La storia non si ripete mai uguale a se stessa, ma si ripete
di (e traduzione di) Federico Giusti
Angelo D’Orsi ha scritto, su Il Fatto Quotidiano, un articolo che farà discutere e gli costerà ulteriori e feroci attacchi dopo quelli ricevuti nelle ultime settimane tra accuse di putinismo e altre di vicinanza con “i violenti dei centri sociali”.
L’analisi si muove da un recente convegno tenutosi alla Sorbona e interamente dedicato a Neoliberalismi, neofascismi, neopopulismi.
Lo studio dell’oggi non poteva che partire dalle categorie individuate decenni or sono da Michel Foucault a cui va il merito, sul finire degli anni Settanta del Novecento, di avere analizzato per primo l’avvento del neoliberismo, la paura dello Stato, e le ideologie che nei vari Paesi animavano questi percorsi.
Oggi facciamo i conti con quella ondata reazionaria che ha condotto all’egemonia delle classi dominanti nella società, alla perdita di punti di orientamento – per potersi muovere con coerenza e senso critico ai nostri giorni.
L’idea che ognuno sia imprenditore di sé stesso ha prodotto danni incredibili, dallo smantellamento del welfare alle misure previdenziali svantaggiose con l’avvento del calcolo contributivo, dal mito della produttività all’erosione del potere di acquisto. E molte delle teorie liberiste le troviamo in auge anche nel campo avverso, o meglio, tra coloro che dovrebbe contrastarle come partiti e sindacati di ‘sinistra’.
La cultura del merito, la competizione economica, l’intervento del legislatore o del Governo di turno sui sistemi distributivi (ad esempio, il fisco) per favorire sempre gli stessi a discapito degli altri ci restituiscono innumerevoli esempi di quel mix che vede la centralità del mercato, la fine del liberalismo e l’avvento del neoliberismo dentro cui sguazzano i fautori delle detassazioni, i reazionari anticomunisti, gli acerrimi nemici della democrazia, gli oscurantisti religiosi.
Non è questa la sede per un’analisi puntuale del neoliberismo, neofascismo e neo-populismo, ma se pensiamo alle ultime settimane non possiamo esimerci da qualche esempio concreto. Per delegittimare il ruolo dello Stato, la destra sostiene la ‘famiglia nel bosco’ quando quarant’anni fa avrebbe bollato la stessa come esempio di disordine morale, di rifiuto delle regole che sorreggono le comunità. Potremmo parlare anche delle università private e di quelle online, che ricevono finanziamenti generosi – fondi sottratti all’università pubblica. E aggiungere qualche osservazione su quel mix tra sostegno acritico allo Stato di Israele (l’ideologia sionista sbandierata a destra) sminuendo, nel contempo, le responsabilità storiche del Fascismo (del resto si parla di tifosi israeliani che, negli stadi, fanno il saluto romano). Questa apparente confusione ha, al contrario, una sua logica: se guardiamo la realtà dei fatti con lenti sbagliate finiremo in un vicolo cieco.

Leggiamo dalla presentazione del Convegno parigino: “È significativo che il progetto neoliberista venga ampliato dalle aspettative di sovranità autoritaria, da un lato; dalla crisi della democrazia e dalle nuove tecnologie dell’intelligenza artificiale, dall’altro. È altrettanto significativo che questa mobilitazione economica venga stabilita tramite l’espulsione, il cui corollario è l’esclusione. Che si tratti degli Stati Uniti, dell’Argentina, l’Italia, la Francia o il Cile, le premesse neoliberiste convivono con il culto del leader e l’estensione del sovrannumero popolare. Da questa prospettiva, la questione di quale neoliberismo stiamo affrontando è più urgente che mai, così come la questione della rilevanza degli strumenti teorici di Foucault per affrontare la sfida dell’analisi. Diverse domande guideranno, quindi, questa conferenza internazionale. Come dovremmo interpretare i pericolosi legami tra neoliberismo e neofascismo? In che senso gli strumenti teorici di Foucault possono rivelarsi utili in un contesto di alta precarietà indotta dall’estremismo della razionalità di mercato? Quale compito ha l’intellettuale critico di fronte al neoliberismo? Qual è il significato e quale la rilevanza delle lotte necessarie contro il neoliberismo? Possiamo rischiare un’analisi del nostro presente in termini di fascismo? In che senso le analisi storiche dell’ascesa del fascismo in Italia rendono possibile stabilire questa diagnosi o meno?” (1).
In attesa della traduzione degli atti del convegno possiamo trarre, dai due giorni di discussione dicembrini, qualche idea per affrontare la realtà. Riflettere, ad esempio, sulla cieca obbedienza e sulle masse silenti, così come sulla costante e continua ricerca di un possibile nemico – interno ed esterno. Ma anche sul rifiuto del pubblico come ambito di parziale uguaglianza e l’elogio del mercato, l’oblio dei nuovi poveri e l’esaltazione del blocco sociale dominante. E ancora, l’alzarsi dei toni, la voglia di repressione, i continui voltafaccia, i pericolosi equilibrismi giustificati come arte del ‘buon governo’, il controllo sociale, il disprezzo per l’autonomia della scuola o della magistratura, il desiderio di piegare la ricerca a fini duali o di irreggimentare partiti, sindacati, e sempre di più imass media. E infine, un fisco iniquo e la povertà salariale: insomma, tutto questo come pensate di definirlo?
(1) Université Sorbonne Nouvelle – Parigi 3 – Neoliberismi, neofascismi e neo-populismi. I fantasmi di Foucault
venerdì, 9 gennaio 2026
In copertina: Sorvegliare e punire. Nascita della prigione di Michel Foucault (ET Saggi, particolare per ragioni di layout); nel pezzo: il professor Angelo D’Orsi in un’assemblea, Immilla opera propria (CC BY-SA 4.0)

