Ma quelli italiani sono messi meglio?
di Luciano Uggè (traduzione di Simona M. Frigerio)
Repubblicano, ex ambasciatore statunitense in Germania e inviato speciale del Presidente Trump, uomo vicino all’estrema destra, Richard Grenell, sul suo profilo X ha recentemente criticato i media US in quanto assumerebbero persone non preparate e che non si preoccupano di ciò che è basilare nel giornalismo, ossia di un accurato fact-checking: “Negli Stati Uniti, c’è una crisi di credibilità dei media. Assumono giovani giornalisti che non sanno come verificare i fatti in maniera indipendente, i quali riscrivono notizie di altri organi di stampa, senza nemmeno controllare se la storia sia vera. Ma a loro non importa essere inesatti, perché tutto ciò che conta è ottenere clic per fare soldi”.
Di fronte a questa accusa contro la stampa statunitense, come potremmo rispondere noi italiani? Di certo la BBC ha ben altro di cui rimproverarsi e i telespettatori più che indignarsi per l’affaire Trump dovrebbero chiedersi a quante operazioni mediatiche infarcite di fake news hanno creduto negli ultimi dieci o venti anni…
Ma senza voler auto-citarci, ad esempio, rispetto ai 20mila bambini ‘rapiti’ da Putin, dato megafonato da Far West (1) quando era ormai acclarato che i bambini ucraini di cui si sono perse le tracce sarebbero 339; prendiamo a esempio tre titoli che, sotto la rubrica Attualità, Google pubblica come ‘informazione’.
Il primo si intitola: “Kate Middleton e il divorzio da William, la decisione è ormai presa”.
Fatto appurato e di interesse pubblico? Dubitiamo della seconda affermazione ma, leggendo il pezzo, ancor più della prima: “Negli ultimi anni, prima della terribile diagnosi di cancro della Principessa del Galles, qualcuno ha parlato di un probabile divorzio a causa dei presunti tradimenti del futuro Re. Ma la realtà è che Kate e William non si lasceranno mai”.
Il secondo titolo della giornata che mi propone Google accendendo il cellulare è: “Per non pagare l’IMU sulla seconda casa ti serve solo una ricevuta”.
Sembrerebbe facilissimo ma, cliccando sul pezzo e aprendone i contenuti, scopro che, in realtà, “potrebbe bastare solo una ricevuta”: un condizionale non equivale a certezza. E infine mi rendo conto che l’articolo ventila l’escamotage di come avvalersi di una truffa legalizzata: “Le coppie sposate o unite civilmente, se vivono in due residenze diverse, possono godere dell’esenzione dal pagamento dell’IMU per entrambe le abitazioni”. No comment: per chi non si potesse permettere un prestanome, il consiglio è ricorrere alle false dichiarazioni di residenza?
Il terzo articolo, scelto sempre a caso, si intitola: “I nutrizionisti sono sotto shock! Una studentessa di Roma ha scoperto una formula rivoluzionaria che aiuta a perdere tra 10 e 15 kg in un mese – senza dieta né esercizio!”.
Pensate alla gravità di dare per certa una simile scoperta per milioni di individui affetti da obesità o, peggio, da diabete di tipo 2. Aprendo il pezzo si legge: “Le grandi aziende farmaceutiche cercano di vietarla il prima possibile”. Interessante che un simile articolo passi per informazione accreditata da un motore di ricerca che, pochi anni fa, de-indicizzava la libertà di pensiero e opinione quando si trattava, ad esempio, di sollevare dubbi sull’efficacia immunizzante del vaccino Pzifer o Moderna e, di conseguenza, sull’inutilità del green pass per bloccare l’epidemia di Sars-Cov-2 (che, difatti, si è trasformata in endemia). Proseguendo nella lettura ci accorgiamo che, senza alcun sostegno medico-scientifico, fornire dati certi sulla studentessa (una ricercatrice? In quale campo?) o link a pubblicazioni su riviste mediche o scientifiche specializzate, in realtà si pubblicizza un integratore a base di generici frutti cambogiani (perché non thailandesi, laotiani o vietnamiti?).
In pratica, in Italia si è andati ben oltre gli States e si è imparato a sollecitare i click che permettono di aumentare il numero di lettori e il ritorno economico, primo: inventando titoli a effetto smentiti poi dal contenuto dell’articolo; secondo, sollecitando l’atavico bisogno italico di evadere il fisco; e terzo, prendendo all’amo persone malate che cercano alternative a Lourdes.
Si può scendere ancora più in basso?
(1) https://www.inthenet.eu/2025/11/07/il-farwest-dellinformazione/
venerdì, 9 gennaio 2026
In copertina: Immagine di Simon da Pixabay

