Il Design come relazione nelle scarpe Nike
di Noemi Neri
Pochi marchi incarnano una forte sinergia tra design e sport quanto Nike, azienda che prende il nome dalla dea greca della vittoria e che, dalla sua fondazione nel 1972, è diventata il brand sportivo leader a livello globale. Nel tempo necessario a leggere queste righe, Nike ha già venduto decine di paia di sneaker: un dato che restituisce la portata di un fenomeno che va ben oltre l’abbigliamento sportivo.
La mostra Nike: Diseño en movimiento, ospitata a Madrid negli spazi di TeamLabs/, a pochi passi dalla Gran Vía, propone un percorso immersivo che unisce oggetti d’archivio, prototipi, video e materiali grafici provenienti dal Dipartimento degli Archivi Nike, molti dei quali esposti per la prima volta al pubblico.
Il visitatore ha l’opportunità di addentrarsi dietro le quinte per assistere alla trasformazione di questa grande azienda: da piccola startup a colosso multinazionale con un fatturato annuo superiore ai 50 miliardi di dollari.


Edizioni speciali
L’aspetto estetico di ogni prodotto studiato da Nike si pone in una relazione di continuo scambio tra marchio e pubblico. Collaborazioni con musicisti e stilisti, progetti comunitari, edizioni speciali: ogni sneaker è il risultato di un dialogo. Facciamo alcuni esempi. Dalla collaborazione con Bodega, un negozio al dettaglio di Boston, nascono le Dunk High, scarpe tradizionalmente utilizzate per il basket che rendono omaggio anche al baseball con i punti di cuoio che richiamano il guantone. Mai arrivata in commercio ed esposta per la prima volta è la scarpa realizzata per l’album Nellyville lanciato nel 2002 dal rapper Nelly e che includeva la canzone Air Force Ones.
Precursora promozionale della collezione BETRUE, con lo scopo di promuovere i diritti LGBTQIA+ è l’Air Stab creata per il Pride 2009 con la piattaforma NIKEiD che permette ai consumatori di personalizzare le proprie scarpe.
Chitose Abe, fondatrice della casa di moda giapponese Sacai, combina gli storici modelli LDV e Waffle Racer fondendoli in un’unica scarpa. Una delle prime stelle del pop a vincolarsi ufficialmente a Nike negli anni Ottanta fu Tom Petty, la scarpa realizzata ha una combinazione di colori delle Blazer, le scarpe più famose prima delle AF1. A proposito di Blazer, non manca l’edizione speciale creata per la tennista Naomi Osaka che riporta la firma della stessa e la frase “Home is where the heart is”. Quando il giornalista britannico Gary Warnett morì a 39 anni, considerato il migliore nello scrivere di scarpe sportive, Nike lanciò in suo onore 40 paia di Air Spain, in quanto modello preferito dal padre.
Dando uno sguardo alle creazioni più recenti, l’azienda cede il passo all’intelligenza artificiale per la creazione delle A.I.R. destinate a tredici sportive d’élite durante i giochi Olimpici del 2024.








Nike e l’immaginario collettivo
Cinema e televisione hanno contribuito a rendere Nike parte della nostra quotidianità visiva. Dalle serie anni Settanta come Charlie’s Angels e A-Team, ai film iconici degli anni Ottanta e Novanta – Rocky III, Karate Kid, Batman, Space Jam – le sneaker Nike accompagnano eroi, antieroi e miti pop, rafforzando un’identità che va ben oltre il prodotto. Come dimenticare le scarpe di Forrest Gump o di Ritorno al Futuro?!
Se il design è il motore, lo storytelling è il linguaggio con cui Nike entra nell’immaginario collettivo. Dopo un primo spot del 1976 focalizzato sul prodotto, l’azienda comprende che il vero legame con il pubblico passa dalle storie degli atleti. Negli anni Ottanta, la collaborazione con l’agenzia Wieden+Kennedy segna una svolta decisiva.
Nel 1988 nasce uno degli slogan più celebri di sempre: Just Do It. A pronunciarlo non è un campione, ma Walt Stack, un jogger ottantenne che corre sul Golden Gate Bridge. Il messaggio è semplice e radicale: lo sport è per tutti. Un principio che continua a risuonare anche negli slogan successivi, come There is no finish line.


La nascita di Nike
I fondatori, Phil Knight e Bill Bowerman, condividono un passato da corridore universitario il primo e da allenatore il secondo. È proprio Bowerman, ossessionato dall’ottimizzazione delle prestazioni, a porre uno dei principi cardine del design Nike: ascoltare sempre la voce dell’atleta.
Nel 1962, dopo la laurea in economia, Phil Knight vola in Giappone per incontrare Onitsuka Tiger, allora uno dei principali produttori di scarpe sportive. Si presenta come manager di una società appena inventata, la Blue Ribbon Sports, ma dietro l’improvvisazione c’è una visione chiara: importare scarpe giapponesi negli Stati Uniti per scalfire il dominio di Adidas, replicando quanto già accaduto nel mercato fotografico con Leica. L’idea funziona. Dopo alcuni anni di importazione, Knight decide di separarsi dal socio e avviare una produzione autonoma: nasce Nike, ufficialmente costituita il 1° maggio 1972.




Prototipi, fabbriche e sperimentazione
Dal 1974 al 1984, il cuore produttivo di Nike negli Stati Uniti si trova a Exeter, nel New Hampshire. Qui vengono sviluppati prototipi e prodotte linee commerciali, mentre l’azienda guarda già oltre, verso la Cina, da poco aperta agli investimenti stranieri. Uno dei primi modelli realizzati lì è una sneaker low-cost sorprendentemente priva del celebre Swoosh: un oggetto che oggi racconta una fase di transizione e sperimentazione.
In questi anni prende forma anche una delle sneaker più iconiche del marchio: la Cortez. Lanciata nel 1972, nasce come scarpa da running con una tomaia in nylon leggero e una suola progettata da Bowerman con inserti in gomma morbida e dura. La successiva versione in pelle segna il primo passo verso lo stile urbano, anticipando l’ibridazione tra sport e moda che diventerà centrale nel DNA Nike.
Fin dalle origini, Nike costruisce il proprio vantaggio competitivo attraverso un rapporto stretto con gli atleti. Il primo grande testimonial è Steve “Pre” Prefontaine, carismatico maratoneta la cui carriera viene tragicamente interrotta nel 1975. Prefontaine collabora attivamente con Bowerman, arrivando a disegnare e annotare la sua idea di “scarpa perfetta”.
Nel 1977 nasce Athletics West, una squadra di corsa indipendente fondata da Geoff Hollister insieme a Knight e Bowerman. L’obiettivo è duplice: rafforzare la competitività dei runner statunitensi e creare una comunità intorno al brand. Nello stesso periodo, Nike firma il suo primo importante contratto con atlete nere: le Tennessee State Tigerbelles, squadra femminile di staffetta che diventa simbolo di uguaglianza razziale e di genere grazie anche alle vistose scarpe chiodate Vainqueur.
Air, basket e cultura pop
Negli anni Ottanta, Nike supera definitivamente i confini dello sport professionistico. L’ingresso nel basket, seguito da tennis, calcio e skateboard, consolida il legame con lo street style e la cultura pop. Modelli come Air Force 1 e Air Jordan diventano icone, anche grazie a spot televisivi visionari.



Parallelamente, l’azienda investe in una tecnologia destinata a fare scuola: Nike Air. Sviluppata a partire dagli esperimenti dell’ingegnere Frank Rudy, utilizza capsule di gas pressurizzato per offrire ammortizzazione senza aumentare il peso. Nel 1987, l’aria diventa visibile nella suola: un gesto di trasparenza tecnologica che inaugura una nuova estetica.


Innovazione, errori e nuovi linguaggi
Non tutte le intuizioni sono immediate. Negli anni Ottanta, Nike sottovaluta il boom dell’aerobica, lasciando spazio a Reebok. La risposta arriva con il cross-training e con modelli versatili come Air Trainer e Huarache, progettati per adattarsi a discipline diverse.
Nel 2002, l’ingresso nel mondo dello skateboard rappresenta un’altra sfida culturale. La linea Nike SB, guidata inizialmente da Sandy Bodecker, riesce a conquistare credibilità attraverso collaborazioni mirate e un dialogo diretto con la scena skate.
Materiali, sostenibilità e futuro
Per concludere, uno dei temi più attuali affrontati dalla mostra è quello della sostenibilità. Le sneaker sono oggetti complessi, difficili da riciclare e soggetti a rapida usura. Dopo anni di critiche, Nike avvia un percorso di responsabilità che parte dalla linea Considered nel 2005 e prosegue con innovazioni come Flyknit, Nike Grind e il programma Move to Zero.


La ricerca si spinge fino a sperimentazioni radicali: scarpe monolitiche, senza colla, come la Zvezdochka progettata con Marc Newson, o modelli recenti in schiuma monoblocco come la ISPA Universal. Nei laboratori, designer e ingegneri lavorano fianco a fianco, annotando l’impronta di carbonio di ogni componente e immaginando il futuro del footwear.
Tutte le informazioni aggiornate su orari, biglietti e visite guidate sono disponibili sul sito ufficiale della mostra Nike. Diseño en movimiento.
venerdì, 16 gennaio 2026
In copertina e nel pezzo: foto fornite da Noemi Neri

