Usiamo meglio i fondi per il Riarmo e il Ponte di Messina
di Federico Giusti
Quella che si consuma a Niscemi è una vera e propria tragedia, frutto di decenni di abbandono dei territori, di incuria, di cronica disattenzione verso le bonifiche e le opere di salvaguardia. Siamo davanti a un disastro ambientale destinato a cambiare la sorte di un territorio e dei suoi abitanti. Era dalla frana del 1997, ossia 29 anni fa, che lo Stato era al corrente dei pericoli che correvano. La Regione pare abbia ritardato la presentazione di un progetto e, per questo, Niscemi è stata esclusa dai fondi PNRR destinati alla Sicilia per combattere il dissesto idrogeologico. In questi giorni si stanno scaricando reciprocamente, enti locali e governo, le responsabilità dei ritardi – che hanno portato a una situazione talmente drammatica da iniziare a cancellare Niscemi sotto una frana che si porterà dietro immobili e strade. Trenta anni di carte bollate non hanno prodotto alcun intervento, questa è la tragica realtà.
Perché nel nostro Paese le bonifiche dei siti inquinati sono state rinviate per decenni? E per quale ragione manca ancora un Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC)?
Vengono elusi i veri problemi, tra i quali i rischi corsi ogni giorno dalla stragrande maggioranza dei comuni italiani – quali erosione, dissesto, frane, alluvioni, valanghe; eppure questi eventi potrebbero provocare la morte di decine di migliaia di persone.
Il nostro territorio corre seri rischi. Il Governo e le opposizioni dovrebbero concentrarsi sulle opere e sugli interventi necessari sapendo che i primi stanziamenti sono una goccia nel mare. E i soldi non mancano, basta prenderli da capitoli di bilancio come quelli per il Riarmo e per il Ponte di Messina: opera inutile che potrebbe generare innumerevoli rischi.
Se a Niscemi c’erano state frane ripetute e gravi – ma sottovalutate – nel corso dell’ultimo decennio, innumerevoli problematiche quali il consumo di suolo e il cambiamento climatico sono, nel frattempo, eluse se non addirittura ignorate e derise. Il nostro territorio si sta erodendo anche per l’ignavia della classe politica. Il Mezzogiorno non ha bisogno di grandi opere ma di manutenzione del territorio. Semmai dovrebbero essere potenziate le infrastrutture primarie, la rete ferroviaria e quella idrica – se pensiamo che intere province restano per mesi senz’acqua.
Ecco le vere emergenze del Paese dalle quali ripartire.
(Cub Pisa)
venerdì, 6 febbraio 2026
In copertina: Niscemi, veduta. Foto di Gianfranco Di Pietro (CC BY-SA 4.0)

