Il doppio standard europeo – dal Congo a Gaza
di Simona Maria Frigerio
Durante le Feste di Natale siamo stati tutti più buoni. O almeno ci siamo sentiti tali soprattutto perché alcuni di noi hanno messo mano al portafoglio facendo quella che, un tempo, si definiva carità.Testimonial di tutto rispetto e sicuramente con le migliori intenzioni ci hanno invitati a sostenere questa o quella causa: tutte nobili. Ma invariabilmente colpa di come il portafoglio, il miliardo d’oro, lo ha prima riempito.
Facciamo due esempi tra i tanti – sottolineando che gli stessi non sono una critica verso le associazioni senza fini di lucro, le Ong e persino gli organismi delle Nazioni Unite che si muovono sul campo per salvare milioni di bambini in tutto il mondo. Vogliamo solo ricordare ai ‘gendarmi del mondo e ai loro sgherri’ che se smettessimo di intrometterci nella politica di Stati sovrani, cercando di depredarne le risorse minerarie, energetiche e umane, tutti i popoli potrebbero soddisfare i propri bisogni primari senza necessitare della nostra carità.
La situazione in Congo e Rwanda
Avrete visto tutti le immagini dei bambini denutriti che sopravvivono in Congo. E tra una fetta di panettone e l’altra avrete magari deciso di donare tot euro mensili per acquistare bustine proteiche con le quali nutrirli. Ma vi siete chiesti perché in quell’area la situazione è così critica? Vi siete chiesti come mai vi siano conflitti armati in corso e chi se ne giovi? Da chi sono foraggiate le parti in causa e per quali scopi?
Un’inchiesta di qualche tempo fa ha rivelato che la Traxys, azienda multimilionaria il cui quartier generale è in Lussemburgo (ossia nel nostro ‘giardino europeo’), e che si pubblicizza con lo slogan “Sourcing the Metals and Minerals that Move the World”, ha “acquistato 280 tonnellate di coltan dal Rwanda nel 2024, secondo la documentazione doganale”, di cui è venuta in possesso Global Witness (1) – organizzazione costituitasi nel 1993 per denunciare i collegamenti tra distruzione ambientale, conflitti, corruzione e violazioni dei diritti umani.
Ma il coltan a chi apparterebbe? In realtà, il prezioso minerale (di cui abbiamo già scritto, 2), è contrabbandato illegalmente dal Rwanda, che ne depreda la Repubblica Democratica del Congo. Il tantalio, metallo derivato dal coltan, è indispensabile per l’industria dei telefonini, dei personal computer e per i veicoli elettrici. Per accaparrarselo, M23, un gruppo armato spalleggiato dal Governo rwandese (che, ovviamente, nega ogni addebito) ha conquistato la capitale della provincia del Kivu Sud e ha iniziato a sfruttare il coltan che proviene dalla miniera di Rubaya.
Per rispondere ai dinieghi della Traxys di acquistare coltan proveniente, in realtà, dal Congo, Global Witness si è consultata con gli esperti in materia e “secondo gli studi accademici, i Gradi di Tantalio (3) variano molto da miniera a miniera di coltan artigianale (4)”. Inoltre, un gruppo di esperti delle Nazioni Unite, in un rapporto del lontano 2015, già denunciava che in Rwanda, “il ‘coltan bianco’ del Congo è normalmente scurito o mischiato con coltan nero, prodotto in Rwanda, così da nasconderne l’origine”.
Purtroppo anche gli strumenti per verificare la tracciabilità di tali minerali e metalli è messa in discussione da più fonti (5), mentre sembra che proprio la ricchezza mineraria del Congo impedisca a questo Paese di vivere pacificamente (6).
Ancora una volta è per assicurare al miliardo d’oro di cambiare il cellulare ogni anno e di non inquinare l’aria che respira con le polveri sottili, che interi popoli sono soggetti a conflitti devastanti – mentre si finge di aiutarli facendogli l’elemosina.

‘Leonardo, in tutti i mondi possibili’
L’altra pubblicità che ci ha lasciati basiti durante le Feste, è stata quella della S.p.A. il cui principale azionista è lo Stato italiano, attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ovvero Leonardo. Il doppio standard in questo caso è fin troppo lampante. Lo spot in tv – esteticamente impeccabile – “dimentica le armi e il 72% di ricavi, nel 2024” (come scriveva Il Fatto Quotidiano). Ma promette altresì Technology for a safer future (in linea con quell’armiamoci per fare la pace, che piace tanto alla UE?).
Mentre la società per azioni si pubblicizza con gran classe – probabilmente nella speranza di ingolosire nuovi possibili azionisti – ecco comparire il testimonial che ci chiede di mettere mano al portafoglio (magari utilizzando un minimo dei guadagni azionari intascati grazie a Leonardo) per aiutare i bambini di Gaza, senza però denunciare che gli stessi non sarebbero sotto una tenda improvvisata e alla fame se non fossero stati bombardati dall’unica democrazia del Medio Oriente, traducasi Israele.
Leonardo, in ogni caso, nega di vendere le armi che produce (in realtà, le armi – almeno noi di InTheNet – non vorremmo fossero prodotte tout-court) a Israele. Ma “sette associazioni, dall’Arci alle Acli, e una cittadina palestinese la cui famiglia è stata assassinata a Khan Yunis, nella Striscia di Gaza, dall’Idf nel dicembre 2023, hanno presentato un ricorso al Tribunale civile di Roma per chiedere l’annullamento dei contratti stipulati dall’azienda italiana a Tel Aviv, già al centro delle inchieste di Altreconomia” (7).
Questo l’elenco completo dei ricorrenti: Assopace Palestina, A Buon Diritto, Attac Italia, Arci, Acli, Pax Christi, Un Ponte Per, insieme alla cittadina palestinese residente in Scozia Hala Abulebdeh. Oggetto del ricorso “i contratti per la vendita di armi a uno Stato come Israele, responsabile da decenni di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani, non solo a Gaza, ma in tutta la Cisgiordania e a Gerusalemme”. Nel mirino non solamente Leonardo ma lo Stato italiano per due motivi, innanzi tutto “in virtù dei suoi obblighi di vigilanza ai sensi della normativa vigente” e, in secondo luogo, “perché è l’azionista di maggioranza attraverso il Ministero dell’Economia”. La Costituzione italiana ripudia la guerra a parole ma, come recitava un famoso film di Alberto Sordi, la verità è un’altra: Finché c’è guerra c’è speranza – ossia introiti diretti per il nostro Paese e la possibilità di sfruttare risorse senza pagarle o a costi minimi, come dimostra il contenzioso sul gas palestinese offshore o sui diritti di passaggio mai riconosciuti a Gaza per il gasdotto EMG (8).
Vi siete sentiti buoni a Natale sottoscrivendo donazioni? E comunque, non esistono alternative? Ve ne proponiamo una: occorreranno milioni di europei (e, quindi, anche di italiani) perché la UE racimoli, sul mercato, i 91 miliardi di Euro promessi all’Ucraina per continuare la guerra in Donbass. Non acquistate quei titoli. Fate investimenti etici: servono di più della carità e vi faranno sentire buoni tutto l’anno.
(3) I Gradi di Tantalio sono misure standard che classificano il tantalio puro in base a: purezza, forma fisica, proprietà meccaniche e possibile applicazione finale
(4) I minatori artigianali di coltan, in Congo (e non solo), estraggono ancora a mano il prezioso minerale
(5) https://www.renewablematter.eu/congo-guerra-coltan-finanzia-ribelli-armati
(6)
(7) https://altreconomia.it/la-vendita-di-materiale-darmamento-di-leonardo-a-israele-finisce-in-tribunale/
(8) https://www.inthenet.eu/2026/01/16/il-gas-al-centro-della-contesa-sulla-nascita-dello-stato-di-palestina
venerdì, 23 gennaio 2026
In copertina: Foto di Wendyfleury; nel pezzo: foto di Hosny Salah, entrambe da Pixabay

