Diritti alla Follia denuncia una deriva istituzionale nella gestione delle scelte familiari alternative
di La Redazione di InTheNet
Nonostante sia tanto di moda il green e si applaude quando l’icona dei Fridays for Future usa il catamarano invece dell’aereo, si diano incentivi a chi acquista un’auto elettrica – senza sapere bene quanto spenderà davvero per tale scelta ‘ecologica’ (1) – e, al cinema, si riproponga Heidi come modello e simbolo di una vita più felice perché a contatto con la natura, le istituzioni – nella realtà dei fatti – si comportano secondo schemi rigidi che antepongono, da sempre, l’ordine alla libertà di scelta.
In questo solco, tracciato da una società capitalistica che controlla le nostre vite e il nostro tempo, dalla culla alla tomba, si inserisce forse la vicenda denunciata dall’associazione Diritti alla Follia, che “esprime profonda preoccupazione per il provvedimento con cui il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento dei tre figli della famiglia che vive nei boschi di Palmoli, in Abruzzo”. I bambini sono già stati trasferiti in una comunità educativa “per un periodo di osservazione”, mentre è stata disposta la sospensione in via esecutiva della responsabilità genitoriale.
Secondo l’associazione, “la diversità è stata scambiata per pericolo” e, come sempre, a insospettire le autorità e i garanti di una visione del mondo escludente quando non si è conformi, è un “modello educativo non standard”.
Diritti alla Follia, nel suo comunicato alla stampa, rileva altresì una “sproporzione tra la scelta di vita della famiglia – motivata da ragioni pedagogiche, ecologiche e di protezione dell’infanzia – e la risposta istituzionale, che arriva dopo settimane di esposizione mediatica, visite dei garanti, appelli pubblici e una petizione con oltre 31.000 firme”. Non possiamo che sottoscrivere, come Redazione, sia la denuncia nei confronti dell’invasività delle istituzioni sia “la tendenza italiana a patologizzare ciò che non rientra nei modelli dominanti”.
Detto questo, però, non vogliamo né possiamo entrare nel merito delle scelte della magistratura, visto che non sappiamo con precisione le motivazioni dell’allontanamento; non sottoscriviamo divisioni nel corpo sociale e tifoserie a livello di discussione pubblica, auspicando un dialogo tra istituzioni e famiglia per risolvere le eventuali problematiche riscontrate; e infine non possiamo che ricordare come migliaia di famiglie per necessità (e non per scelta) – oggi, in Italia – vivano in condizioni di estrema povertà e degrado e di come siano abbandonate a se stesse, anche in presenza di minori.
Accogliamo, come Redazione, la richiesta di Diritti alla Follia di pubblicazione della Lettera aperta alle istituzioni, sperando che attraverso un dialogo con le stesse si superi il pensiero binario, che sta imponendosi in Italia, in favore di una maggiore apertura verso l’altro da sé e le sue scelte e ragioni.
(1) https://www.inthenet.eu/2025/11/21/auto-elettrica-ma-quanto-ci-costi/
venerdì, 28 novembre 2025
In copertina: Immagine gentilmente fornita dall’Associazione Diritti alla Follia

