Occidente, e la sua spasmodica ricerca di un nemico su cui scaricare le proprie inefficienze e responsabilità.
Chiesa ha previsto che il Donbass sarebbe stato la miccia; mentre Marc Innaro nel 2022, in Rai (prima di essere allontanato da Mosca, 1), ha provato a mostrare come l’allargamento della Nato avesse creato le condizioni per la deflagrazione. Ma la Covid-19, secondo noi, è stato lo stress test per capire fino a che punto il potere politico può spingersi a vessare i propri cittadini paventando un nemico e una guerra ‘giusta’ – che sia contro un virus o contro un Paese straniero.
Del resto, almeno gli italiani hanno dimostrato di poter accettare anche la misura coercitiva più ridicola, ovvero che gli over 50 non potessero nemmeno lavorare da casa. Ma un po’ in tutto l’Occidente è diventato normale il ‘coprifuoco’ alle 22.00 (contro un virus?); lavorare spalla a spalla in auto-pattuglia ma pretendere che a mensa si sedessero solo i vaccinati; togliere il lavoro e il sostentamento a chi esercitava il diritto all’autodeterminazione sul proprio corpo; denunciare l’untore; pagare medici e infermieri compiacenti per fingersi vaccinati e ottenere il green pass o usare quello di un amico o un parente. Anche mutando l’ordine degli addendi la somma non cambia. Avremo lo zainetto salvavita al posto del vaccino non immunizzante (entrambi ugualmente inutili allo scopo); denunceremo il vicino di casa che – invece di camminare oltre i ridicoli 200 metri imposti – impara il russo o legge Dostoevskij; chiuderemo le imposte al tramonto per osservare il coprifuoco vero, quello necessario quando fioccano le bombe; sottrarremo tessere annonarie ad amici e parenti; e pagheremo medici e infermieri compiacenti per farci dichiarare inidonei al combattimento.
Ma tornando a Giulietto Chiesa, in Caos Globale, ecco che il Donbass diventa per la prima volta protagonista di quello che è il nostro presente (2). Chiesa accusa la regia statunitense e l’espansionismo occidentale per la guerra civile in Ucraina. Merkel e Hollande ammettono candidamente che i Protocolli di Minsk servivano a prendere tempo per armare l’Ucraina in funzione anti-russa, e non per risolvere la questione del Donbass trasformando semplicemente lo Stato in federale e concedendo agli oblast la stessa autonomia che l’Italia ha assicurato alle regioni autonome – ma questo avverrà solo dopo la morte del giornalista, quando l’Operazione Speciale Militare sarà già iniziata e il Nord Stream II sarà stato fatto saltare – assicurando la recessione alla Germania e introiti extra agli Us con il costoso e inquinante gas di scisto.
Chissà, oggi, come leggerebbe Chiesa le esternazioni di von der Leyen (800 miliardi per il riarmo) e Rutte (5% del Pil dei Paesi occidentali alla Nato): come la decisione di entrare direttamente in guerra contro la Russia o come mezzo per dirottare fondi su imprese e multinazionali della finanza, tagliando il welfare rimasto e obbligando gli europei a pagarsi pensioni e assicurazioni sanitarie private? E qualcuno sa (nelle sale del potere o tra i lavoratori e le lavoratrici) che questo equivarrebbe a esborsi pari a un paio di migliaia di euro mensili per assicurare all’individuo (e non ai suoi familiari) prestazioni pensionistiche e sanitarie decenti?
Quanto guadagna un italiano mediamente?
Vorremmo oggi avere due menti lucide e due visionari lungimiranti come Merlin e Chiesa per capire cosa ci attende nel prossimo futuro.
(1) https://www.byoblu.com/2025/06/09/come-funziona-la-censura-delle-notizie-in-italia-marc-innaro/
venerdì, 5 settembre 2025
In copertina: Tina Merlin a Venezia, con l’Unità sottobraccio (particolare per ragioni di layout, pubblico dominio); nel pezzo: Giulietto Chiesa all’anniversario della Liberazione a Roma in una foto di Sergio D’Afflitto (CC BY-SA 3.0 itv)

