Rileggiamo la dichiarazione di Tajani da un altro punto di vista
di Simona Maria Frigerio
Avrete ormai letto tutti stralci della dichiarazione del Presidente ucraino Zelensky (dal cui mandato sarebbe ormai decaduto se non avesse impedito le elezioni). In ogni caso, nel salotto della finanza e dell’economia mondiale, a Davos, i lleader di Kyiv ha accusato i membri della UE di non possedere la «volontà politica» per affrontare il Presidente Vladimir Putin, nonché di sembrare «persi» e «frammentati» quando discutono con il Presidente statunitense: «L’Europa deve imparare a difendersi. Inviarndo 14 o 40 soldati in Groenlandia, cosa dovrebbe ottenere? Che messaggio invia a Putin? Alla Cina? E forse, soprattutto, che messaggio invia alla Danimarca?».
Leggendo tali dichiarazioni, si capisce che Zelensky stia tirando acqua al suo mulino e i nostri commentatori possono sottoscrivere la sua dichiarazione – che sembra un copia e incolla di quella di Donald Trump – e instillare negli europei il dubbio che sia meglio essere il 51° Stato a Stelle e Strisce che ritrovarsi i cosacchi che abbeverano i propri cavalli a San Pietro. Ma questo sragionare è semplicemente ridicolo quando né Putin né Xi-Jinping hanno mai minacciato di invadere la Groenlandia, mentre chi vuole annettersela sono proprio gli States.
Ben più interessante, se si legge tra le righe, è il rimbrotto del Ministro degli Esteri italiano e Segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, a Zelensky: «Mi pare che non sia generoso nei confronti dell’Europa. Bruxelles ha garantito l’indipendenza dell’Ucraina, facendo di tutto per sostenere dal punto di vista politico, finanziario e militare questo Paese» (come da frasi riportate da Il Giornale).
Ora, cosa sta dicendo Tajani?
In primis, che la UE e, con essa l’Italia, è in guerra con la Russia, essendo militarmente impegnata a sostenere l’Ucraina. Secondo il diritto internazionale non si dovrebbero fornire armi ai Paesi in guerra, altrimenti significa che si è alleati dell’uno o dell’altro e, quindi, di fatto ha ragione il Presidente Putin quando afferma che la Federazione Russa sta combattendo per la propria sopravvivenza contro la Nato (di cui i Paesi europei fanno parte).
In secondo luogo, che i nostri Governi con le tasse che versiamo, invece di assicurarci servizi pubblici efficienti e stato sociale, stanno finanziando una guerra che non ci riguarda. Anzi, se fossero confermate le accuse, staremmo sostenendo militarmente e finanziariamente il nostro peggior nemico, ossia il Paese che ha fatto saltare il Nord Stream II consegnandoci agli States, e a un aumento dei costi dell’energia che ha inceppato la locomotiva produttiva d’Europa, ossia la Germania.
Infine, se finanziamo un esercito e lo armiamo, cosa sono gli ucraini per noi? Mercenari? E a quale scopo? Ormai chiaramente per ciò che ha dichiarato auspicabile la stessa Kaja Kallas, ovvero la: “dissoluzione della Federazione Russa in repubbliche in guerra tra loro (con 6.500 testate nucleari in libertà?)” – Come scrive Analisidifesa.it (1).
Di conseguenza la brillante risposta del Ministro Tajani è una gaffe, uno schiaffo ai contribuenti, una ammissione di belligeranza e una conferma che in Ucraina si sta combattendo una proxy war che, se non sarà vinta dagli europei, avrà ricadute devastanti o molto positive (a seconda dei punti di vista), come l’implosione della stessa UE – entità autocratica, servile ed elitaria in mano alle lobby finanziarie (anche d’Oltreoceano).
venerdì, 6 febbraio 2026
In copertina: Foto di Inke Raabe da Pixabay

