Sarà politically correct, ma l’obesità non è sana
di Simona Maria Frigerio
La pubblicità è un buon indice di come il potere (economico ma anche politico) miri a cambiare i nostri modelli e stili di vita. Uno spot raffinato e irriverente come l’ultimo di Oliver Hadlee Pearch, che fa salire i suoi modelli e le sue modelle sullo Scandal Express – a metà strada tra il gusto royal à la Marie Antoinette che aveva ispirato, qualche anno fa, John Galliano per una collezione Dior e i colori flamboyant dell’indimenticabile Alexander McQueen per la Primavera/Estate 2010 – resta un caso a sé stante, tra noiosi spot di pietanze da microonde e altrettanti di auto di ultima generazione nate vecchie.
Ovviamente la woke-addicted di turno inizierà a blaterare che quei modelli femminili non sono politically correct – troppo belle, troppo alte, troppo magre. Ma era forse politically correct Grace Kelly con la sua ventiquattrore e il suo celebre abito bianco e nero in chiffon e tulle firmato da Edith Head in La finestra sul cortile? La bellezza esiste. Può essere diversa a seconda dell’epoca e della latitudine, ma il busto di Antinoo-Dioniso all’Hermitage come le sculture intessute nella chioma di Laetitia Ky sono entrambi esempi di bellezza – canonica o meno.
Eppure adesso il potere mediatico nella sua rincorsa woke cerca di far passare come simbolo di orgoglio della propria ‘pelle’ una testimonial che, in realtà, è un modello fuorviante. Nessuno eccepisce a che un uomo o una donna affetto da eccesso di peso si possa sentire bene col proprio corpo ma in una società di obesi, il messaggio è anti-salutare.
Obesità e Paesi ricchi
In 23 Stati statunitensi, ad esempio, il 35% della popolazione adulta è obesa; secondo i dati del rapporto Osservasalute 2016 (basato sui dati ISTAT del 2015), in Italia, oltre il 35% della popolazione adulta è ‘solo’ in sovrappeso e gli obesi sono il 9,8%: nel complesso, quindi, quasi la metà della popolazione over 18 ha un eccesso ponderale. Inoltre, il nostro è il Paese europeo con il più alto tasso di obesità infantile e adolescenziale (circa il 10% dei bambini tra gli 8 e i 9 anni), condizione che persiste nel 70% dei casi in età adulta.
Tra le cause principali di sovrappeso e obesità vi sono sia un’alimentazione ipercalorica sia la mancanza di attività fisica: correre in cortile come facevamo negli anni 70 non ci permetteva di diventare obesi, come accade agli attuali bambini seduti dodici ore al giorno nelle aule, o su divani e sedie di fronte a monitor, cellulari e videogiochi. Ma ci sono anche le predisposizioni genetiche, la bulimia affettiva e lo stile di vita familiare – dato che abitudini alimentari sbagliate, introiettate da bambini, finiscono per perpetuarsi con il passare degli anni. In parole povere, se ci si abitua ad assumere un quantitativo di calorie eccessivo fin da piccoli, è difficile mettersi a dieta, o semplicemente mangiare meno e meglio da adulti (anche perché non si raggiungerà mai quel senso di sazietà al quale ci si è ormai abituati).
Dal punto di vista socio-economico, sebbene l’obesità sia figlia del benessere e, quindi, maggiormente presente negli Stati del cosiddetto primo mondo – dove abbondano alimenti e pubblicità che invogliano al consumo di cibi ricchi di zuccheri raffinati, spesso preconfezionati – l’obesità si rileva anche in Paesi (come il Brasile) in cui le persone appartenenti a ceti socio-economici disagiati, privi di cultura alimentare e, a volte, culinaria, consumano alimenti di scarsa qualità e ipercalorici, ma a basso prezzo, che danno senso di sazietà pur non avendo un valore nutritivo adeguato (bevande gassate e zuccherate, panini multi-strato da fast-food, salse per condire piatti altrimenti poveri di gusto).
Patologie collegate
Trasformare in modello positivo una condizione che predispone allo sviluppo di una serie di condizioni patologiche non ci pare, quindi, tanto politically correct – visto che il fine dei media sembra oggi questo: ‘educarci a pensare correttamente’ invece di fornirci informazioni serie, da vari punti di vista, in maniera da farci noi una nostra opinione. L’obesità, infatti, può favorire ipercolesterolemia e aumento dei trigliceridi, mentre un aumento di colesterolo LDL nel sangue favorisce, a sua volta, la comparsa di ipertensione arteriosa e placche aterosclerotiche; il diabete di tipo 2 con tutte le conseguenze ben note; patologie cardiache; ictus (visto che la sua causa principale è un minore afflusso di sangue al cervello per la presenza di una placca aterosclerotica sulla parete delle arterie carotidi, che ne restringe il lume); e perfino neoplasie ormonodipendenti; apnee ostruttive in fase notturna; malattie epatiche (non causate dall’abuso di alcool); e osteoartrite.
Favorire la conoscenza e l’apprezzamento di modelli diversi di bellezza e femminilità non può equivalere a sdoganare l’obesità.
venerdì, 12 settembre 2025
In copertina: Leonardo Da Vinci, L’uomo vitruviano, foto di Welcome to All ! ツ da Pixabay (particolare per ragioni di layout)


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