Un’occasione mancata?
di La Redazione di InTheNet
Vi avevamo raccontato del caso Carpanedo in un precedente articolo (1), e avevamo scritto che vi avremmo aggiornati sulla sentenza di appello prevista per il 16 ottobre scorso presso il Tribunale di Venezia.
La sentenza contro i due infermieri e l’operatore socio sanitario condannati per omicidio colposo è stata confermata – ovvero, nella notte tra il 23 e il 24 marzo 2017, gli stessi non avrebbero “adottato le cautele necessarie per evitare la morte di Carpanedo in occasione dell’incendio divampato nel reparto di psichiatria dell’ospedale Santorso-Vicenza”.
E però, come fa notare l’Associazione Diritti alla Follia la “Corte d’appello ha anche confermato il diniego del risarcimento nei confronti della parte civile, Cittadinanza e Salute, presente in udienza con la Presidente Aida Brusaporco e con gli associati Edoardo Berton, Bruna Lanaro e Dolores Razzi”.
Si attendono ovviamente le motivazioni ma Diritti alla Follia sottolinea come tale decisione neghi una realtà altrimenti evidente, ossia che la vittima, Eugenio Carpanedo, fosse “sottoposta a contenzione meccanica e, per questo, non riuscì a mettersi in salvo. Avere negato la realtà della contenzione, con risibili argomenti, ha consentito e sta consentendo” che siano solamente i sottoposto a essere condannati.
Ma la questione della contenzione, sia fisica sia operata chimicamente (perché alcune sostanze usate in psichiatria tolgono alla persona qualsiasi capacità di reagire e assopiscono letteralmente i sensi, la mente, il giudizio e la volontà), resta aperta in un Paese che avrebbe dovuto abolire, con i manicomi e gli ospedali psichiatrici giudiziari, anche i metodi coercitivi e la disumanizzazione dell’istituzione totale e, al contrario, nonostante alcune strutture di eccellenza, nella gran parte dei casi abbia semplicemente scalpellato via le targhe (metaforicamente parlando) per riproporre le stesse metodologie in Comunità terapeutiche psichiatriche e Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza.
Resta l’amarezza per la mancanza, nella società civile, di un maggiore interesse per la problematica e una evidente difficoltà ad accettare, tuttora, nel nostro Paese il disagio psichico e psico-sociale con parte dell’esistenza di ognuno di noi. Avere tali problemi è una possibilità che, nel corso della vita, può capitare a tutti – addirittura fin da bambini – e, quindi, il dibattito su come affrontarli nel rispetto della persona dovrebbe diventare centrale in una moderna democrazia in cui le differenze non siano marginalizzate ma rispettate e valorizzate nella loro specificità.
(1) https://www.inthenet.eu/2025/09/26/dal-tso-al-caso-di-eugenio-carpanedo/
venerdì, 7 novembre 2025
In copertina: Alcuni membri di Cittadinanza e Salute, presenti in udienza: la Presidente Aida Brusaporco e gli associati Edoardo Berton, Bruna Lanaro e Dolores Razzi (foto gentilmente fornita dall’Associazione Diritti alla Follia)

