Dalla Nakba alla prima Intifada: il film che piacerebbe a Trump
di Simona Maria Frigerio e Luciano Uggè
In uscita nelle sale italiane il 25 settembre, Tutto quello che resta di te è un film che si potrebbe definire double face.
Da un lato, forse più superficialmente, si potrebbe asserire che è in linea con la posizione di Trump: per tornare a Jaffa (Tel Aviv) i due protagonisti dovranno decidere di lasciare per sempre il campo profughi in Cisgiordania, trasferirsi in Canada e poi rientrare, da turisti, dopo decenni, per godersi un tramonto vista mare – in Israele.
Da un altro lato, però, una frase può assurgere a metafora della condizione palestinese. E qui, se non volete lo spoiler, fermatevi! Quando il giovane che ha ricevuto il cuore del figlio dei protagonisti (ucciso dall’Idf durante la prima Intifada) fa notare alla madre del donatore che un cuore non ha nazionalità e, comunque, adesso batte nel corpo di un israeliano, la donna gli risponde che quel cuore, prima, era di un palestinese – il cuore buono di suo figlio. Metaforicamente, quindi, è semplicemente l’ammissione di una resa: “la nostra terra è diventata vostra”. Si può accettare così passivamente questa resa oggi? Allo spettatore capirlo da sé e scegliere da che parte stare – anche rispetto alla pellicola.
Dalla Nakba nel 1948 – quando gli inglesi consegnarono chiavi in mano (ma anche a gambe levate, visto che i futuri israeliani li massacravano con le bombe, 1) la Palestina ai sionisti – fino al 2022: quando la diaspora palestinese sembra ormai un evento irreversibile. Il film abbraccia questo lungo arco di tempo in circa due e ore e mezza. A intervalli, scene di soprusi, ladrocini, arresti arbitrari, controlli ossessivi, depauperamento, furti e rapine, requisizione illegittime di terre, pozzi e frutteti, oltre ad abusi verbali e violenze fisiche. Il sionismo dal ‘guanto di velluto’, in fondo, che ha preparato un intero popolo a farsi carnefice di un altro compiendo ciò che nel film si afferma essere impossibile, ossia disumanizzarlo. Ecco, per quanto poetico e fluido, toccante ed empatico, questo film di Cherien Dabis non coglie questo punto fondamentale, che i palestinesi ripetono costantemente da decenni: i sionisti ci trattano peggio delle bestie perché non ci considerano umani.
Del resto, la regista e attrice (brava sia dietro sia di fronte la macchina da presa) ha solo ascendenze palestinesi da parte paterna (e giordane dal lato materno) ma è nata e vive negli Stati Uniti. E si sente. O meglio, si sente la mancanza dell’esperienza sulla propria pelle della ghettizzazione e della persecuzione subita dai palestinesi, nella loro patria, sulla loro terra, da oltre 75 anni. La rivendicazione è al massimo quella di preservare la cultura, la lingua araba (come da poesia più volte ripetuta in maniera stucchevole) e i ricordi.
Un film, in ogni caso, utile per rammentarsi dove sta il verme della mela: in quel 1948 in cui l’Occidente (Onu compreso, e non solamente il Regno Unito) decise che il neo-colonialismo sionista avesse diritto a sostituire il Mandato britannico in terra di Palestina. Cambiano i padroni, ma il cuore del problema continua a battere sempre allo stesso ritmo.
Tutto quello che resta di te
regia Cherien Dabis
con Cherien Dabis, Mohammad Bakri, Saleh Bakri e Adam Bakri
in uscita nelle sale cinematografiche italiane il 25 settembre 2025
1) Ricordiamo l’attentato all’Hotel King David di Gerusalemme del 1946
venerdì, 12 settembre 2025
In copertina: La Locandina del film

