Ipocrisia a ogni costo
di Monica De Giuli
In scena al Teatro Ivo Chiesa una rappresentazione de La gatta sul tetto che scotta letteralmente da non perdere.
Chi non ricorda il film con Paul Newman ed Elizabeth Taylor che ha contribuito a rendere famoso questo testo al grande pubblico degli anni 50 e oltre? Ecco… questo spettacolo ha poco da invidiare, e lo dico con sentito riconoscimento per una strepitosa interpretazione degli attori, intendendo tutti gli attori, e per una messinscena che diverte, a tratti, ma che, allo stesso tempo, fa riflettere.
La regia di un ‘giovane’, ma già ampiamente avvezzo a capolavori della drammaturgia classica, Leonardo Lidi, con la nuova traduzione del testo di Monica Capuani, che non si smentisce mai, rende il tutto estremamente fluido ma con picchi di pathos intensi. Fedele alla rappresentazione del dramma familiare, ma anche e soprattutto sociale, Lidi calca molto la mano sul tema dell’ipocrisia che pervade la vita dei parenti, sempre un po’ ‘serpenti’, chiamandoci a riflettere sugli stereotipi di una società viziata e pettegola al punto da distruggere, nel vero e proprio senso del termine, la vita di chiunque non si riconosca nei canoni comunemente accettati e condivisi, fino a costringere gli individui a spegnere qualsiasi pulsione – nascondendo la verità a ogni costo.
Qualunque cosa, anche una sincera amicizia tra due uomini, viene travisata – o forse no, ma chi può dirlo? – fino allo sfinimento interiore. In questo contesto, infatti, i personaggi che dovrebbero essere uniti e coesi nel dolore per l’imminente morte del padre, mostrano senza filtro un cocktail di infelicità, competitività e tradimento.
Lo spettacolo e il testo originale ci fanno anche riflettere sul ruolo della donna, un tema ancora attualissimo nonostante siano trascorsi oltre settant’anni dalla stesura di uno tra i capolavori di Tennessee Williams, che vede la realizzazione femminile inscindibilmente legata alla maternità – una maternità che a Margareth non è concessa a causa dell’indifferenza del marito impegnato solo a bere per dimenticare la morte dell’amico più caro, Skipper.
Immersi in una scenografia amorfa, di Nicolas Bovey, fatta solo di pareti bianche di marmo asettico e di uno specchio, che serve non solo a riflettere i corpi e le emozioni dei personaggi ma funge anche da vero e proprio separé, gli unici elementi decorativi sono delle bottiglie di whisky vuote che ostacolano i percorsi, reali e interiori, degli interpreti. Il che lascia ampio spazio alla loro bravura, che non si smentisce per quasi due ore di spettacolo – che scorrono in un attimo.
Magistrale la scena del medico, una vera e propria danza della morte che toglie il fiato grazie alle fluide movenze del personaggio senza volto e a un mix di luci e musica che non permettono allo sguardo dello spettatore di staccarsi dal palco. Solo per questa scena, a mio parere, vale la pena di vederlo.
Non c’è da stupirsi, quindi, se lo spettacolo ha ottenuto due meritatissime candidature agli Ubu 2025: per la miglior regia a Leonardo Lidi; e la migliore attrice/performer a Valentina Picello.
VOTO 9/10
Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Ivo Chiesa
piazza Borgo Pila, 42 – Genova
da giovedì 19 a domenica 23 novembre 2025
La gatta sul tetto che scotta
La gatta sul tetto che scotta viene presentato per gentile concessione della University of the South, Sewanee, Tennesee
traduzione Monica Capuani
regia Leonardo Lidi
con Valentina Picello, Fausto Cabra, Orietta Notari, Nicola Pannelli, Giuliana Vigogna, Giordano Agrusta, Riccardo Micheletti, Greta Petronillo e Nicolò Tomassini
scene e luci Nicolas Bovey
costumi Aurora Damanti
suono Claudio Tortorici
assistente regia Alba Porto
produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale
venerdì, 5 dicembre 2025
In copertina: Una scena dello spettacolo, foto di Luigi De Palma (a disposizione dalla Compagnia, Teatro Stabile di Torino)

