Koltès, il jazz e la Lis
di Simona Maria Frigerio
La Nuit juste avant les forêts è il ‘monologo jazz’ (viste le divagazioni à la Laurence Sterne) di Bernard-Marie Koltès, in cui si intrecciano senza soluzione di continuità (anche sintatticamente) rimandi a Heart of Darkness di Joseph Conrad – con quel suo generale che sembra la copia di Kurtz nella sua atroce crudeltà, indispensabile per preservare il suo regno nella foresta dal buio della mente; a Arthur Rimbaud, in Sensation, qui voulait “fouler l’herbe menue” e, sognatore quanto il protagonista, già presagisce di sentirne la freschezza sotto i piedi; mentre l’eterno straniero di Koltès pare riproporre, in maniera più politica e forse meno psicologica, l’estraneità persino a se stessi de L’Étranger di Albert Camus.
Stratificazioni letterarie sulle quali si innestano quelle di senso – etico, poetico ed estetico.
È il 1977. L’indipendenza algerina e il rimpatrio dei Pied-Noir sono targati 1962, ma la Françafrique è una realtà coloniale che si sgretolerà come argilla al sole solo 60 anni dopo. Les nuits fauves di Cyril Collard (morto anche lui a causa dell’Aids nel 1993, solo quattro anni dopo Koltès) non dovevano essere molto diverse da quelle di altri omo e bisessuali che, negli anni 70 e 80, non si erano ancora rassegnati alla monogamia da HIV. I ponti – battuti tutte le notti dal protagonista senza nome di Koltès – sembrano uscire dalla penna di Dostoevskij, come l’Anichkov sulla Prospettiva Nevskij a San Pietroburgo. E coloro che vivono ai margini: le puttane e gli ubriachi, i vagabondi e gli apolidi, gli omosessuali e i piccoli criminali sono altrettanti riflessi degli anti-eroi di Jean Genet.
C’è tutto questo e molto altro nel flusso di coscienza ininterrotto del monologo di Koltès. Vista la sua densità Babilonia Teatri avrebbe potuto lasciarlo nelle mani (letteralmente, visto che si esprime col linguaggio dei segni) dell’interprete -, con una voice over che recitasse il testo per lo spettatore non sordo e che non comprende la Lis. Al contrario, Babilonia Teatri sceglie la compresenza scenica decisamente cacofonica. Ci sono tutti: il musicista, che mixa suoni e rumori dal vivo; il performer sordo, il bravo Daniel Bongioanni, che interpreta il testo con la Lis e mima, contemporaneamente, le azioni; il ‘doppiatore’ Enrico Castellani, che recita il testo in veronese (muovendosi talmente tanto da dare l’impressione che voglia attirare l’attenzione su di sé); mentre, sullo sfondo, si proietta la traduzione in italiano.
Per un monologo già così grondante di significanti e significati, la moltiplicazione di input in scena risulta ridondante e dispersiva. Si fatica a seguire la poesia in prosa di Koltès, tanto lancinante quanto pindarica. E ancor più si fatica a seguire la doppia performance di Bongioanni (il quale, con mani e corpo, deve dar forma a pensieri, parole e azioni), con Castellani che pare scalpitare per ‘rubargli la scena’.
Come scrisse Alexander Pope: “Fools rush in where angels fear to tread”.
Lo spettacolo è andato in scena:
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via Don Minzoni 34 – Porcari (LU)
mercoledì 10 dicembre, ore 20.30
Foresto
da La notte poco prima delle foreste di Bernard-Marie Koltès
cura, regia Babilonia Teatri
traduzione Francesco Bergamasco
adattamento in dialetto veronese Enrico Castellani
traduzione LIS Daniel Bongioanni
con Enrico Castellani e Daniel Bongioanni
collaborazione scientifica Jean Paul Dufiet
musica live e sound design Giovanni Frison
light design Luca Scotton
consulenza accessibilità Ass. Fedora
interprete LIS Andrea Consolaro
Foto e video Giulia Lenzi
co-produzione Pergine Spettacolo Aperto, OperaEstate Festival, Teatro Scientifico di Verona
con il sostegno di Fondazione CARITRO
in collaborazione con l’Università degli Studi di Trento
in accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di François Koltès
L’opera La notte poco prima delle foreste nella traduzione di Francesco Bergamasco è edita da Arcadiateatro Libri, Bernard-Marie Koltès TEATRO – Volume 3
venerdì, 19 dicembre 2025
In copertina: Un’immagine gentilmente fornita dall’Ufficio stampa

