Ora gli US pensano alla Groenlandia?
di Federico Giusti
Venezuela, Groenlandia, Cuba e chi altro ancora? Un tempo esistevano gli ‘Stati canaglia?, i nemici giurati dell’Occidente che, spesso, erano stati amici e alleati coccolati oltre ogni limite. Oggi la strategia di Donald Trump è senza dubbio più grossolana ma efficace, avvalendosi di un documento strategico ove si dice chiaramente che gli US devono fare tutto il possibile per avvantaggiarsi rispetto a ogni altro Paese – includendo, quindi, l’attacco militare, il boicottaggio e l’occupazione ‘in barba’ a quanto resta del diritto internazionale.
Le dichiarazioni di Trump non ammettono repliche. Parla apertamente della caduta di Cuba; della Groenlandia (territorio danese) indispensabile per la sicurezza nazionale; e arriva a considerare perfino il Messico una minaccia a causa dell’arrivo dei migranti in terra statunitense.
La guerra non è più occultata ma diventa una sorta di vanto: Trump si rivolge direttamente alla pancia dell’elettorato US, risponde ai dettami delle grandi multinazionali che rivendicano metalli rari e petrolio, il controllo dei flussi commerciali e il mantenimento della supremazia militare e geopolitica a Stelle e Strisce.
Trump vuole la Groenlandia fin dal 2019, eppure stiamo parlando di un territorio che fa parte di un Paese Nato (la Danimarca), e che ospita la Pituffik Space – la base militare US di fondamentale importanza per la difesa missilistica. Ma quella che ormai potremmo difinire la ‘dottrina Trump’ va ben oltre la Nato. La Groenlandia è un paese ricco di minerali cruciali, con enormi riserve che fanno gola alle multinazionali statunitensi. E c’è anche un altro motivo a dettare l’interesse per quest’area dimenticata, ossia la presenza di navi russe e cinesi – il che conferma la volontà di guerra degli US, qualora poi, a causa del riscaldamento climatico, i ghiacci dovessero ridimensionarsi. Il che creerebbe le premesse per una possibile via di collegamento rapida verso Nord-Ovest, lungo la costa canadese, e verso Nord-est – ove si estende la costa artica russa.
Controllare la Groenlandia significherebbe cingere d’assedio tanto la Russia quanto la Cina. Ma ampliando l’area di controllo degli US sul greggio (la vera ragione per l’arresto del Presidente Maduro), gli Stati Uniti mirano a controllare, senza mediazione alcuna, la produzione, la commercializzazione e il costo del petrolio. E dopo il sequestro del Presidente venezuelano i mercati hanno letteralmente gioito, con i titoli del settore energetico saliti del 2,9% rispetto all’indice S&P 500.
Il nuovo ordine mondiale sarà questo?
venerdì, 16 gennaio 2026
In copertina: Groenlandia, Tasiilaq, foto di Bernd Hildebrandt da Pixabay

