Torna ‘Faccetta Nera’?
di Federico Giusti
È ormai acclarato che l’area di influenza italiana non sia ben chiara. Sarebbe sufficiente ricordare la guerra civile in Libia con milizie sostenute da Turchia e Russia, oppure il fallimento del Piano Mattei che, a oggi, resta funzionale a strategie imprenditoriali e lungi dall’acquisire connotati di altro tipo.
Poi viene approvata la Legge di Bilancio e subito dopo esce un documento aggiuntivo del MEF e specifico per la Difesa ove si legge che l’area geografica dell’Italia è il cosiddetto Mediterraneo allargato. Di cosa stiamo parlando? Andiamo a leggerlo direttamente dal documento: “Regione che incorpora l’Europa continentale (inclusa l’area balcanica e il Mar Nero), il Medio Oriente (inclusa la Penisola Arabica e il Golfo Persico) e l’Africa relativamente alle fasce settentrionali e Sub-Sahariana, che dal Corno d’Africa e attraverso il Sahel si estende al Golfo di Guinea” (1).
In sostanza intere porzioni dell’Europa, Medio Oriente, oltre metà del continente Africano
E ancora una volta rispunta la dipendenza energetica e tecnologia come causa scatenante di questa rinnovata visione imperialistica in collaborazione, e non, con Nato, Usa e Ue. Se questi sono gli interessi strategici italici gli stanziamenti militari nella Legge di Bilancio appena siglata appaiono del tutto insufficienti
Ma spunta ancora una volta uno dei temi più dibattuti negli ultimi anni, ossia la necessità dell’approvvigionamento di semiconduttori, materie prime, metalli rari e, per questo, si punta direttamente a entrare nell’area dell’Indo-Pacifico ove si giocano i nuovi equilibri mondiali – come fu, per il Vecchio Continente, fino al secolo XV.
La nozione di Mediterraneo allargato è diventata un diktat proprio sul piano strategico-militare: ci si accorge con anni di ritardo dell’influenza russa e cinese in Africa, il fianco Sud della Nato si sente per questo minacciato, non solo dalla presenza sino-russa, ma dalla crescita demografica e dai cambiamenti climatici che porteranno fenomeni migratori di ampia portata.
Eppure, invece di riunire scienziati e studiosi e valutare quale strategia sia consigliabile per combattere, ad esempio, siccità e cambiamenti climatici, l’Italia, come quasi ogni altro Paese, aumenta le spese militari e guarda essenzialmente ai metalli rari e al controllo dell’Africa Sub-sahariana, del Sahel, del Golfo di Guinea e del Corno d’Africa.
Se si pensa poi al Sahel, non troviamo un piano di investimento e di uscita dalla miseria degli Stati che lo punteggiano, ma solo interventi per far dipendere queste economie dalla Ue e dislocare truppe europee in caso di necessità, anzi “per prevenire il terrorismo”.
Intanto la Ue deve guardare al suo interno e, proprio in queste settimane, è lecito pensare che la scommessa europea sulla sconfitta della Russia sia un grave errore di valutazione. Macron vorrebbe frenare l’ascesa militare della Germania che, nell’arco di pochissimi anni, allestirà un grande e moderno esercito.
Una Ue che scommette sulla sconfitta della Russia e avrebbe voluto, tramite alcuni Paesi, sequestrare i beni russi (progetto poi abortito) è credibile? Intanto, è difficile parlare di una sola Europa – che, sulla Russia, si è spaccata almeno in tre parti con altrettante posizioni. Le aperture di Macron al negoziato con Mosca rischiano di alimentare ulteriori tensioni ma sono anche lo specchio di una crisi politica ed economica.
L’asse tra Francia e Germania (sognato da Draghi) è in evidente crisi, i prodotti militari che dovevano realizzare insieme sono già falliti. La Germania va avanti con il suo riarmo e lo fa predisponendo un piano di difesa missilistico di cui beneficeranno non le imprese Ue ma quelle statunitensi e israeliane. La crisi economica, strategica ed energetica europea è stata acuita, se non proprio determinata, dal conflitto in Ucraina, quanto avverrà in quell’area resta dirimente per i piani futuri dell’Unione Europea.
Sul conflitto in Ucraina è utile ascoltare l’intervista:
https://www.analisidifesa.it/2025/12/adesso-leuropa-e-spaccata-in-tre-il-vaso-di-pandora-intervista-gaiani/
(1)
venerdì, 23 gennaio 2026
In copertina: Il poster di Faccetta Nera. Luciano Bonacini: https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0500659329
(CC BY-SA 4.0, particolare per ragioni d layout)

