Un gioiello all’entrata della Val di Susa
di Simona Maria Frigerio
Sulla cima del Monte Pirchiriano, a una altitudine di 962 metri e in posizione dominante nella bassa Val di Susa, ma a soli 40 km da Torino, sorge la Sacra di San Michele – fondata prima dell’anno Mille come Monastero Benedettino.
Ma prima di raggiungerla, inerpicandosi su per una breve erta ombreggiata, si possono osservare le rovine di un antico tempietto a forma ottagonale, detto il Sepolcro dei Monaci: una chiesa romanica risalente al X secolo, dedicata a Santo Stefano.
Quando la si raggiunge, la Sacra di San Michele rapisce il visitatore per la sua imponenza e il fascino di un edificio che sembra sgorgare come acqua o fiorire direttamente dalla roccia.
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All’entrata, ci accoglie lo Scalone dei Morti, composto da 243 gradini, edificato probabilmente a metà del XII secolo e recante un enorme pilastro, alto oltre 18 metri, che sostiene il pavimento della chiesa soprastante. La scalinata deve il proprio appellativo alla nicchia centrale dove, fino al 1936, erano esposti alcuni scheletri di monaci (come mostra anche una fotografia in bianco e nero appesa a destra dell’entrata, dopo pochi gradini).
A invitare il visitatore a percorrere lo Scalone è la luce intensa che attraversa il portone e che sembra invitare a un tuffo direttamente nell’azzurro del cielo. Di sicuro pregio il Portale stesso, denominato dello Zodiaco – opera romanica eseguita tra il 1128 e il 1130 dal Maestro Nicolao, famoso architetto e scultore al quale è stato attribuito (congiuntamente con Wiligelmo) il cantiere della cattedrale di Piacenza. Il portale si chiama dello Zodiaco in quanto gli stipiti nella facciata rivolta verso lo Scalone sono scolpiti, a destra, con i segni zodiacali e, a sinistra, con le diverse costellazioni. Tale scelta, però, nulla ha a che vedere con scienze come l’astronomia o superstizioni astrologiche, bensì con la funzione simbolica di mostrare lo scorrere del tempo (come nel caso dei teschi, ci troviamo di fronte a un memento mori). Grotteschi e perturbanti i capitelli (alcuni su colonnine tortili), i quali ritraggono anche scene che rimandano alla violenza: Caino e Abele, persone che si strappano i capelli a vicenda, e tre tritoni (ossia busti umani con code di pesce). Interessante una tra le basi con un altorilievo di due grifoni che beccano la testa di un uomo, quasi a metà strada tra le arpie nel Canto XIII della Commedia dantesca e il conte Ugolino della Gherardesca che rode il capo all’arcivescovo Ruggeri.
Superato il portale, l’unico aggettivo che può esprimere la sensazione di meraviglia che coglie il visitatore è awesome: il gioco di contrafforti e archi rampanti (progettati da Alfredo D’Andrade e ultimati nel 1937) presentano una serie di prospettive da film espressionista dei primi del Novecento, mentre il cielo pare talmente vicino da poter essere sfiorato semplicemente allungando un dito. Da qui, grazie a una scalinata realizzata dallo stesso architetto, tra spiazzanti geometrie che creano un cortocircuito stilistico di grande pregevolezza, si giunge di fronte al portale d’ingresso della Chiesa – di derivazione romanica. A tutto sesto, sovrastato da un piccolo rosone, è alleggerito da una serie di semicolonnine e dalla policromia delle stesse e delle pietre che caratterizzano la facciata. Alcune colonne laterali, di sapore gotico e posteriori, sembrano rimandare alla presenza, in passato, di un protiro.
La chiesa colpisce soprattutto per la sua essenzialità: nessuna concessione a barocchismi e orpelli, in sottofondo giungono soffusi i canti gregoriani, mentre su un lato si nota la tomba dell’abate Guglielmo, primo cronista della Sacra e testimone dell’atmosfera spirituale che vi si respira, il quale ha vissuto nel monastero tra il 1079 e il 1090.
Da un’altra terrazza, a cui si accede dalla Chiesa – raccolta e sobria quanto il monastero – si ammira la Torre medievale in pietra della Bell’Alda, che deve il suo nome a una figura femminile mitica. Leggenda vuole che, durante un’invasione nemica, una giovane di nome Alda si sarebbe rifugiata nella torre per sfuggire ai soldati e, piuttosto che essere catturata, si sarebbe lanciata nel vuoto pregando San Michele di salvarla. L’arcangelo l’avrebbe accolta fra le sue braccia trasportandola incolume ai piedi del monte. San Michele Arcangelo, al quale è dedicata l’abbazia, accoglie oggi il visitatore grazie a un’imponente statua di Paul Moroder dë Doss – Maestro scultore, che vive e lavora a Ortisei, famoso per le armonie materiche che riesce a creare intessendo bronzo e pietra in un dialogo silente. La sua opera, che svetta sulla facciata, è alta oltre 5 metri e pesa quasi tre tonnellate e mezza.
Il tour della Sacra è insieme un viaggio nella storia, nell’arte e nella spiritualità operosa benedettina.
Sacra di San Michele
per la ricerca su navigatore satellitare e Google Maps, digitare Abbazia Sacra di San Michele;
oppure Colle Croce Nera, 10050, Chiusa San Michele
orari in vigore: da lunedì a sabato, dalle ore 9.30 alle 17.30; domenica, dalle ore 10.45 alle 17.30.
Da novembre a febbraio, da lunedì a sabato, dalle ore 9.30 alle 16.30; domenica, dalle ore 10.45 alle 16.30.
1° novembre, 8 dicembre, 1° gennaio, 6 gennaio, dalle ore 10.45 alle 16.30; 25 dicembre, dalle ore 13.00 alle 16.30
(chiusura invernale dal 12 al 30 gennaio 2026)
venerdì, 3 ottobre 2025
In copertina: Vista dalla Sacra di San Michele della Torre della Bell’Alda

