Dal welfare all’economia di guerra
di E. Gentili, F. Giusti, S. Macera
È uscita la Relazione Tecnica della Ragioneria dello Stato: un testo che conferma l’orientamento liberista della Legge di Bilancio 2026. Leggendolo risulta evidente la continuità con le Finanziarie degli anni precedenti, segnate da un sostanziale equilibrio tra la riduzione dei costi e l’utilizzo della leva fiscale per evitare leggi patrimoniali e progressività delle imposte.
Ancora una volta, risorse sempre maggiori andranno alle imprese, specie sotto forma di sgravi contributivi e fiscali, mentre il welfare state viene rifinanziato soprattutto nei suoi profili meno strutturali, ossia meno legati alla concreta soluzione dei problemi (i famosi bonus). Assai grave è l’assenza di spesa per l’attuazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni, che dovrebbero fungere da argine, sia pur parziale, a quel divario interregionale dei servizi che vede le isole e le aree meridionali in forte sofferenza per istruzione, assistenza agli anziani, asili nido e servizi socio-sanitari. Per non dire della miopia di fondo rispetto ai reali bisogni del welfare d’una popolazione sempre più anziana e, per questo, bisognosa di sostegno (e, quindi, di maggiori risorse). Tale dato fa tutt’uno con la proverbiale incapacità italica di attuare politiche rivolte ai giovani e atte a contrastare il calo delle nascite.
Costi in tema di fisco
Volendo individuare un elemento qualificante della Manovra, si può indicare la revisione dell’aliquota Irpef, che passerà dal 35% al 33% per il reddito compreso tra una cifra superiore ai 28.000 Euro e fino a 50.000 Euro. Questa misura costerà allo Stato 2,9 miliardi per il 2026 – solo minimamente recuperati dalla riduzione delle detrazioni per redditi superiori a 200.000 Euro (+22,1 milioni per il 2027) – e, oltre a non toccare minimamente i redditi bassi, non avrà impatti positivi sul potere di acquisto, per via del drenaggio fiscale.
Ha fatto scalpore, al contrario, provocando tensioni all’interno della maggioranza, l’innalzamento dell’imposta sostitutiva per il primo immobile destinato agli affitti brevi. La cedolare secca passerà dal 21 al 26%, ma solo per le locazioni gestite da intermediari o portali online. La formulazione iniziale era diversa, riguardando anche gli affitti brevi gestiti direttamente dai proprietari. La modifica si deve a forze interne alla maggioranza, decise a tutelare gli interessi di quella parte della propria base sociale che si è data alla locazione turistica. In effetti, nel tentativo di reperire risorse senza toccare i soggetti economicamente più forti, il Governo è entrato in contraddizione con un pezzo del proprio elettorato. Certo, il proliferare di case vacanze, bed and breakfast, eccetera è anche all’origine del vertiginoso aumento degli affitti a lungo termine. Tuttavia, la misura in questione non si lega a una qualche sensibilità verso la questione abitativa. Su questa tema, nella Legge di Bilancio, non sono previsti né stanziamenti né decisioni di rilievo. Eppure la situazione è drammatica: lo attestano i sempre più numerosi sfratti esecutivi, che spesso colpiscono famiglie morose per l’indisponibilità economica sopraggiunta di recente (1).
Senza porsi il problema di contrastarla, il Governo tenta di recuperare qualche risorsa dall’evasione fiscale (che, non incontrando ostacolo alcuno, ha segnato un nuovo record, 2). La tassa per il rientro dei capitali passa da 200.000 a 300.000 Euro, portando a un guadagno stimato di 14,5 milioni dal 2027, mentre viene digitalizzato il sistema di monitoraggio e controllo della Pubblica Amministrazione. Ciò dovrebbe garantire un recupero di entrate pari a quasi 700 milioni nel 2026. Come si vede, si tratta di cifre esigue. Fuoriuscendo dalla logica dei condoni e intervenendo seriamente sul problema, ben altre risorse potrebbero essere reperite.
Costi in tema di lavoro
Vengono previsti corposi esoneri per le imprese su rinnovi contrattuali, straordinari e premi di produttività, in riferimento ai redditi dei lavoratori fino a 28.000 Euro, nella forma di «una imposta sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle addizionali regionali e comunali pari al 5%». Costo per lo Stato: 420,3 milioni per il 2026. Ma non è finita qui. La riduzione dell’aliquota dell’imposta sui premi di produttività, ridotta al 5% dalla Finanziaria dell’anno passato, è abrogata, ma al suo posto si impone un’aliquota all’1% per premi fino a 5.000 Euro complessivi su base individuale, dai 3.000 che erano, in passato, la soglia per le agevolazioni. Fino a 1.500 Euro, inoltre, saranno tassati al 15% i notturni e i festivi straordinari, nonché le indennità di turno, per i redditi dei lavoratori fino a 40.000 Euro. Il costo totale di queste ultime due misure è 826,5 milioni per il 2026.
Per ultimi arrivano: gli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato o le trasformazioni di contratto, per un ammontare stimato di 154 milioni per il 2026 (ma la spesa autorizzata per l’anno seguente è di 400 milioni); gli sconti fiscali per le imprese che investono nell’innovazione produttiva ed energetica (700 milioni circa per il 2027); le agevolazioni per le imprese che investono nel Mezzogiorno (2,3 miliardi per il 2027). In estrema sintesi le misure di sostegno al potere di acquisto arrivano solo con la riduzione delle tasse che, poi, faranno mancare risorse al welfare. A nostro avviso il disegno del Governo è molto chiaro: da una parte favorire il welfare aziendale, sanità e previdenza integrativa; dall’altra, lasciare alle imprese, secondo le canoniche ricette neoliberiste, fin troppa autonomia e la possibilità di accumulare enormi profitti senza alcun costo sociale. Teniamo conto, infine, che tutti i rinnovi contrattuali avvengono con aumenti di gran lunga inferiori al costo della vita.
Costi in tema di pensioni
L’innalzamento dell’età pensionabile di un mese, eccezion fatta per chi ha svolto lavori usuranti o gravosi, farà entrare nelle casse dello Stato 1,18 miliardi in meno nel 2027 rispetto all’aumento di tre mesi che sarebbe occorso se si fosse legiferato in base all’aumento della speranza di vita. L’accredito diretto in busta paga dei contributi per chi sceglie di rimanere a lavoro, pur avendo diritto alla pensione anticipata contributiva, costa allo Stato 26,1 milioni di entrate contributive in meno, ma allo stesso tempo genera 24,3 milioni di risparmio per le pensioni non erogate. Tuttavia, l’effetto della riduzione della spesa pensionistica negli anni è esponenziale, rappresentando indubbiamente un guadagno per lo Stato. Resta il nodo dei tempi di pagamento del Tfr per i dipendenti della PA: nonostante innumerevoli richiami della Magistratura i tempi continuano a essere maggiori di quelli del privato. Chi volesse ricevere i propri soldi in tempi più brevi dovrà ricorrere, pertanto, ai prestiti delle banche.
Costi in tema di welfare state
In fatto di sanità siamo al quarto anno di Governo Meloni e, rispetto al suo insediamento, secondo quanto previsto in Manovra per il 2028 il settore avrà perso risorse pari a circa mezzo punto del Pil. Il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale cresce nominalmente ogni anno – e infatti nella Finanziaria vengono stanziati 2,4 miliardi in più per il 2026 – ma tale crescita non è sufficiente a compensare l’inflazione, che si riflette sul Fondo nazionale sia in termini di svalutazione del denaro che di incremento del costo delle forniture sanitarie. Per quanto riguarda la forza-lavoro del settore, invece, il Governo si è messo in una botte di ferro prevedendo aumenti sotto il 6% a fronte di un’inflazione cumulata del 17% (3).
Per quanto riguarda i Livelli Essenziali delle Prestazioni e quelli di Assistenza (che sono specifici della sanità) non ci sono stanziamenti aggiuntivi, al di là delle consuete norme di razionalizzazione e informatizzazione amministrative a costo zero, con ciò confermandosi l’inadeguatezza manifestata dall’intero sistema negli anni passati: i LEP (4) e i LEA (5) continueranno a non essere rispettati.
I bonus
Pur se in termini modesti, saranno rifinanziati: ci sono 391 milioni per le detrazioni Irpef relative a interventi di recupero edilizio, di riqualificazione energetica e di riduzione del rischio sismico; 60 milioni per il bonus mobili nel 2027 e 2,23 milioni per la proroga annuale del bonus di 500 Euro per i redditi fino a 15.000 Euro (la cosiddetta Carta Dedicata a te).
Il mese di sospensione che, per volere del Governo, intercorreva tra la fine della percezione dell’Assegno d’Inclusione e il suo rinnovo è abrogato, confermando la totale infondatezza di questa norma scellerata di Meloni. Il costo è di 326 milioni per il 2026. Viene innalzata l’autorizzazione di spesa per l’Assegno di Inclusione per il 2026, da 5,76 miliardi a 6,04 (per il 2023, il Reddito di Cittadinanza ne costava all’incirca 8,5 – risultando un sussidio più corposo).
Sui tagli al welfare state, infine, avranno forse pesato quei 50 milioni in meno che la Manovra converte in armi per l’Ucraina, e ancor di più i circa 2,6 miliardi che verranno aggiunti alla spesa militare, previsti per il solo 2026.
(1) Cfr. M. Pasquini, Dal Consiglio europeo alla manovra, sulla casa il nulla cosmico del governo, «il Fatto Quotidiano», 24 Ottobre 2025
(2) Cfr. Ministero dell’Economia e delle Finanze, Rapporto sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva. Anno 2025
(3) R. Lisi, Sanità più povera, cittadini più soli: la verità nascosta nella manovra Meloni-Giorgetti, 3 Novembre 2025, https://www.collettiva.it/copertine/economia/legge-bilancio-sanita-salute-poche-risorse-meloni-cqhuvxey
(4) I LEP dovranno coprire le funzioni per le quali le Regioni potrebbero chiedere maggiori spazi di autonomia, quali l’istruzione, il trasporto pubblico locale e l’assistenza sociale
(5) I LEA sono i livelli essenziali per i servizi in ambito sanitario
venerdì, 12 dicembre 2025
In copertina: Foto di Calin Constantinescu da Pixabay

