Dialogo tra un “SO DI NON SAPERE datato” e un neo praticante legale
di Maurizio Prescianotto
Le considerazioni sulla riforma della giustizia 2025 vengono espresse in forma di risposte, indicate con “(—)”, rivolte a un neo-giurista formato in studi basati su La dottrina generale dello Stato – Grundnorm (1). Rilevo che nella formazione giuridica si ignora il contributo storico, sociale e critico che contestualizza la giustizia e la sua applicazione, per esempio, Sorvegliare e punire (2). Sterilizzando la capacità di analisi critica si rimane bloccati nel favorire lo sviluppo culturale giuridico. Una riforma della giustizia che non riconosce e risolve le inefficienze conclamate va denominata SCHIFORMA d’inGIUSTIZIA.
(—)
Vedo che sei abbastanza ‘preso’ e ‘avvezzo’ su un tema imposto nel dibattito massmediatico da Berlusconi & soci oramai da decenni. Reso emergenziale, finalmente arriva a compimento col governo della Giorgia ‘madre cristiana’, approvando la riforma della giustizia che separa le carriere dei magistrati e ne amplia la responsabilità civile.
Da profano SAPENDO DI NON SAPERE osservo che per farla approvare in Parlamento è stato usato il pretesto che “deve cessare l’uso politico della magistratura”, che in Italia fu reso possibile fin dagli anni 70, supportato dai politici, dai media e dalle élite; per reprimere con provvedimenti giudiziari la ‘contestazione politica extraparlamentare’, allora in grado di mobilitare le piazze. Ricordiamo, tra l’altro, l’inchiesta giudiziaria del 7 aprile 1979 (3) che incarcerò il Professor Antonio Negri, docente UniPD – Proletari e Stato. Per una discussione su autonomia operaia e compromesso storico (4). Fu reo come intellettuale di aver teorizzato tesi che furono mutuate dai movimenti dell’Autonomia operaia-studentesca e dalla creatività indiana metropolitana. Si imputarono e incarcerarono migliaia di ‘presunti’ terroristi, scardinando di fatto con l’emergenza, anche la dialettica politica che contestava il Compromesso storico, tra i partiti DC/PCI, fatto a spese delle future classi lavoratrici. Comunque l’intento si realizzerà col patto T.I.N.A. (There Is No Alternative, ossia non esiste alternativa al capitalismo finanziario coi docet! dei Prodi, Ciampi, Monti, Draghi) e verrà pedissequamente applicato dalle subentranti ri-denominazioni partitiche destre, PDL, e sinistre, PD& – Dominio: La guerra invisibile dei potenti contro i sudditi (5).
Non ricordiamo nessuno che allora si stracciò le vesti denunciando la “mancata terzietà della Magistratura”, utilizzata politicamente come ariete scardinatore, col beneplacito anche dell’opposizione in Parlamento, mentre si sospendevano le garanzie costituzionali agli imputati. Oggi, ‘passata la tempesta’ si grida che è necessario “liberare la magistratura dalle correnti politiche” (Meloni docet!) come pretesto della SCHIFORMA d’inGIUSTIZIA.
I magistrati allora impararono pure a riconoscere quali fossero i “limiti consentiti all’indagine politica” e furono intimoriti col metodo ‘colpisci uno per educarne cento’. Nelle inchieste scottanti i magistrati ‘troppo ficcanaso e inconformi’ furono pubblicamente giustiziati con ‘gran botto eclatante di bombe’. E altri subirono intimidazioni dai ‘consigliori di turno’ per ritrarsi da dove era VIETATO TOCCARE e DISTURBARE il diffuso connubio tra politica e servizi segreti, mafia, massoneria P2, finanza, tangenti. Vero che il Parlamento per sopperire il ritrarsi di magistrati dall’indagare dovette istituire da allora tante Commissioni d’inchiesta ad hoc per chiarire e giustificarsi davanti all’opinione pubblica.
Se le indagini venivano considerate inopportune si poteva anche revocare l’assegnazione al magistrato titolare. Se considerate utili al vantaggio di qualcuno di apicale, era possibile riassegnarle e procedere. A volte l’indagine rimaneva sospesa, con l’artata scusa dei tempi biblici del procedimento giudiziario, e diveniva perfetto strumento di ricatto o ‘Giustizia ad orologeria’ attivabile su richiesta.
Oggi le massime autorità politiche officiano in onore dei magistrati uccisi le ricorrenti celebrazioni pubbliche. Considerato che i presunti veri mandanti restano irreperibili e gli eredi continuano a operare indisturbati, le commemorazioni ai magistrati morti appaiono ai vivi da monito di non seguire l’esempio di ‘eroi fessi’.
Da allora anche la ‘divisione politica in correnti’ dei magistrati con riferimento a destra (UNICOST, MDL, MI) e sinistra (MAG) fu resa pubblica sui media e spesso succedeva che i magistrati più mediaticamente esposti fossero candidati dai partiti per l’elezione in Parlamento. Con tale visibilità, inoltre, molti magistrati realizzarono brillanti carriere anche negli organi di autogoverno della magistratura.
Purtroppo furono attivate dalla magistratura molte indagini e processi per corruzione, mafia e altro sul leader PDL FI, Berlusconi, che si attorniò di vari avvocati per presidiare i processi. Spesso le accuse erano fondate su valide istanze ma apparivano sui media (controllati dal leader) strumentalizzate da magistrati politicizzati e traguardavano le sentenze di condanna definitiva solo dopo defatiganti ritardi.
Da qui oggi la soddisfazione di FI e alleati di aver conseguito l’obiettivo della separazione delle carriere e di intimorire i residuali magistrati disallineati.
Di fatto la terzietà della Magistratura, dai poteri Legislativo ed Esecutivo, come prescritto nella Costituzione Italiana, è stata labile e il connubio senza remore.
Nella periferica Provincia di Bolzano ricordiamo l’Assessore DC, Vicepresidente della Giunta Provinciale (6), che nei primi anni 90 fu indagato nell’inchiesta Mani pulite e sbottò (riferendosi al magistrato titolare), lamentandosi: «…della sua ingratitudine, dopo che come politico si era interessato per fargli ottenere l’incarico».
Ma non furono solo i politici italofoni a fruire del connubio. Nell’inchiesta per la gestione ‘inconforme’ di fondi pubblici che coinvolse il Presidente della Giunta Provinciale del partito tedescofono SVP (7), un magistrato locale mentre assolveva un prestigioso incarico internazionale si mobilitò appositamente per testimoniare in sua difesa e ottenere una controversa assoluzione.
Il mitico magistrato ‘immagine’, Antonio Di Pietro – dell’inchiesta Mani Pulite/Milano 92, sulla corruzione dei partiti della Prima Repubblica (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI) fu conteso con offerte di candidatura ministeriale da entrambi gli schieramenti – a destra e a sinistra. Fondò, invece, il proprio partito (Italia dei Valori) con rappresentanti dimostratisi voltagabbana opportunisti, come il deputato Antonio Razzi, che cambiò coalizione (2006-10 IDV, sinistra; 2010-18 PDL, destra) e fu reso famoso dal comico Crozza col «f@tti li c@zz tua».
*°*°*
(—)
La GIUSTIZIA funziona ‘male’ e la SCHIFORMA d’inGIUSTIZIA non ne risolve i problemi.
Dal Rapporto dell’Avvocatura 2024 (8)
– Gli Avvocati iscritti sono 236.946, di cui 15.423 pensionati.
– Il 47,1% sono donne.
– Oltre il 62% risulta iscritto da meno di 20 anni.
– L’età media è 50 anni.
– Il 64% risulta titolare di studio monopersonale.
– Il reddito medio annuo rivalutato Censis e Cassa Forense 2012-2022 risulta ridotto da 53.516 Euro a 44.654 Euro.
– Il fatturato suddiviso per tipologia di clientela: privati 50,9%, PMI fino a 250 dipendenti 17,1%, servizi a colleghi avvocati 9,0%.
– Impressionante la crescita (+200.000 ca.) del numero di avvocati: sestuplicata in 40 anni – dal 1985 al 2023: anno 1985 0.7/1000, su 56 milioni e mezzo di abitanti, 39.613; anno 2023 4.0/1000, su 58 milioni 900mila abitanti, 235.000.
Molti avvocati hanno problemi di redditività professionale se oltre il 54% dichiara le prospettive future “abbastanza o molto critiche” e solo il 28% almeno “stabili”.
Ben il 34% degli avvocati, circa 80.000, dichiara di voler lasciare la professione per difficoltà economiche. Ciò nonostante oltre 7 milioni di cittadini risulta cliente di servizi legali avendo in corso procedimenti, e ne finanzi a costi crescenti il reddito, sottraendolo ad altri impieghi.
Immaginiamo in tale affollato contesto di ‘caccia al cliente e fidelizzazione a lunga durata’ come si possano far intasare i Tribunali di cause e udienze che si trascinano eterne.
Nel presente caos d’inGIUSTIZIA possono sguazzare a piacimento gli interessi delle élite maggiorenti che ‘se lo possono permettere’. Nelle cause di maggior rilevanza, supportate da studi legali con cosiddetti Principi del Foro, se si nutrono aspettative di sentenze a loro favorevoli, possono ottenerle in ‘tempi rapidi’. Mentre se hanno aspettative di sentenze sfavorevoli, possono procrastinare la sentenza fino alla decadenza dei termini o stopparla con inghippi da ‘azzeccagarbugli’.
I Tribunali risultano intasati ovunque coi tempi dei processi infiniti (fino a 8 anni in media per i 3 gradi di giudizio).
I procedimenti civili in corso coinvolgono il 12% della popolazione per questioni familiari di separazione, di lavoro, contenziosi abitativi, incidenti stradali e rappresentano oltre il 50% dei procedimenti.
D’altronde, 236mila avvocati in Italia (da notare che, in Francia, sono 60mila) non favoriscono la ricerca di soluzioni extra-giudiziarie per trovare soddisfazione tra le parti o il rilascio di norme giuridiche utili alla disambiguazione interpretativa; riducendo i ricorsi, i procedimenti, le udienze, i tempi e, in ultimo, i costi per i cittadini e a carico dello Stato – che deve tenere in piedi siffatto apparato. La GIUSTIZIA VIENE CONSIDERATA INEFFICIENTE dai cittadini che, nelle indagini sulla qualità del servizio, esprimono INGIUSTIZIA È FATTA nel 50% (Istat), 70% (Courmayeur) dei casi (9 e 10).
Ricordo che mio padre ebbe un infortunio grave (3 mesi di clinica), scivolando su una lastra di ghiaccio nell’autolavaggio. Fu appurata la responsabilità del proprietario, il quale si appoggiò a un importante Studio legale cittadino. Risultò infine un problema di copertura assicurativa scaduta stranamente proprio il giorno dell’infortunio. Ma trascorsero 4 anni, cambiarono 3 giudici e ci vollero 15 udienze per appurarlo. Vero è che vinse la causa con riconosciuti – da stima peritale – 40mila Euro di rimborso danni, ma nessuno glieli versò mai per l’irreperibilità sopraggiunta della controparte. E nessuno si curò mai di appurare chi fosse stato allora a pagare l’oneroso onorario legale con 14 udienze eccetera della irreperibile controparte. inGIUSTIZIA È FATTA! Andate in pace. Amen!
La settimana prossima le conclusioni.
(1) La dottrina generale dello Stato (Allgemeine Staatslehre), Hans Kelsen 1925

(2) Sorvegliare e punire (Surveiller et punir: Naissance de la prison), Michel Foucault, 1975

(3) L’inchiesta giudiziaria del 7 aprile 1979: https://share.google/a66iHPsaPf9vydxSF
(4) Proletari e Stato. Per una discussione su autonomia operaia e compromesso storico, Antonio Negri, Milano, Feltrinelli, 1976)

(5) Dominio, La guerra invisibile dei potenti contro i sudditi, Marco D’Eramo, Feltrinelli, 2022

(6) Morto Remo Ferretti | SALTO: https://share.google/s13RrfkMnZwRjTcNU

(7) Vedasi Tarfusser testimone | SALTO: https://share.google/sacS180onPNWO0lUc
e anche: Bolzano, la foto delle polemiche: Durnwalder festeggia l’assoluzione con Tarfusser. Il magistrato: “Lì per caso” da Il Fatto Quotidiano: https://share.google/M5FdtvMSFwERp7hkk
(8) Il .PDF del Rapporto sull’Avvocatura 2024:

(9) Percezione del Funzionamento. Fiducia nelle istituzioni. Soddisfazione per la giustizia civile:

(10) Del resto esistono altri incarichi che, in questi anni, stanno rendendo agli avvocati lauti guadagni esentasse. Tra questi, quello di amministratore di sostegno che, secondo Money.it – sebbene da svolgersi ufficialmente in maniera gratuita o con un mero recupero delle spese vive – renderebbe, in quanto: “In molti tribunali italiani sono state stabilite delle tabelle di riferimento per calcolare l’indennità. Ad esempio, per patrimoni fino a 6.000 euro solitamente non viene riconosciuta alcuna indennità, mentre per patrimoni tra 6.001 e 20.000 euro l’indennità può arrivare fino a 2.000 euro annui. Per patrimoni più consistenti, l’importo cresce progressivamente: fino a 3.500 euro per patrimoni tra 20.001 e 50.000 euro, e fino a 6.000 euro per quelli tra 50.001 e 100.000 euro. Questa base può essere aumentata fino al 50% in presenza di particolari difficoltà, come la gestione di immobili o conflitti familiari significativi”. Il che significa che se i succitati dati sono esatti e se un avvocato segue una trentina di beneficiari (termine legale con cui si definisce questa fascia di clienti), in media potrà guadagnare esentasse almeno centomila Euro annui – visto che è difficile pensare che un settantenne o ottantenne, oltre alla pensione, non abbia almeno un piccolo appartamento di proprietà e qualche risparmio in banca
venerdì, 21 novembre 2025
In copertina e nel pezzo: Immagini scelte e fornite dall’Autore

