«Dalla post-democrazia al totalitarismo morbido. Morbido per ora»
di Simona Maria Frigerio
Mercoledì 12 novembre si sarebbe dovuta tenere, presso il Polo del ‘900 di Torino, una Conferenza intitolata Russofobia, russofilia, verità – relatore il professor Angelo D’Orsi, già professore ordinario di Storia del pensiero politico presso l’ateneo torinese e allievo di Norberto Bobbio.
Un evento organizzato dalla sezione locale dell’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti, ma che è stato censurato dalla zelante vice-presidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno (in quota PD), la quale ha gioito pubblicamente su X in quanto: “L’evento di propaganda putiniana previsto al Polo del ‘900 per il 12 Novembre [era] stato annullato”. Picierno ha poi ringraziato, sempre a mezzo social, il sindaco di Torino e compagno di partito, Stefano Lo Russo, oltre al Polo con queste precise parole: “Difendere i luoghi istituzionali e culturali del nostro Paese dalla peste della propaganda putiniana significa proteggere la libertà e la democrazia. Il vero pericolo non è chi smaschera la propaganda, ma chi la giustifica”. Ora, al di là del contenuto della Conferenza (che, a causa della censura preventiva, sarebbe stato impossibile contestare, criticare o condividere), ci permettiamo di dubitare che si difendano i valori della libertà e della democrazia agendo come faceva, mezzo secolo fa, la Commissione di censura che, per difendere il comune senso del pudore (o il vero volto del potere politico italico degradato a servo bercio del consumismo a Stelle Strisce?), impediva che uscissero in maniera integrale (o del tutto) i film di Pier Paolo Pasolini.

Il segretario di Azione, Carlo Calenda, ha rincarato la dose – sempre via social (X pare avere sostituito le veline del Minculpop) – pretendendo l’intervento del Pd e del sindaco di Torino con parole più adatte a un avventore in un bar che a un politico che si esprima in un’arena pubblica: «Evitiamo questo schifo? Un gruppo di anime belle che evidentemente considera Putin un democratico e non un dittatore fascista. Siccome molti dirigenti di questa associazione sono del Partito Democratico vorrei chiedere ad Elly Schlein di intervenire. E lo stesso chiedo al sindaco Stefano Lo Russo».

E però, se il censurare una qualunque voce dissenziente dalla narrazione ufficiale è pratica ormai comune e che passa inosservata in un Paese in cui l’egemonia culturale è scaduta in mani e penne servili; offendere un emerito e stimato professore, quale Angelo D’Orsi, può sortire reazioni (non uguali ma contrarie).
L’indignazione di due ‘pezzi da 90 della politica europea e italiana’, non poteva quindi che suscitare la succitata reazione e, difatti, la conferenza si è tenuta con enorme successo, sempre il 12 novembre, ma presso il Circolo Arci La Poderosa, con la presenza dei giornalisti Alessandro Di Battista, Vincenzo Lorusso, e di Moni Ovadia – il quale, a sua volta, sta vivendo un periodo particolarmente difficile per l’ostracismo sionista nei confronti di un ebreo che ha la forza e il coraggio di puntare il dito contro Netanyahu e il suo Governo, colpevoli del genocidio del popolo palestinese nella Striscia di Gaza (e nella Cisgiordania occupata).
In questi tristi tempi, in cui “la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza” (come scriveva George Orwell, ignaro che il Grande Fratello avrebbe preso il potere proprio in quelle che considerava democrazie liberali), ci è parso doveroso chiedere un’intervista al professor D’Orsi – evitando di entrare nel merito dell’ennesima censura operata dal Partito che si auto-definisce democratico (e che ha sortito esiti inaspettati), per allargare il discorso a temi e personaggi che possano farci riflettere.

Ecco allora che ci è tornato alla mente Antonio Gramsci – tra i fondatori del Partito Comunista Italiano (e chissà cosa penserebbe lui della costola piddina del suo glorioso PCI), intellettuale, filosofo e politico che sosteneva come lo Stato, in quanto espressione della classe dominante, per esercitare il potere si avvalga anche dell’egemonia culturale. Ovvero, miri a ottenere il consenso popolare anche attraverso forme di persuasione razionale che modificano il pensiero e il modo di vivere dei subordinati. La prima domanda per il professor D’Orsi è d’obbligo: quelli che stiamo sperimentando oggi, in Unione Europea e in Italia, sono gli effetti di tale pretesa egemonica?
Angelo D’Orsi: «Credo che costoro stiano cercando in primo luogo di sostituire l’egemonia con il dominio, cioè con l’uso della forza – Gramsci docet. Interpretano anche la stessa idea di egemonia in termini di dominio e, quindi, ricorrono ad azioni come queste, ovvero azioni di censura, o di impedimento di portare avanti linee di pensiero alternative a quelle del pensiero dominante. Queste persone confondono la funzione direttiva con il comandare e, di conseguenza, scatta la proibizione, scatta la censura, scatta la querela. Farò un altro esempio: io stesso sono, adesso, oggetto di querela da parte di un sindacato di polizia per ciò che ho detto in un programma televisivo. Tra l’altro, la querela è stata accettata dal magistrato e il processo sta andando avanti e durerà anni. Tutto ciò perché ho semplicemente espresso delle critiche a come la polizia si era comportata un anno e mezzo fa, quando aveva aggredito un corteo di studenti a Firenze e a Pisa (1). Un evento che addirittura il presidente Mattarella aveva deplorato (2). Siamo arrivati a questo punto. Un sindacato di polizia, che rappresenta forse il 2% degli agenti, mi querela, il PM accetta la querela e stiamo andando a processo: questo spiega bene come il clima stia diventando molto pesante. E però, queste stesse persone non hanno l’egemonia. Mi spiego meglio: la filosofia di questo Governo mostra – a cominciare dalla Presidente del Consiglio, pardon: dal Presidente del Consiglio – che non ha capito la differenza tra pratica di governo e pratica di comando. Ma questo è molto grave ed è ancora più grave che non lo capiscano gli organi di informazione, i commentatori – salvo pochissime eccezioni. Rimane, quindi, un pugno di intellettuali – di cui faccio parte – che prova ostinatamente non solo a esprimere ciò che pensa, ma a rivendicare che il mestiere di un intellettuale non è semplicemente esprimere opinioni, bensì ricostruire i fatti e fare analisi che siano fondate. In particolare, lo storico – come sono io – lavora sui documenti ed esamina un’ampia gamma di fonti attraverso il metodo storico, che è stato elaborato nel corso di millenni, a partire da Tucidide (3)».
Come distinguere la libertà di parola dalla propaganda? Ovvero la libertà di opinione dalla disinformazione?
A. D’O.: «Vi è una ‘grande confusione sotto il cielo’ anche a causa dei programmi televisivi, intellettualmente diseducativi in quanto equiparano l’opinione, ossia la doxa, con la scienza, ovvero l’episteme. In parole povere, sta passando l’idea che tutti possano parlare pubblicamente di tutto perché tutto è opinione. Di conseguenza, la mia opinione di studioso – che ha passato mezzo secolo di vita tra i topi degli archivi a cercare documenti – vale quanto quella di una cantante o di una soubrette che non sa nulla sul tema specifico e però esprime la sua opinione. Non mi fraintenda: è legittimo che chiunque esprima la propria opinione, ma non può essere messa sullo stesso piano di chi abbia fatto un’analisi accurata partendo da dati, documenti, studi oggettivi. Questo modo di procedere porta a una delegittimazione di qualsiasi pensiero critico e tutto scade a uno scambio di opinioni.Nel caso specifico del conflitto tra Russia e Ucraina, appena si muovono delle critiche alla narrazione imperante, ecco che si è immediatamente definiti filo-putiniani. Personalmente, mi rifiuto di abbassarmi a simili terminologie e, del resto, rivendico il diritto mio o di chiunque altro di essere putiniano – anche se non lo sono. Ma tornando alla sua domanda: chi è che stabilisce la differenza tra informazione e propaganda? Perché se tengo una conferenza su Russofobia, russofilia, verità farei propaganda e al contrario, quando si presenta un libro, che mi è stato segnalato esalti il fascismo e addirittura condanni l’Italia per averne bandito il pensiero, nessuno si sogna di andare a impedirne la presentazione? Qual è il tribunale della verità, e chi lo presiede? Partiamo, allora, da un altro punto di vista. Io faccio lo storico e mi baso sulle fonti, questo mi dà il diritto di analizzarle e discuterne. E però abbiamo assistito tutti a una trasmissione televisiva in cui il signor Carlo Calenda, che non ha nessuna competenza in merito a ciò che è accaduto in Ucraina negli ultimi dieci o quindici anni, si è permesso di dare del bugiardo a Jeffrey Sachs (4), che è un’eminenza a livello mondiale. Eppure Sachs, nella sua analisi, partiva da fatti che conosceva sia direttamente – visto il suo ruolo – sia attraverso i suoi studi. Nonostante ciò, il signor Calenda ha potuto tranquillamente aggredirlo come propagandista putiniano. Siamo arrivati a un rovesciamento dei rapporti tra conoscenza e ignoranza, tra corretta informazione e propaganda. Purtroppo proprio coloro che si arrogano il diritto di decidere cosa sia propaganda, sono gli stessi che la fanno in quanto non si può riconoscere loro alcun titolo per esprimere valutazioni su argomenti che non conoscono personalmente o non hanno studiato con accuratezza».
Il Sindaco di Torino è del PD, l’europarlamentare Pina Picierno pure. Come mai il Partito Democratico è stato investito da tale furia russofoba?
A. D’O.: «È inquietante che il PD, oggi, abbia posizioni più filo-Nato (o turbo-Atlantiche) persino della destra. A volte sembra che a destra ci siano ancora degli spiragli di discussione sui temi di politica internazionale, mentre questa apertura manca totalmente nel Partito Democratico. La quasi totalità del PD mi sembra che sia ormai schierata. Questo si può spiegare come una specie di cortocircuito per cui il PD – che è il risultato della ‘svolta’ della Bolognina del 1989 (5) e ha intrapreso un certo percorso – per accreditarsi, ha scelto di diventare più realista del re. In pratica, è stato vittima di un cortocircuito per cui la Russia rappresenterà sempre e comunque il comunismo. Vi è questo riflesso condizionato: quando sentono la parola Russia, quelli del PD vanno in fibrillazione! Ad esempio, ho ricevuto una telefonata dal Sindaco di Torino, il quale ha voluto spiegarmi personalmente che la sua decisione non era contro di me. Nonostante ciò, si è poi scatenato in un attacco di russofobia, presentando la Russia come il male assoluto. Siamo arrivati a questo punto e stiamo parlando di una persona che faceva il docente universitario, prima di diventare sindaco. Mi è stato raccontato, da un consigliere dei 5 Stelle, che nel Consiglio comunale di Torino, tutti i consiglieri, a un certo punto, sono stati obbligati a scaricare una applicazione sui propri telefonini che segnala gli attacchi russi sull’Ucraina. Sembrerebbe che, ogni volta che c’è un bombardamento in Ucraina, scatti l’allarme a Torino! Il fine è dimostrare quanto siano cattivi i russi? Ma scusi, se c’è una guerra è ovvio che ci siano degli attacchi. Eppure il punto sta altrove. Questa guerra sarebbe potuta essere fermata con l’accordo di Istanbul e, ancora prima, con i Protocolli di Minsk. Una guerra che, fino a tre giorni prima che esplodesse, Putin ha cercato in ogni modo di evitare. Ma se affermi che questa è una guerra difensiva, sei immediatamente etichettato come putiniano. Mi rifiuto di rispondere a tale ‘accusa’: esistono dei documenti a comprova di quanto ho affermato, così come le dichiarazioni di Merkel e Hollande (6)».
Con la pandemia da Sars-Cov-2 si è sperimentata su vasta scala la demonizzazione dell’avversario, ovvero la dicotomizzazione della società: no-vax versus pro-vax. Il dialogo è stato azzerato in favore della contrapposizione. Oggi non si sta verificando il medesimo fenomeno con Russia v/ Ucraina o Israele v/ Palestina?
A. D’O.: «Noi abbiamo già un piede dentro alla Terza guerra mondiale e non ce ne rendiamo conto. Qualche tempo fa ho litigato in televisione con il senatore Gasparri, il quale continuava a ripetere che non si tratta con Hamas. E io, allora, gli ho chiesto gentilmente: “Se non si parla con il nemico, con chi si parla?”. Come si può aprire un dialogo per la pace, imponendo la logica del pensiero binario? Tutto si riduce a nero o bianco, se non sei con me sei contro di me. Quando si prova a dire che bisogna capire le ragioni dell’avversario, si è immediatamente etichettati come filo-terroristi. Eppure Hamas non potrebbe essere l’espressione del sentimento di ribellione di un popolo che da quasi ottant’anni subisce l’occupazione delle proprie terre e l’oppressione da parte di un altro Stato? Forse dovremmo ricordare che Giulio Andreotti (7), in un intervento alla Camera, affermò che se fosse stato palestinese, sarebbe stato un terrorista. Quindi, non solo si stanno riducendo gli spazi di libertà – in quanto stiamo andando dalla post-democrazia a quello che io chiamo il totalitarismo morbido, morbido per ora – ma nello stesso tempo si sta creando una cappa che vuole impedire l’espressione del pensiero, la possibilità di fare analisi indipendenti. In pratica, sono delegittimate le conoscenze e la parola di uno che fa lo storico di mestiere vale esattamente quanto quella di un qualunque pennivendolo che scrive quello che gli impone il direttore del giornale. Ma tengo a sottolineare che io non esprimo opinioni. Io mi baso su ricostruzioni storiche e faccio analisi politiche a partire dai dati reali – che, tra l’altro, tutti potrebbero procurarsi se avessero voglia di fare ricerche finalizzate a una seria informazione e non si accontentassero di fare solo propaganda».
Ciò che è accaduto a lei a Torino, era già accaduto, in un certo senso, allo storico Ilan Pappé e alla relatrice speciale dell’Onu, Francesca Albanese, invitati a una Conferenza sulla situazione israelo-palestinese, poi annullata, presso l’Università di Siena. Non crede che vi sia un problema di libertà di critica in un’Italia schierata politicamente e, nei fatti, militarmente accanto a Ucraina e Israele?
A. D’O.: «Ilan Pappé è stato addirittura costretto a lasciare Israele. E quando viene in Italia per delle conferenze, vi sono sempre gruppi di sionisti che tentano di disturbare i suoi incontri. Arrivare addirittura a impedire lo svolgersi di eventi con colui che è la massima autorità, a livello mondiale, nel suo campo di ricerca storica, significa che stiamo scendendo una china senza ritorno. Purtroppo, il PD oggi rappresenta il peggio a livello di politica internazionale e quando qualcuno invita la segretaria del partito, Elly Schlein, a espellere Pina Picierno (8), quel qualcuno non comprende che, in realtà, Picierno esprime una parte dell’anima profonda del Partito Democratico».
Della sua conferenza, vuole raccontarci uno o due punti che, forse, potrebbero creare dei dubbi nella narrazione unilaterale corrente, ossia che c’è ‘un aggressore e un aggredito ed è giusto e doveroso per l’Europa stare dalla parte dell’Ucraina’?
A. D’O.: «Rispetto ad aggressore e aggredito, occorre spiegare che nella scienza politica è stata teorizzata l’idea di una distinzione tra aggressore strategico e aggressore operativo. L’aggressore strategico è quello che prepara il terreno e fa in modo che, a un certo punto, l’altro aggredisca e questa sarà un’aggressione difensiva. Il primo a formulare tale distinzione è stato Tucidide, addirittura nel suo famoso libro sulla guerra nel Peloponneso (3), dove spiega che quando una grande potenza si trova di fronte a una potenza concorrente, compie una serie di atti per far sì che la potenza che sta crescendo aggredisca la potenza egemone, ovvero faccia l’atto formale. Da qui il concetto della trappola di Tucidide. Traslando ai giorni nostri, quando esiste una potenza dominante – come può essere l’Europa, che vede con preoccupazione l’emergere di una potenza alternativa, come potrebbe essere la Russia, e vede, altresì, il ritorno della Russia sulla scena mondiale dopo essere stata devastata dal decennio eltsiniano, cosa può fare? Nel nostro caso, l’Europa compie una serie di atti, tra i quali – come ha detto il compianto Papa Francesco – far sì che “la Nato vada ad abbaiare alle porte della Russia”; ma anche autorizzare l’Ucraina a fare una guerra di aggressione contro la parte rossofona del Paese, ovvero il Donbass, protrattasi per anni; e poi, tergiversare appositamente nonostante Putin, fino a tre giorni prima dello scoppio della guerra, chieda colloqui per impedirla. E infine, anche dopo il suo scoppio quando si arriva agli Accordi di Istanbul (9), sabotarli. E così, passo dopo passo, si giunge alla narrazione corrente di ‘aggressore e aggredito’. Ma nella mia relazione mi interessa cercare di capire perché esista la Russofobia e come nasca tale sentimento. Da storico direi che nasce da un’atavica paura verso la Russia – che si avverte bene nel Settecento e nell’Ottocento. La Russia è descritta come un paese barbaro, incivile, asiatico, pericoloso e aggressivo. Tale visione si intreccia poi con la paura della Russia comunista e queste due fobie, infine, si fondono. Oggi la Russia non ha più a che fare con il comunismo, sebbene esista un Partito comunista che raccoglie i voti di un 20-25% dell’elettorato e però, nell’immaginario comune, la Russia è sempre ancorata alla Rivoluzione d’Ottobre. Inoltre, si continua a ripetere che la Russia non c’entra nulla con l’Europa quando, al contrario, la Russia è parte integrante dell’Europa – geograficamente, storicamente e culturalmente. Come è possibile pensare a un’identità europea senza Tolstoj, Dostoevskij o Čechov? Noi abbiamo bisogno della Russia e la Russia ha bisogno dell’Europa – ma noi di più. Tra i tanti libri che ho scritto, posso citare la biografia di Leone Ginzburg (10), un russo nato a Odessa, di origini ebraiche. Lui per primo non fa mai riferimento all’Ucraina: per lui Odessa è russa. Ginzburg è poi venuto in Italia ed è morto nel carcere di Regina Coeli, a causa delle torture dei nazifascisti, a soli 35 anni. Un genio assoluto, tra i fondatori della Casa editrice Einaudi. Lui stesso insisteva su questo sul fatto che la Russia è Europa – cosa che i suoi amici, compreso Piero Gobetti (11), del quale sto ora scrivendo la biografia e che amava la Russia, non capivano. Purtroppo già allora molti intellettuali consideravano la Russia un’espressione dell’Asia e, quindi, un Paese arretrato e barbaro di fronte all’Occidente e che l’Occidente deve tenere ai margini. Queste due letture erronee si sono fuse ed ecco la nascita della russofobia, che ha raggiunto i massimi livelli a partire dal 24 febbraio del 2022».
(1) https://www.ilpost.it/2024/02/24/polemiche-cariche-polizia-pisa-firenze/
(2) Dallo stesso articolo: “Il presidente Mattarella ha diffuso una nota in cui ha detto di aver parlato con Piantedosi, e di avergli fatto presente che «l’autorevolezza delle Forze dell’Ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza tutelando, al contempo, la libertà di manifestare pubblicamente opinioni. Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento»”
(3) Tucidide (460 a.C./404 o 396 a.C.), storico e militare ateniese, ha scritto La Guerra del Pelopponneso, ossia una tra le fonti principali per la storiografia moderna circa alcuni eventi verificatisi nell’Antica Grecia
(4) Durante una puntata di Piazza Pulita, Carlo Calenda ha definito il professor Sachs un bugiardo: https://www.la7.it/piazzapulita/video/duro-scontro-tra-sachs-e-calenda-sono-scioccato-mi-ha-chiamato-bugiardo-si-23-10-2025-617221
Questa la risposta del professor Sach: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-jeffrey_sachs__la_grande_mano_usa_in_ucraina_dal_2014/39602_63610
Teniamo a precisare che Sachs, oltre a essere un economista, accademico e saggista statunitense, nel 2004 e nel 2005 è stato inserito nella Time 100, ossia nella lista delle persone più influenti dell’anno secondo la celebre rivista statunitense, ovvero è stato definito tra coloro che avrebbero “cambiato il corso della storia recente”. Inoltre, è stato Consigliere speciale dei Segretari Generali delle Nazioni Unite succedutisi negli ultimi anni, Kofi Annan, Ban Ki-moon e António Guterres. Carlo Calenda è il fondatore e segretario del Partito Azione che, nel 2022, aveva 30mila iscritti circa, e oggi conta 10 seggi alla Camera, 2 in Senato, 0 all’Europarlamento e 8 (su 896) nei Consigli regionali. Calenda ha debuttato in tv nel 1984, all’età di 11 anni, nello sceneggiato Cuore, diretto dal nonno materno, Luigi Comencini
(5) La cosiddetta ‘svolta’ della Bolognina prende il nome dalla sezione del PCI, detta appunto Bolognina, dove il segretario del partito, Achille Occhetto, si presentò per partecipare alle celebrazioni dei 45 anni dalla battaglia della Bolognina, nel quartiere Navile, annunciando il cambiamento del nome e, di fatto, lo scioglimento del PCI di fronte a un pubblico, in maggioranza, composto da ex partigiani. Era il 12 novembre 1989 – lo scioglimento del PCI avverrà di fatto il 3 febbraio 1991, con la nascita della sua prima ‘costola’, il Partito Democratico della Sinistra. Ricordiamo che Occhetto, già a gennaio 1989, in un’intervista a L’Espresso affermò quello che si può definire tranquillamente un falso ideologico e storico, ossia: «Se guardiamo a quel momento fondamentale della Rivoluzione [Francese] che fu la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, non c’è dubbio: il PCI è figlio di questo grande atto della storia. È figlio della Rivoluzione francese». Come sa chiunque abbia studiato la storia, il PCI non nasce sull’onda ideologica e in un momento storico connesso con la rivoluzione borghese francese, bensì il 21 gennaio 1921 a Livorno, quale sezione italiana dell’Internazionale Comunista, a sua volta figlia della Rivoluzione d’Ottobre (avvenuta in Russia), e grazie ai venti rivoluzionari che spirarono anche in Italia durante il biennio rosso
(6) Si rileggano le dichiarazioni di Angela Merkel, ribadite da François Hollande:
(7) Riascoltiamo il Senatore a vita, Giulio Andreotti:
(8) Per chi voglia approfondire un altro lato dell’eurodeputata Pina Picierno: https://it.insideover.com/guerra/lo-scandalo-dellincontro-tra-pina-picierno-e-il-think-tank-israeliano-di-estrema-destra.html
(9) Si veda anche l’intervista di Giacomo Gabellini all’accademico svizzero Pascal Lottaz: https://www.inthenet.eu/2025/08/08/russofobia-storia-di-un-odio/
(10) Лев Фёдорович Гинзбург, Lev (o Leone) Ginzburg è nato a Odessa il 4 aprile 1909 e morirà a Roma, torturato dalle SS, il 5 febbraio 1944. Di origini ebraiche, rifiuta di sottomettersi al giuramento di fedeltà al regime fascista già nel 1934, perdendo la libera docenza di letteratura russa; come accadrà a Eugenio Montale di perdere la direzione del Gabinetto Vieusseux, nel 1938, perché rifiuterà di iscriversi al Partito Nazionale Fascista. Ginzburg è stato tra i membri del gruppo di intellettuali che fondarono la Casa Editrice Einaudi a Torino (tra gli altri anche Norberto Bobbio, di cui Angelo D’Orsi è stato allievo, oltre a Vittorio Foa, Cesare Pavese e Carlo Levi)
(11) Giornalista, filosofo e militante antifascista, Piero Gobetti nasce a Torino nel 1901 e morirà prematuramente, in Francia, nel 1926 – dove è costretto all’esilio per le sue idee politiche. La bronchite, causa del decesso, aggravò probabilmente i problemi cardiaci del giovane intellettuale, provato dai ripetuti pestaggi degli squadristi fascisti italiani
venerdì, 14 novembre 2025
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