Dal referendum al narcotraffico e all’evasione fiscale: il Presidente ‘amato’ da Marco Rubio
di Luciano Uggè (traduzioni di Simona M. Frigerio)
A settembre avevamo visto tutti il Segretario di Stato degli US, Marco Rubio, stringere la mano al Presidente dell’Ecuador, Daniel Noboa, mentre affermava non solamente che i due Paesi avrebbero cooperato in materia di sicurezza (traducasi: gli States avrebbero ‘invaso’ il Paese con le proprie basi militari per ‘combattere il narcotraffico’) ma anche che Nicolás Maduro, Presidente del Venezuela, era un «terrorista» e un «narcotrafficante» – nonostante non vi sia alcuna prova a tal riguardo e, anzi, contestando le risultanze opposte delle Nazioni Unite (1).
Non contento di intromettersi negli affari di uno Stato straniero, sempre Rubio, poche ore prima del referendum in Ecuador di novembre 2025, ha espresso il proprio sostegno a Noboa e ai quattro quesiti referendari voluti dal Presidente.
Nonostante l’America Latina sia ancora considerata il cortile della Casa Bianca, a Washington, la cosiddetta dottrina Monroe sembra perdere colpi e, difatti, tutti e quattro i referendum sono stati bocciati dall’elettorato. Respinta la possibilità di riscrivere la Costituzione con il 61,61% di no; respinta, con il 60,55% di no, la possibilità di eliminare dalla Costituzione attuale il divieto di installare basi militari straniere in Ecuador (con buona pace di Rubio). Ma non solo. A differenza degli italiani che non hanno capito che se i partiti non sono finanziati dall’erario, saranno le lobby a controllarli (più di quanto già facciano) e che la riduzione del numero dei parlamentari equivale a dare in mano ai partiti maggior potere di controllo sulle decisioni dei deputati (diminuendo gli spazi di dissenso), gli ecuadoriani hanno votato no (58,06%) alla soppressione dei finanziamenti pubblici ai partiti e no (53,45%) alla riduzione del numero dei parlamentari.
La risposta indiretta all’amministrazione Trump e alle sue mire in Sud America è arrivata dalla presidente del México, Claudia Sheinbaum: “Ciò che è accaduto in Ecuador, domenica [16 novembre 2025], con il referendum e con il Presidente [Noboa] è che se si chiede alla gente, con il voto, se installare basi nordamericane in Ecuador, la maggioranza dice ‘No, non le vogliamo’”. E ha poi aggiunto che in America Latina si respira tale ‘sentimento’.
La Noboa Trading e il narcotraffico: dagli affari politici a quelli economici
Progressive International (2) ha ripreso una dettagliata inchiesta di RAYA (3), alla quale vi rimandiamo per poter valutare anche tutto il materiale documentale fornito, che rivela i legami della Noboa Trading con il traffico di cocaina verso l’Europa, e punta il dito anche contro figure chiave dell’amministrazione del Presidente in carica.
RAYA avrebbe “avuto accesso a documenti della poliziana ecuadoriana con i dettagli di come la Compagnia bananiera, in possesso della famiglia del Presidente Daniel Noboa, sia stata coinvolta nell’esportazione di oltre mezza tonnellata di cocaina dal 2020 verso diversi Paesi europei. I narcotici erano nascosti tra le casse di banane nei porti di Guayaquil. Nonostante la polizia abbia sequestrato i carichi, coloro che sono stati coinvolti nel narcotraffico – sebbene arrestati in flagrante – non hanno affrontato conseguenze giudiziarie. Un giornalista [Andrés Durán] ha lasciato il Paese dopo aver denunciato il caso”. Durán ha spiegato con queste parole, a RAYA, la sua decisione di allontanarsi, dopo aver ricevuto minacce personali: “Questo è il primo caso documentato nella storia dell’Ecuador nel quale una famiglia presidenziale è presumibilmente coinvolta nel traffico illegale di cocaina. La famiglia Noboa controlla l’intera catena dell’esportazione di banane, dalle piantagioni [discorso sul quale torneremo, n.d.g.] alla raccolta, e al trasporto da porti privati. Non vi è dubbio che le minacce di morte sono connesse direttamente a questa inchiesta”.
La prima confisca di narcotici è avvenuta il 20 agosto 2020 presso il porto di Naportec, a Guayaquil, da parte della National Police’s Ports and Airports Intelligence Unit (UIPA), e comprendeva ben 151 panetti diretti in Croazia. A questa ‘scoperta’ si è sommato l’arresto di José Luis Rivera Baquerizo, un contractor della Noboa Trading che sarebbe stato altresì incaricato di condurre “ispezioni anti-narcotici per la Compagnia della famiglia Noboa”. Dall’inchiesta emerge che lo stesso è stato difeso dal Presidente del Consejo Directivo del Instituto Ecuatoriano de Seguridad Social, l’avvocato Edgar José Lama Von Buchwald (il quale ha rinunciato all’incarico governativo solo a metà novembre del 2025).
Da allora si sono succedute una serie di confische (solo nel Paese, nel 2022 e nel 2024), con il coinvolgimento di personaggi chiave dell’impero Noboa. Ma anche in Europa si sono verificati importanti sequestri di cocaina, come quello di 600 chili presso il porto di Mersina, in Turchia. La sostanza stupefacente era nascosta tra casse di banane con l’etichetta Banana Bonita, una società che fa parte della holding della famiglia Noboa e che è registrata in “Marocco, Serbia e Germania. È altresì posseduta da una Compagnia registrata alle Bahamas, un paradiso fiscale: la Fruit Shippers Limited, anch’essa connessa con la famiglia Noboa”.
Ma della ‘cocaina alla banana’ si sono occupate anche altre testate, come Vatican News, che riporta come, nel 2023, “Nel porto di Algeciras – nel sud-ovest della Spagna – gli agenti doganali e la polizia nazionale spagnoli” abbiano “sequestrato circa 9 tonnellate e mezzo di cocaina nascosta tra i caschi di banane, chiuse in un container refrigerato proveniente dall’Ecuador” (4).
Vi lasciamo all’inchiesta dei colleghi di RAYA per verificare la documentazione relativa alle accuse contro la famiglia Noboa che, come scrive Progressive International, detiene il monopolio sul commercio delle banane in Ecuador e, quindi, è difficile pensare che le confische sulle loro navi cargo siano casi isolati. Ancora più strano è che il Presidente Noboa, invece di indagare più a fondo sugli ‘affari di famiglia’, continui a ventilare l’arrivo di mercenari o addirittura abbia tentato, con il referendum del novembre scorso, di installare basi statunitensi su suolo ecuadoriano – proposta bocciata da un popolo più lungimirante di quello italiano.
Ricordiamo che il giornalista Andrés Durán ha dichiarato che “le indagini hanno subito interferenze, inclusa la rimozione dei procuratori. Uno tra i PM ha persino denunciato intimidazioni a seguito delle indagini sul traffico di sostanze illecite da parte della Compagnia” della famiglia Noboa (5). E aggiungiamo che le stesse domande che ci poniamo noi, le ha espresse direttamente a Daniel Noboa l’avvocata Luisa González, ex membro dell’Assemblea Nazionale dell’Ecuador e candidata alle presidenziali nel 2025: “La mia domanda è chiara: lei è o non è proprietario della Noboa Trading, che ha esportato carichi di banane con stupefacenti nel 2020, 2022, e 2024, mentre era già presidente? Si sono succeduti cinque procuratori e finora non si sa la verità”. Teniamo a precisare che Noboa ha risposto di non possedere direttamente l’azienda ma che membri della sua famiglia ne fanno parte (in effetti, il padre le dirige e controlla direttamente); e che le tre date segnalate dalla candidata dell’opposizione corrispondono solo ai sequestri effettuati in Ecuador.
Le difficoltà economiche della Bananera Noboa risalgono al 2011?
Leggendo la stampa sudamericana (e non solo) si scopre che, in realtà, la Bananera Noboa, ovvero l’Exportadora Bananera Noboa S.A., la società legata alla famiglia dell’attuale Presidente e che utilizza il succitato marchio Banana Bonita, nel lontano 2011 era in cattive acque. Dopo una chiusura temporanea di due aziende afferenti al gruppo, la Bananera Continental (BANANCONT) e l’Industria Cartonera Ecuatoriana S.A. (6), il “il direttore del Servicio de Rentas Internas (SRI), Carlos Marx Carrasco” aveva informato la stampa che stava “studiando i dettagli della dichiarazione di fallimento da parte della società esportatrice Bananera Noboa, per la chiusura” delle due succitate società (7). Nello stesso articolo leggiamo che: “Vladimiro Álvarez Grau, azionista di Bananera Noboa” rincarando la dose, spiegava che la società “avrebbe adottato una strategia fraudolenta, spostando tutti gli attivi della società su Banacorp” e, mentre la Noboa Trading respingeva le accuse, Carrasco rispondeva che “la bancarotta dichiarata dalla compagnia bananiera sarebbe solo un espediente al fine di non pagare i 146 milioni di dollari di debito nei confronti del fisco” (7).
Come non pagare le tasse e vivere felici
Da un’inchiesta di ottobre 2025 sulla Exportadora Bananera Noboa apprendiamo come è finito il contenzioso col fisco ecuadoriano. I debiti verso l’Erario della holding della famiglia Noboa erano saliti a oltre 94 milioni di dollari ma ‘tutto è bene quel che finisce bene’ e, come ha detto qualcuno: “Chi ruba poco va in galera, chi ruba tanto fa carriera”. Di conseguenza, tale enorme debito ha finito per trasformarsi in uno zero tondo tondo.
Pamela León spiega come, su GK City (8). L’operazione permessa da un condono approvato dal Governo di Daniel Noboa è “coincisa con una congiuntura legale: una legge dichiarata incostituzionale”. Quindi, “dietro alla regolarità” formale “il caso apre il dibattito sui limiti tra potere politico, benefici economici e trasparenza nella gestione della cosa pubblica”.
Sempre secondo León, che avrebbe visionato i registri del fisco ecuadoriano, a marzo 2025 il debito della società dei Noboa sarebbe stato di 94,6 milioni di dollari ma solo 21,7 milioni già a luglio dello stesso anno. A settembre si sarebbe ulteriormente abbassato a 6,1 milioni e, a fine mese, a 3,5; finché il 1° ottobre 2025 la famiglia Noboa avrebbe potuto dichiarare pubblicamente di non avere più alcun debito con il fisco del Paese.
Secondo la Legge organica di integrità pubblica (9), approvata a giugno 2025 e poi dichiarata incostituzionale, gli evasori potevano avvantaggiarsi di un condono totale, mentre nell’equivalente amnistia tributaria del 2023 si “proibiva espressamente che imprese vincolate a familiari del presidente, del vicepresidente, dei ministri o dei deputati potessero avvalersene”. Un limite doveroso, visto il conflitto di interessi palese, scomparso nel 2025 e grazie al quale la Bananera Noboa è passata da un debito verso l’erario di 94,6 milioni di dollari a 0. Così, nonostante la Corte Costituzionale abbia dichiarato incostituzionale la legge, a settembre 2025, e la pubblicazione di tale sentenza si sia avuta il 3 ottobre 2025, le imprese come quelle della famiglia del Presidente hanno potuto giovarsi di tale escamotage – legale, ma certamente non eticamente legittimo.
Come commentato su X da Rafael Correa, ex Presidente dell’Ecuador: «Mentre eliminano i sussidi, alzano l’IVA (imposta sul valore aggiunto) e distruggono la sanità, l’educazione e l’economia, Noboa e i suoi in un batter d’occhi hanno cancellato un debito con lo Stato di oltre 98 milioni di dollari» (pensiamo che in tale cifra, più elevata di quella segnalata da León, siano ricompresi anche gli interessi e l’eventuale multa per l’evasione fiscale).
La violenza contro i sindacati: come si diventa l’uomo più ricco dell’Ecuador
Chiudiamo questo ritratto dei Noboa, che potremmo equiparare per cristallina lungimiranza politica con quello di Tony Blair e dei Clinton (10), con le denunce dei sindacati del settore bananiero ecuadoriano (11).
A maggio del 2022 si sono celebrati i venti anni dall’attacco subito da un “gruppo di lavoratori e lavoratrici mentre esercitavano il loro diritto di sciopero a Los Álamos, una piantagione di proprietà del magnate Álvaro Noboa” (12).
I sindacati in quell’occasione denunciavano che, oltre al licenziamento dei lavoratori sindacalizzati, bisognava sottolineare come “il nuovo Ministro dell’Agricoltura, Bernardo Manzano [2022/23, fosse] un ex amministratore della Corporación Noboa che [aveva] trascorso gli ultimi trent’anni all’interno dell’impresa, facendo carriera”.
Quando nacquero i primi sindacati, “il settore bananiero ecuadoriano aveva tra i salari più bassi e le condizioni lavorative peggiori dell’intera America Latina”. E ancora oggi si ricorda l’attacco padronale di quel 16 maggio 2002 quando, di fronte allo sguardo imperterrito dei poliziotti, i crumiri entrarono nella piantagione sparando sui lavoratori in sciopero. Alla fine, furono 19 i feriti tra gli scioperanti “e a Mauro Robero si dovette amputare una gamba”.
Sempre i sindacati ricordano come quella piantagione appartenesse ad “Álvaro Noboa, l’uomo più ricco dell’Ecuador (e in passato dell’intera America Latina). Quando iniziarono le trattative con i sindacati, lui e la sua azienda – che possiede la marca Bonita – negarono qualsiasi coinvolgimento. Sedici degli aggressori furono arrestati e condannati per possesso illegale di armi da fuoco, sebbene le condanne furono annullate poco dopo. Durante i sei mesi seguenti continuarono le ingerenze anti-sindacali, oltre 120 lavoratori furono licenziati perché si erano iscritti al sindacato”.Naturalmente, i Noboa alla fine riuscirono a far sciogliere i tre sindacati che si erano costituiti. Nel 2022 i rappresentanti dei lavoratori ricordavano ancora come: “Álvaro Noboa, che dal 1998 continua a candidarsi alle elezioni presidenziali, non ha mai dovuto affrontare alcuna conseguenza per quanto accaduto”.
Sappiamo che è un piccolo gesto, ma la prossima volta che acquistate un casco di banane chiedetevi da dove arriva, chi arricchirà e con quali sostanze è stato stivato.
(1) https://www.inthenet.eu/2025/09/26/rubio-contro-lonu/
(2) https://progressive.international/wire/2025-03-31-daniel-noboas-family-business-president-of-ecuador-is-involved-in-cocaine-trafficking-to-europe/en
(3) https://revistaraya.com/familia-daniel-noboa-presidente-de-ecuador-trafico-de-cocaina-europa
(4) https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2023-09/ecuador-spagna-cocaina-sequestro-record-banane.html
(5) https://en.mercopress.com/2025/03/28/ecuadorean-president-s-family-linked-to-cocaine-shipments-to-europe
(6) https://www.freshplaza.it/article/32236/
(7) https://www.freshplaza.it/article/4035942/ecuador-chiarimenti-sulla-situazione-della-bananera-noboa/
(8) https://gk.city/2025/10/07/como-se-desvancio-deuda-exportadora-bananera-noboa-sri/
(9) https://gk.city/2025/06/25/ley-integridad-publica-ecuador/
(10) https://www.inthenet.eu/2025/09/26/tony-blair-oltre-la-riviera-di-gaza/
e https://www.inthenet.eu/2025/05/02/i-clinton-interessi-ed-eredita/
(11) https://www.bananalink.org.uk/news/blog-hace-20-anos-que-en-ecuador-se-formaron-los-primeros-sindicatos-del-sector-bananero-sus-protestas-fueron-silenciadas-con-violencia/
(12) Imprenditore e politico ecuadoriano, padre dell’attuale Presidente, Daniel Noboa. Dirige il Noboa Group of Companies e la Noboa Corporation, che conta oltre 110 società in tutto il mondo
venerdì, 16 gennaio 2026
In copertina: Quito (Pichincha), 27 maggio 2025. Il Presidente Daniel Noboa riceve al Palazzo di Carondelet Michael Morales, lottatore ecuadoriano. Foto: Isaac Castillo / Presidencia del Ecuador (Pubblico Dominio, particolare per ragioni di layout)

