Il caso Epstein come termometro dell’etica occidentale
di Simona Maria Frigerio
Isole su cui ricchi e nobili gozzovigliavano in orge lontano da occhi indiscreti sono sempre esistite: pensiamo alla tristemente nota Zannone (1), l’isola balzata alle cronache perché ospitava i festini sessuali del Marchese Camillo Casati Stampa, dopo cacce al muflone – come nel thriller danese di Jussi Adler-Olsen, intitolato appunto Battuta di caccia.
Inutile citare esempi cinematografici illustri di perversione patinata come Eyes Wide Shut per i festini che organizzava Jeffrey Epstein – probabilmente persino più truci se è vero, come ha dichiarato lo United States Department of Justice (DOJ), che dai 3 milioni di pagine rese pubbliche e dalle migliaia di foto e video (2), ha “espressamente escluso o evitato di fornire i materiali che ricadono tra le eccezioni legali in quanto ritraggono azioni violente”. Potremmo supporre che ci troviamo di fronte a un 8 mm. Delitto a luci rosse? Film del 1999 con Nicolas Cage nel ruolo del detective, che indaga proprio nel mondo degli snuff movies e, come sempre, faceva giustizia degli esecutori ma non arrivava alla denuncia pubblica del mandante.
Hannah Arendt avrebbe etichettato tanto squallore con la ‘banalità del male’. Perché questo coacervo di nobili, industriali, magnati della finanza, politici, accademici, diplomatici e star di Hollywood (magari gli stessi volti impegnati in campagne benefiche per organismi internazionali), che si ritrovavano per fare affari o manipolare l’opinione pubblica, rovesciare governi e lanciare astri nascenti – le cui carriere sarebbero poi dipese da loro – avrebbe quasi del patetico quando li si immagini conversare dei massimi sistemi, in mutande, credendosi maschi virili mentre abusano di, o magari picchiano e violentano minorenni (o maggiorenni) a pagamento.
Le domande da porsi, però, sono altre. Come ha potuto andare avanti tutto ciò per anni senza che la magistratura e i servizi segreti (visti i nomi internazionali coinvolti) sapessero? E se sapevano, perché la prima non è intervenuta e come si sono serviti di Epstein e dei suoi compagni di merende i secondi?
Alla successiva domanda è forse più difficile rispondere. Perché uomini tanto potenti si sarebbero fidati non solamente di Epstein ma anche degli altri partecipanti? Pensavano di essere intoccabili? Di cavarsela in ogni caso con un comunicato stampa o un’intervista in cui avrebbero negato ogni addebito? E ancora, quale credibilità può avere un politico, un ambasciatore, un finanziere o un magnate dell’industria nel momento che si rende ricattabile? Forse qualcuno ricorderà un ex presidente di regione che si dimise per uno scandalo sessuale. Ma allora, come oggi, non è l’avere rapporti sessuali a pagamento l’oggetto del contendere (sebbene il discorso cambi in caso di minorenni e, peggio ancora, di eventuali torture), quanto il fatto che un personaggio che ha responsabilità pubbliche o dal quale dipende la vita di migliaia di lavoratori non può permettersi di perdere la propria reputazione e credibilità. Di conseguenza, è l’essere ricattabili che mette a rischio la sua libertà di giudizio quando si tratti di votare una legge, acquistare o vendere un’azienda, fomentare un regime change, investire o disinvestire in azioni, vendere o impedire la commercializzazione di un vaccino, dichiarare una guerra oltretutto sulla base di prove false, influenzare l’opinione pubblica grazie a mass media magari di sua proprietà. È di questo che dovrebbe occuparsi il Dipartimento di Giustizia statunitense, ma non mi sembra che la magistratura di alcun Paese abbia agito quando il mondo seppe che, ad esempio, in Iraq non vi erano armi di distruzione di massa.
Non sono le orge che dovrebbero farci riflettere sulla caratura dei potenti (vedasi lo scandalo che ha travolto Boris Johnson), se tra adulti consenzienti (altrimenti è tema per la magistratura); bensì un intreccio più sotterraneo di segreti, ricatti e scambi di favore in cui sempre più spesso compaiono nomi eccellenti, che non sono il frutto di trame complottiste ma dovrebbero aprirci gli occhi su come si gioca sui tavoli della storia contemporanea.
Pensiamo a Ehud Barak e Palantir (3), ovvero ciò che ha denunciato Drop Site News. L’ex Primo Ministro (1999/2001) e generale israeliano ebbe contatti diretti con Jeffrey Epstein e questi gli avrebbe scritto di prendere in considerazione Palantir – una società di Peter Thiel (imprenditore statunitense di origine tedesca, che ha cofondato il servizio di pagamento online PayPal – finanziato anche dallo stesso Epstein; è stato AD di eBay e il primo investitore esterno di Facebook: un intreccio di finanza e media da non sottostimare). Il giornalista Ryan Grim nel suo articolo aggiunge: “In un’altra parte di questa conversazione, Ehud Barak ed Epstein parlano della partnership che Barak ha stretto con l’ex direttore della CIA Leon Panetta, l’alto funzionario della CIA Jeremy Bash (ex marito di Dana Bash, 4) e il funzionario dell’intelligence israeliana Yoni Koren (che, come abbiamo riferito, ha soggiornato più volte a casa di Epstein a New York)”. Ma oltre a rivelarsi in queste poche frasi lo stretto collegamento, ai massimi livelli, tra agenzie di intelligence e politici statunitensi e israeliani, la scelta di Palantir come centrale nell’architettura di sorveglianza degli US fa ancor più rabbrividire perché la stessa fornisce servizi di IA, riconoscimento facciale e spyware, usati anche dall’Ice. E d’un tratto ci si domanda se sia Israele a essere protetto dagli States – nelle sue guerre infinite e nel genocidio del popolo palestinese – o se questi ultimi siano dipendenti e controllati dal primo.
Anche un altro filone sembra essere uscito dalla penna di John Le Carré – ovvero l’email inviata da Boris Nikolić a Epstein l’11 gennaio 2012. Nikolić, già consigliere di Bill Gates in campo medico, è co-fondatore e managing director di Biomatics Capital (5), che oltre a essere una azienda non quotata, caratterizzata da un elevato potenziale di sviluppo tanto da fondarsi su capitale di rischio (venture investment), si presenta come società che nasce dalla “convergenza di genomica e dati digitali, che permetterà di sviluppare terapie avanzate, diagnostica, e modelli di delivery” (parola ambivalente che può riferirsi sia alla distribuzione di un farmaco sia alla sua somministrazione). Jeffrey Epstein avrebbe ricevuto l’email di Nikolić nel periodo in cui si teneva il World Economic Forum di Davos – a gennaio 2012 – e il tenore sarebbe stato questo: “Dovremmo andare presto in Russia e tu dovresti incontrare il mio amico Ilya Ponomarev. È un membro della Duma e lui e Alyona (la sua fidanzata molto intelligente e carina) sono i principali organizzatori dell’insurrezione contro Putin. Rappresenta la regione di Novosibirsk ma vive a Mosca. Ho paura di cosa potrebbe succedergli. La posta in gioco è enorme. Potrebbe rimpiazzare Putin e diventare presidente lui stesso (prima o poi) se non viene ucciso prima. È super pericoloso – hai qualche idea su come aiutarlo?”. E già: come avrebbe fatto un semplice finanziere pedofilo con uno stuolo di ragazzine da vendere ai suoi amici a organizzare una insurrezione, magari armata, in Russia? Alla morte, Epstein valeva 600 milioni di dollari (6) oltre a diverse proprietà. Ma per fare un paragone, David Bowie, alla morte (nonostante sia stato un cantante di nicchia per gran parte della sua carriera), ha lasciato 100 milioni di dollari di eredità; il patrimonio di Giovanni Ferrero (Mr. Nutella, per intenderci), ad esempio, è stimato 43,8 miliardi di dollari. Epstein, quindi, era poco più di una star della musica ma lontanissimo da quelle cifre che ti rendono padrone del mondo, ovvero in grado di spostare gli equilibri geo-strategici. Chi era veramente Epstein e chi ne reggeva i fili?
Un’ultima domanda alla quale dovreste rispondervi è: ma se la magistratura fosse direttamente sotto il controllo del potere esecutivo – come vogliono, in Italia, coloro che sponsorizzano la Riforma della giustizia – i files di Epstein sarebbero stati, non diciamo pubblicati, ma presi mai in considerazione per aprire filoni di indagine? Già ora vediamo che i potenti si trincerano dietro a banali comunicati stampa guardandosi bene dal rispondere di affermazioni espresse per iscritto (verba volant, ma sappiamo che scripta manent), figuriamoci se il politico potesse avvalersi della sanzione disciplinare come mezzo di pressione sul magistrato inquirente o giudicante.
(2) https://www.justice.gov/epstein/doj-disclosures
(4) Giornalista e anchor woman anche di CNN
(5) https://biomaticscapital.com/
(6) https://www.britannica.com/topic/Where-Did-Jeffrey-Epstein-Get-His-Money
venerdì, 13 febbraio 2026
In copertina: Jeffrey Epstein in una foto segnaletica del 2006, Dipartimento dello Sceriffo della Contea di Palm Beach (Pubblico dominio)

