Il caso venezuelano e il fantomatico Cartello dei Soli
di Luciano Uggè
Il Segretario di Stato Us, Marco Rubio, ha definito il Presidente venezuelano Nicolás Maduro un “narcotrafficante” e un “terrorista”, senza fornire prove al riguardo; anzi, scagliandosi contro le Nazioni Unite, il cui rapporto smentisce categoricamente qualsiasi ruolo del Venezuela nel traffico di droga. “Non m’importa quello che dice l’Onu”, ha dichiarato Rubio (non diversamente da quanto afferma, ad esempio, Netanyahu) a Quito, dopo un incontro con il presidente ecuadoriano Daniel Noboa. Questo, nonostante solo il 5% degli stupefacenti transitino dal Venezuela, mentre l’87% usi la rotta del Pacifico, partendo proprio dai porti dell’Ecuador e dalla Colombia. Non a caso, è lo stesso presidente della Colombia, Gustavo Petro – che ha iniziato una battaglia personale contro i cartelli del narcotraffico presenti nel suo Paese – a denunciare che il principale esportatore di cocaina da Bogotá utilizza l’aeroporto della capitale per inviare i propri carichi di merce illegale in Europa, e che i tentativi di farli passare dal Venezuela sono costantemente bloccati da un autentico “muro di contenimento” contro il narcotraffico.
E però, la decisione di Trump di appoggiare il dispiegamento militare statunitense nei Caraibi – anche se costituisce una violazione del diritto internazionale – è vista dal Venezuela come una possibile minaccia alla propria indipendenza e un fattore destabilizzante che può portare a nuovi tentativi di golpe.
Pino Arlacchi, che ha guidato in passato l’UNODC, l’agenzia antidroga e anticrimine dell’Onu, ha affermato in un articolo su Il Fatto Quotidiano di essere stato di “casa in Colombia, Bolivia, Perù e Brasile ma non sono mai stato in Venezuela. Semplicemente, non ce n’era bisogno. La collaborazione del Governo venezuelano nella lotta al narcotraffico era tra le migliori dell’America Latina. Il Paese era pieno di problemi, ma era del tutto estraneo al circuito della produzione, del traffico e perfino del consumo di droghe pesanti. Dati di fatto assodati che oggi, nella delirante narrativa trumpiana del Venezuela narco-Stato, sostanziano una calunnia geopoliticamente motivata”. E più oltre sottolinea i dati Onu secondo cui: “Solo il 5% della droga colombiana transita attraverso il Venezuela. Ben 2.370 tonnellate – dieci volte di più – vengono prodotte o commerciate dalla Colombia stessa, e 1.400 tonnellate passano dal Guatemala”, Paese che può dormire sonni tranquilli perché sempre Arlacchi afferma che è a “secco dell’unica droga non naturale che interessa Trump: il petrolio”, di cui è ricco al contrario, e come tutti ben sappiamo, il Venezuela.
Anche l’Unione Europea ha pubblicato il suo Rapporto sulle droghe per il 2025 e non cita neppure una volta il Venezuela e Cuba come corridoi del traffico internazionale di droga. Il cosiddetto Cartello dei Soli sarebbe quindi una pura invenzione dell’establishment politico statunitense da usare come arma contro il Venezuela di Maduro per scopi biecamente imperialisti e predatori. Al contrario, l’Ecuador, che è ormai un alleato di ferro di Washington, può ‘vantarsi’ di quel 57% dei container – ufficialmente carichi di banane – che partono da Guayaquil e arrivano ad Anversa, sotto il naso statunitense ed europeo, zeppi di cocaina. Da fonti stampa apprendiamo altresì che le autorità spagnole, coincidenza vuole, abbiano “sequestrato 13 tonnellate di cocaina in una singola nave, proveniente proprio dai porti ecuadoriani controllati dalle aziende Noboa Trading e Banana Bonita, appartenenti alla famiglia del presidente ecuadoriano, Daniel Noboa” (il sodale stimatissimo del Segretario di Stato, Rubio).
Venendo al casus belli, il World Drug Report 2025 delle Nazioni Unite comprova semplicemente quanto abbiamo già scritto, ossia che il Venezuela rimane libero da colture illecite. Anche l’International Crisis Group (1) ha affermato che il cosiddetto Cartello dei Soli non esiste.
Perché, quindi, gli Stati Uniti avrebbero autorizzato l’uso delle forze militari contro i “cartelli della droga” in America Latina se non quale misura coercitiva volta a un regime change in Venezuela? Perché si sarebbero inventati un Cartello al soldo del Presidente Maduro? E infine perché il Procuratore Generale statunitense, Pam Bondi, avrebbe annunciato una ricompensa fino a 50 milioni di dollari per informazioni sul conto dello stesso Maduro?
Purtroppo, ancora una volta, la disinformazione e le fake news non le creano blogger e socialite, bensì i Governi per giustificare le proprie mire espansionistiche ed economiche.
(1) The International Crisis Group è una organizzazione indipendente che lavora per prevenire le guerre ed elaborare politiche per un mondo più pacifico: https://www.crisisgroup.org
venerdì, 26 settembre 2025
In copertina: Immagine con l’IA da Temel (Pixabay)

