Al Ratchadamnoen Conteporary Art Center, i quadri dei vincitori
di Luciano Uggè
La United Overseas Bank di Singapore, dal 1982, organizza Painting of the year, un concorso che mira a valorizzare giovani artisti provenienti da cinque nazioni – Malaysia, Indonesia, Singapore, Thailandia e Vietnam.
A Bangkok, in uno spazio di archeologia industriale riconvertito a galleria per esposizioni temporanee, laboratori e presentazione di progetti didattici – a ridosso della zona templare – sono stati ospitati alcuni tra i quadri premiati o nella rosa dei migliori. Le opere sono state corredata anche dal giudizio degli esperti che le hanno selezionate.
Partiamo da Sitthisak Tongdeenok con Perspective from Within, olio su tela. Se le religioni si stanno moltiplicando, lʾartista – in equilibrio tra pennellata impressionista e puntinista – immagina di riunirle in un medesimo spazio racchiuso in una tela che le ricomprende senza prevaricazioni, grazie allo stratagemma tecnico di non sovrapporre linee e punti e utilizzando tinte complementari a colori pastello.
Wannawit Patteep ha presentato Global crisis, un acrilico su tela che giustappone, senza soluzione di continuità, le grandi sfide e paure successive alla pandemia di Covid-19. Morte, povertà, guerre, epidemie: come ritrovare la serenità, almeno interiore? Come nella pittura medievale la narrazione, le figure sono poste le une accanto alle altre in una allegoria priva di prospettiva – sia a livello metaforico sia tecnico.
Panchat Yodmanee con Rainy Season (materiali naturali e resina su tela) si discosta dagli altri artisti in mostra per i media utilizzati e per la vena non figurativa. La stagione delle piogge è metafora di una bellezza che va preservata e/o catturata: piccoli ramoscelli, fiori e ali di farfalla sono cristallizzati, come in gocce dʾacqua, nelle bolle di resina.
Rattana Sudjarit, più vicino alle sperimentazioni occidentali, in Transformer (tecnica mista e acrilico su tela) rende visibile – attraverso la sovrapposizione di strati eseguiti con tecniche diverse – una tra le maggiori sfide della contemporaneità. Quando la tecnologia prende il sopravvento, è possibile mantenere un sano equilibrio con il mondo naturale?
Vachira Kornthong in Lifeʾs Space (acrilico su tela) compone una specie di natura morta alla Arcimboldo, intessuta di simboli naturali che rimandano a figure metaforiche di vita, morte e rinascita. Si riconoscono la melagrana, il mare come amalgama dei primordi della vita, il bulbo che dà origine a nuove piante.


E veniamo alla trasposizione su tela del respiro come scambio e interconessione con lʾesterno nel quadro non figurativo firmato da Mukdarasm Khampa, un acrilico su tela di grande suggestione visuale intitolato The journal of Breathing.
Accanto, lʾiperrealista Sukit Choosre con un altro acrilico su tela, Disguise, ritrae la corruzione dei media e della politica che, di fronte ai microfoni, indossa una maschera di bellezza tanto falsa quanto caduca – come dimostrano le mosche che ricoprono parte della figura – quasi fosse un cadavere in decomposizione.
Patnaree Boonmee in The Hostile Society, olio e acrílico su tela, con un tocco simbolista simile a quello del primo Boccioni, medita sugli effetti dei discorsi dʾodio – che accendono i riflettori per atterrire, ponendo al centro dellʾarena mediatica, tutti coloro che possono pensarla diversamente dalla maggioranza anonima ma coesa nella sua forza coercitiva.
E ancora, Pinpisa Anurit (sempre con tocco iperrealista) presenta Slum, un olio su tela in cui la metropoli si trasfroma in container di rifiuti umani, ritratti metaforicamente con oggetti comuni (cassette di plastica) traslati in maniera straniante grazie anche alle dimensioni sproporzionate.
Senza soluzione di continuità, in stile medievale come Global crisis di Wannawit Patteep, Peerapon Boonleing presenta Journey towards Global Boiling, un olio e acrilico su tela in cui giustappone esempi di distruttività umana – dalla guerra di Troia allʾArca di Noè passando per i manichini asettici e perfetti che stiamo diventando, grazie alle immagini pubblicitarie patinate che, qui in Oriente, sono perfino più inquietanti nella loro asessualità forever young.
Interessante per la ricostruzione minuta e precisa (quasi da miniatura), Inequality di Harid Thampacha, ma poco aderente alla rappresentazione metaforica delle ineguaglianze create dalla speculazione edilizia; un mondo colorato di rosa serve a ritrarre la favola dei tre porcellini reinterpretata da Chonlatee Chanlueang in Unexplored Landa – ma se arriva il lupo? E last but not least, segnaliamo il mondo altamente distopico e in bianco e nero di Thiraphob Chumlek con Dystopian Abyss N. 6 (penna su pelle sintetica) e lʾaltrettanto inquietante Victim di Somrak Maneemai, in fibra di vetro su tela, che denuncia lʾinquinamento dei mari.
Nel complesso una mostra interessante con artisti che si pongono in maniera molto critica di fronte alla realtà che stiamo vivendo, molto più urticanti dei giovani occidentali forse troppo presi dal concettuale per avere ancora voglia e tempo di confrontarsi coi materiali e per riflettere autenticamente sul presente.
venerdì, 5 dicembre 2025
In copertina: Una veduta della mostra al Ratchadamnoen Conteporary Art Center di Bangkok (foto della Redazione, gentilmente approvata dal personale)

