Confessioni di un pragmatico
di Simona Maria Frigerio
L’ansia – etica e poetica – di Francesco Borromini, da chi poteva essere compresa e analizzata meglio che dal suo ‘committente’ e rivale, Gian Lorenzo Bernini?
Borromini, nella Roma papale e ormai barocca (dopo i rivolgimenti della Riforma e l’austerità controriformista), fu l’architetto del movimento, di un flusso sinuoso che avviluppa ed esorta l’occhio del visitatore a volgersi verso l’Alto con la A maiuscola (come suggerisce il testo di Martinelli, in scena al Cantiere Florida di Firenze). Il capolavoro dell’architetto ticinese, non a caso, sarà la Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, che ne mostra l’audacia nella cupola ripartita in spicchi e, ancor più, nella lanterna a spirale che la corona – con vaghi rimandi alle guglie medievali e a quell’aspirazione all’infinito. Il suo dinamismo e lo slancio verticale obbligano l’occhio a perdersi – e l’animo a ritrovarsi.
Per raccontare il suo genio ma anche quel suo carattere severo e cupo – vicino più a Calvino che a Papa Alessandro VII – la sua profonda depressione, che lo afflisse fino al suicidio, e i tempi della Roma papale, tanto munifica coi suoi artisti prediletti quanto capricciosa nel conferire favori, non poteva che essere lo stesso Bernini – il quale trova le parole per esprimersi nel fluido e possente testo di Marco Martinelli, a cui dà corpo e voce (nell’ottima immedesimazione, più che interpretazione) Marco Cacciola.
Ma Bernini, in scena, va oltre. Scolpisce un mondo di fronte ai nostri occhi di spettatori/allievi, quello artistico – ieri come oggi servo del potere, prono a sollazzare re e cardinali con spettacoli teatrali in cui domina la macchina, e un teatro in cui l’inventiva sostituisce l’invettiva. Bernini ne è conscio e lo accetta, lui maestro polistrumentista che si destreggia, infatti, tra scalpello, compasso e pennello – scenografo e costumista dei suoi stessi canovacci, architetto nervoso, inquieto, sempre alla ricerca di un impossibile equilibrio tra i fasti della Roma Imperiale e i chiaro-scuri drammatici barocchi, scultore carnale e insieme niveo e patinato, esegeta di Poussin.
Di fronte a noi, come nel teatro shakespeariano, si apre il ventaglio visivo ricreato dalla parola: non solamente le dinamiche tra potere/committenza e artista ma anche tra artisti – le invidie, i tentativi di non retribuire i collaboratori o dare loro meno del pattuito, il fare la cresta sulle commesse affidate ad altri, il rapporto difficile con i critici – che allora, forse, erano una casta che contava almeno quanto il gusto aristocratico alla moda; mentre, oggi, valgono meno del tweet di una soubrette o il like di una socialite.
L’arte pare annaspare attualmente negli stessi problemi, ma con un impoverimento del fare – degradato ad artigianato dalla cosiddetta arte concettuale – e un impoverimento ancora più evidente del fruirla, visto che adesso, al posto di quadri, sculture o perfino installazioni, ci ritroviamo con l’effimero vuoto consumistico della Fungible Token Art – in questo nostro mondo di Bit Coin.
Spettacolo trascinante e, allo stesso tempo, che sa far riflettere (come accade sempre con Marco Martinelli e il Teatro delle Albe). Unica nota stonata il video su tre mega-schermi: distrae e nulla aggiunge all’universo che Cacciola/Martinelli ricreano di fronte ai nostri occhi con la pregnanza significante della parola. Un eccellente inizio di stagione per la prosa al Florida di Firenze.
Ci pare inoltre doveroso ricordare che, proprio per il loro impegno come “personalità del mondo dell’arte e della cultura”, a Ermanna Montanari e Marco Martinelli è stato riconosciuto, proprio in questi giorni, il Premio Anima 2025 per la categoria Teatro – ove è indubbio che hanno sempre contribuito, a livello etico e poetico, alla “crescita della solidarietà e della responsabilità sociale nell’opinione pubblica”.
Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Cantiere Florida
via Pisana, 111 – Firenze
venerdì 14 novembre 2025, ore 21.00
Teatro delle Albe presenta:
Lettere a Bernini
in scena Marco Cacciola
testo e regia Marco Martinelli
musiche originali e sound design Marco Olivieri
scenografia Edoardo Sanchi
disegno luci Luca Pagliano
coproduzione: Albe / Ravenna Teatro – Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
venerdì, 21 novembre 2025
In copertina: Lettere a Bernini, foto di Enrico Fedrigoli (gentilmente fornita dall’Ufficio stampa del Teatro Cantiere Florida)

