La kermesse della falsità
di Monica De Giuli
Una commedia che fa ridere, ma tanto ridere, e allo stesso tempo, come tutte le commedie intelligenti, ci fa riflettere sulla condizione umana altamente a rischio di ipocrisia.
La commedia è tratta dal testo di Jasmina Reza, Le die du carnage, che ha debuttato in Svizzera nel 2006 e dal quale è stato tratto il famosissimo film di Roman Polanski del 2011, Carnage. Con questo testo, l’autrice si è affermata per la capacità di scandagliare l’animo umano e di renderlo attraverso la descrizione dei rapporti interpersonali viziati dalla società in cui viviamo. Si tratta di un vero e proprio spaccato di vita quotidiana in cui, in un modo o nell’altro, non possiamo fare a meno di riconoscerci. Ogni personaggio, infatti, riesce a incarnare la dualità in cui questa società ci costringe a vivere – ossia come vogliamo o dobbiamo apparire ma, al contempo, ciò che pensiamo davvero e che, molto più spesso, non abbiamo il coraggio di esprimere per il timore di uscire dai canoni di un perbenismo che ormai abbiamo fatto nostro.
La trama dello spettacolo è semplicissima: i coniugi Véronique e Michel Houllié invitano Annette e Alain Reille per trattare, di comune accordo, una questione che ha visto protagonisti i figli di appena undici anni, Bruno e Ferdinand. Ferdinand ha colpito con un bastone Bruno provocandogli la rottura degli incisivi e la tumefazione del labbro superiore. Sebbene all’inizio sembri che i personaggi siano animati dalle migliori intenzioni, in breve tempo la discussione prende a degenerare, al punto da diventare quasi liberatoria, facendo cadere quelle maschere che da troppo tempo hanno preso il posto della loro (e nostra) vera essenza.
Da un’atmosfera da salotto tipicamente borghese si passa, in maniera sempre più incalzante, a quello che potremmo definire uno scenario da bar in cui sono tolti tutti i filtri per lasciare spazio alle più vere e bieche passioni, che avremmo vergogna a confessare anche a noi stessi se messi di fronte a uno specchio. Per questo si chiama Massacro ed e questa è la forza dello spettacolo: la verità dei sentimenti più viscerali è messa a nudo nella maniera più diretta e irrefrenabile; una verità che non si esime dalla critica e dal giudizio, non solo sui rapporti fasulli, ma anche sulla famiglia stessa che non è più quella del ‘Mulino Bianco’ – come ci hanno fatto credere – ma quasi un peso quotidiano e insostenibile, fatto di continui compromessi.
Riguardo agli attori, non ci sono parole. Non si respira solo la professionalità, la bravura e la perfetta messinscena, si sente proprio l’alchimia che c’è tra di loro e che traspare nella loro complicità, sia nei momenti drammatici che in quelli più comici dove si percepisce anche, in fondo, il loro divertimento.
Questo è stato uno di quegli spettacoli in cui, uscendo dalla sala, ho detto a me stessa: “Che meraviglia andare a teatro, quanto abbiamo riso? E quanto abbiamo comunque riflettuto?”. Ho fatto entrambe le cose, ma riflettendo sulla miseria umana mi sono anche tanto divertita.
VOTO 9/10
Lo spettacolo è andato in scena
Teatro Eleonora Duse
via Nicolò Bacigalupo, 6 – Genova
dal 2 al 14 dicembre 2025
Teatro Nazionale di Genova presenta:
Le Dieu du carnage
traduzione Laura Frausin Guarino ed Ena Marchi
regia Antonio Zavatteri
scene e luci Nicolas Bovey
costumi Anna Missaglia
assistente alla regia Bruno Ricci
assistenti volontari alla regia Stella Crudo e Vincenzo Ruoppolo
direttrice di scena Lorenza Gioberti
capo macchinista Marco Fieni
capo elettricista Joseph Geoffriau
sarta Nada Campanini
personaggi e interpreti:
Annette Reille: Francesca Agostini
Michel Houlliè: Andrea Di Casa
Veronique Houlliè: Alessia Giuliani
Alain Reille: Antonio Zavatteri
venerdì, 2 gennaio 2026
In copertina: Foto di Federico Pitto, Teatro Nazionale di Genova

