E se i migranti torniamo a essere noi?
di Simona Maria Frigerio
Il testo di Hamid Ziarati e Beppe Rosso nasce durante la dilatazione temporale del lockdown, ha debuttato sui palcoscenici nel 2023, e arriva due anni dopo al Teatro Cantiere Florida di Firenze. Perché sottolineare i lunghi tempi di gestazione? Forse perché la prima parte dello spettacolo ha il sapore delle letture da casa di C’era due volte il Barone Lamberto ovvero I misteri dell’isola di San Giulio – la novella di Gianni Rodari recitata da mercoledì 11 marzo 2020, tutti i giorni alle 19.00 e 19.05, sui canali Facebook e Instagram di CapoTrave/Kilowatt, da 50 lettori d’eccezione – ovviamente da casa loro.
La prima parte risente, quindi, di quei tempi dilatati, quasi da serial a puntate, anche se alcuni spunti comici; la denuncia precisa della manipolazione (o addirittura dell’invenzione) della notizia per far alzare gli indici di ascolto; la messinscena credibile delle tensioni quotidiane che si vivono in redazioni sempre più sull’orlo del fallimento – tra colleghi impreparati e altri disillusi; e le ottime musiche, a intervallare i quadri, salvano un testo a volte un po’ ripetitivo.
Più interessante la seconda parte, quando si mettono in scena i due radiodrammi – sia perché è affascinante scoprire come si creava in studio, anni fa, la rumoristica radiofonica (come in AutoreVole, progetto di Fonderia Mercury messo proposto dall’Elfo Puccini di Milano); sia perché si palesa quanto sia facile inventare fake news, credibili semplicemente perché trasmesse in radio (come ai tempi della Guerra dei mondi di Orson Welles) o in tivù, o scritte su una testata blasonata. Nessuno ne mette in dubbio la veridicità in quanto siamo ‘ammaestrati’ a credere che chi fa il giornalista sia una persona culturalmente, politicamente, scientificamente o economicamente preparata con un codice deontologico al quale attenersi. E pochi sanno che le redazioni sono zeppe di stagisti, nemmeno laureati, che hanno seguito ridicoli master di giornalismo (o ancor più insulsi corsi di 8 ore di critica) e che semplicemente rielaborano, cambiando qualche virgola, le veline delle agenzie stampa su input del direttore – telecomandato da editori/aziende che usano i media per incanalare la narrazione del mondo secondo fini personali.
Pungente la scelta di mettere in scena non l’invasione degli extraterrestri, come fece Welles nel 1938 (anche se allora, per lo statunitense medio, lo spauracchio erano i sovietici e non le armate di Hitler), bensì degli ‘italiex’, ossia gli ex emigrati italiani rimpatriati forzatamente dal resto d’Europa e dal Sud e Nord America (dove abbiamo esportato per un secolo manodopera a basso costo e mafie e, negli ultimi 20 o 30 anni, i migliori cervelli delle nostre università e centri di ricerca).
Milioni di profughi nostrani rinchiusi – come i richiedenti asilo e i boat people del Mar Mediterraneo – dal Governo Meloni a Shengjin e Gjader, in Albania. O come accade ai migranti che l’amministrazione Trump espelle dagli States, deportandoli in quel carcere a cielo aperto che è diventato El Salvador. Ma intanto, nel silenzio assenso più assordante, anche se non è ancora accaduto quanto va in scena, già dal 2024 Italia, Francia, Germania, Austria, Svezia, Danimarca, Norvegia, Slovenia e Paesi Bassi hanno reintrodotto i controlli alle frontiere e sospeso il Trattato di Schengen: forse gli unici ad essersene accorti sono gli abitanti di Gorizia, che devono mostrare i documenti ogni volta che si recano nella confinante Nova Gorica.
Qua e là, comunque, certi passaggi non convincono. Soprattutto quando il personaggio che interpreta il curdo iracheno (o siriano? Non si capisce) dice di non essere islamico perché curdo (sic!). Primo, visto che si narra di un attentatore iracheno di religione islamica, sembra che sia la religione a connotare la possibilità o meno che si sia terroristi (e non il fatto che l’Occidente sia andato a portare la guerra e a destabilizzare intere regioni per fini neo-coloniali). Secondo, i curdi sono di religione islamica: in maggioranza sono sunniti sciafeiti, con una minoranza di sciiti duodecimani. La leggenda che li vuole tutti laici, solo perché in alcune comunità siriane le donne hanno combattuto contro l’Isis, o in quanto le curde del Pkk, in Turchia, ricoprono anche cariche pubbliche non dovrebbe confondere le idee: vi sono grandi differenze a seconda delle comunità presenti nei vari territori in cui vivono (Iraq, Iran, Turchia e Siria). Molti osservatori hanno sottolineato anche il ruolo dei curdi siriani nella presa del potere di Abū Muḥammad al-Jawlānī (ex membro di al-Qāʿida, sul quale pendeva una taglia statunitense di 10 milioni di dollari per terrorismo, 1). E non va dimenticato che è stato proprio Öcalan, fondatore e leader storico del PKK turco, a chiedere lo scioglimento del movimento in quanto ormai asservito agli scopi predatori statunitensi nell’area. La situazione, in pratica, è complessa e – come afferma uno dei personaggi in scena – questa complessità va raccontata, non semplificata.
Infine, bravi e affiatati gli attori, azzeccate le musiche, perfetto il disegno luci.
Lo spettacolo è andato in scena:
Teatro Cantiere Florida
via Pisana 111/R – Firenze
venerdì 28 novembre 2025, ore 21.00
Radio International
di Hamid Ziarati e Beppe Rosso
regia Beppe Rosso
con Adriano Antonucci, Lorenzo Bartoli, Massimiliano Bressan, Francesco Gargiulo e Barbara Mazzi
scene e luci Lucio Diana
sound designer Massimiliano Bressan
assistente alla regia Ludovica Aprile
tecnico di compagnia Raffaele Arru
produzione A. M. A. Factory
progetto ALCOTRA Italia Francia – MigrAction
si ringraziano Sara Consoli, Thea Dellavalle e Fertili Terreni Teatro
(1) Michelangelo Severgnini a proposito dei legami tra i curdi siriani di SDF e i terroristi di HTS di al-Jawlānī: “Riguardo al valico di Al-Hamran, risulta che lo stesso collegava direttamente i territori controllati dai curdi con quelli di HTS. Questo valico ha generato una ricchezza pari almeno a 2 milioni di dollari al mese. Il traffico riguardava essenzialmente il petrolio che era estratto nei territori controllati da SDF – e che avrebbe dovuto essere siriano ma a Damasco non arrivava una goccia. In compenso, arrivava sottocosto a HTS, organizzazione che ne aumentava il prezzo e, grazie al monopolio che era riuscita a instaurare, lo rivendeva perfino ai territori controllati da al-Assad, così come a quelli controllati dai turchi. Questo commercio illegale è proseguito per almeno un paio d’anni. Evidentemente è stato in questo modo che i miliziani di HTS hanno costituito il budget per acquistare i droni dall’Ucraina e tutte le armi che gli sono servite per la presa di Damasco”, in https://www.inthenet.eu/2025/04/11/nuovi-focolai-di-guerra-in-nord-africa-e-medio-oriente/
venerdì, 5 dicembre 2025
In copertina: Foto dello spettacolo, gentilmente fornita dall’Ufficio stampa del Teatro Cantiere Florida

