Sotto l’Albero di Natale
di Maurizio Prescianotto
“Qualcuno era comunista” (1) cantava Gaber (nel 1992) ma invece l’amico Oreste G. continua a professarsi tale. L’Unione Europea lo assimila ai nazifascisti e in molti Stati verrebbe perseguito.
Cosa significa, oggi, dichiararsi comunista in Occidente e come siamo arrivati alla sua abiura, dissipazione e perdita del significato?

Karl Marx definisce “comunismo un’associazione di liberi esseri umani che lavorano con mezzi di produzione comuni e forza sociale… col Partito rivoluzionario che guida il proletariato alla presa del potere abolendo la proprietà privata… ritenendo imprescindibile la sua realizzazione internazionale altrimenti impossibile in singoli Stati”.

Storicamente varie reinterpretazioni e applicazioni, da Josif Stalin in URSS fino all’Eurocomunismo di Enrico Berlinguer, prescindendo dai fondamentali teorici, si sono dimostrate esperienze fallaci. Oggi nel ricco ‘giardino occidentale’, come definito in UE dall’ex socialista Josep Borrell, il proletariato appare imborghesito e, invece, di perseguire la realizzazione lavorativa preferisce inseguire strapuntini di improbabile rendita finanziaria basata sul solito saccheggio di risorse in giro per il mondo o nell’importare neo-schiavi senza diritti.

D’altronde, le nostre classi elitarie occidentali dove l’1% detiene il 40% della ricchezza, finora hanno continuato artatamente a lottare per mantenersi i secolari privilegi. Come già riuscirono a far deragliare la Rivoluzione contrassegnata da Liberté Egalité Fraternité, in Europa (1789-1815), costringendola in guerra perenne col generale Napoleone e trasformando la Francia da Repubblica in Impero; riusciranno pure a erodere progressivamente la Rivoluzione comunista in URSS (1917-1989), trascinandola prima in una guerra civile dove emerse il generale Josip Stalin – sostenuto dal fidato apparato attraverso i Soviet. Poi fu scatenata l’operazione Barbarossa dai nazifascisti che uccise il 16% degli abitanti (27 su 170 milioni). E infine, nel confronto denominato Guerra fredda con la NATO, l’URSS fu costretta a distogliere risorse dalla distribuzione collettiva interna favorendo la corruzione degli apparati.
Purtroppo, questa volta le nostre élite sono in affanno nella distribuzione internazionale del prodotto, e vedono la crescita di nuovi soggetti che dopo cinque secoli di colonialismo ri-affermano la loro indipendenza. Mentre noi, popoli occidentali, disertiamo la politica svuotando progressivamente il Contratto Sociale Costituzionale e riducendo i diritti al welfare e la fruizione reale di Liberté Egalité Fraternité. Quindi, coerentemente, si ritornano a perseguire i residuali comunisti antagonisti, mentre si finanziano nuovamente le guerre come strumento di saccheggio e rapina – dall’Iraq fino all’Ucraina, alla Palestina e al Venezuela (2). Si rende il Governo zerbino dei mercati con la scusa dell’insanabile debito pubblico attivabile a discrezione: armi SÌ / sanità NO. Anche qui, in Suedtirol, dove i caporioni recepiscono limando per quanto loro confà.

Quindi, il motto “T.I.N.A. There Is No Alternative” risulta inevitabile?
Certamente per chi pensava di essere STATO comunista e, da pentito, risulta solamente conformato. Non avendo compreso che lo STATO, ieri come oggi, necessita di condivisione realizzativa materiale collettiva – o non esiste.
(1)
(2) Nota della Redazione di InTheNet: la prima in funzione anti-russa, per far implodere la Federazione, ricca di risorse minerarie; la seconda da depredare del gas off-shore; il terzo ricco di petrolio e bandiera del comunismo attuale
venerdì, 26 dicembre 2025
In copertina e nel pezzo: Foto gentilmente fornite dall’Autore

