Destra/sinistra: siamo andati oltre i tempi di Gaber
di Simona Maria Frigerio
Nei giorni scorsi un post di Andrea Zhok – sempre acuto lettore del presente – riferiva dell’ennesimo caso di censura preventiva nei confronti di presunti filo-russi. Ossia, il Teatro Grande Valdocco di Torino aveva negato la sala, preventivamente noleggiata, ai professori Angelo D’Orsi e Alessandro Barbero che avrebbero partecipato, insieme ad altri intellettuali, all’evento Democrazia in tempo di guerra. Disciplinare la cultura e la scienza, censurare l’informazione. Un titolo, diremmo, preveggente.
Nel contempo, per esprimere il proprio dissenso contro la casa editrice di estrema destra (o così è stata definita dai suoi oppositori), Passaggio al Bosco, che sarebbe stata presente a Più libri, più liberi, in quel di Roma, Zerocalcare e Corrado Augias (e altri) avrebbero annunciato la propria defezione.Virtue signalling, secondo Zhok, ovvero esempio di identificazione ‘virtuosa’ con le preferenze dei ‘ceti erogatori di prebende’.
Fin qui identificazione piena. Ma ci sarebbe, secondo noi, un altro passaggio da analizzare e che può regalare un ulteriore punto di vista a quei cittadini che ormai si disinteressano di tutto tranne che di come sperperare la tredicesima – tra profumi che la rendono ‘dorata’ e quelli che lo trasformano in ‘selvaggio’.
La differenza sta in come reagisce a entrambi gli eventi la cosiddetta sinistra virtuosa che, in fondo, si sta battendo in entrambi i campi – in attesa di farlo in Russia.
Nel primo caso si persevera sulla strada di impedire lo svolgersi di un evento che potrebbe fornire elementi di contro-informazione (come si diceva un tempo) o inserire dubbi e critiche nella narrazione univoca imperante – essendo la libertà di parola e opinione sancita in Costituzione dall’Articolo 21. Nel secondo caso, la Casa editrice che ha tutto il diritto di pubblicare ciò che le aggrada in un Paese democratico (e che, però, si fonda sui valori della Resistenza e dell’antifascismo) esporrà liberamente i suoi libri e saranno coloro che potremmo definire ‘più realisti del re’ a far mancare la loro voce, sottraendosi al confronto democratico, al dialogo pluralista e, in pratica, ‘punendo’ i propri lettori.
La reazione di virtue signalling, al di là che ci appaia simile dall’atteggiamento peevish (per usare un altro termine inglese stranamente onomatopeico) del bambino che si rifiuta di continuare a giocare quando perde, è in sé una dimostrazione anti-democratica in quanto è un sottrarsi al confronto partendo da un atteggiamento fideistico che mal si concilia persino con la morale laica – per non parlare dei principi della sinistra che si radicherebbero nel marxismo storico.
E però il risultato di tali scelte è, nella realtà fattuale, diametralmente opposto. Nel primo caso si impedisce un’espressione critica altrui. Nel secondo, si lascia il campo libero a coloro che, se arrivassero al potere, azzererebbero il dissenso più di quanto faccia, già oggi, la parte che si auto-definisce democratica.
Ma come dicevano i latini Tempore lenta pati frena docentur equi (1).
(1) Con il tempo i cavalli imparano ad accettare il morso
Giorgio Gaber dal vivo:
venerdì, 19 dicembre 2025
In copertina: Foto di Steve Buissinne da Pixabay

