La giustizia non sarà più uguale per tutti (se mai lo è stata)
di Simona Maria Frigerio
Il 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati alle urne per il referendum sull’ennesima riforma della Giustizia, voluta dal governo Meloni, e siccome è un referendum costituzionale confermativo occorre tenere presente due punti. Primo, non è previsto il quorum (a differenza di quelli abrogativi) e, quindi, non potrete contare sull’astensionismo cronico italico se contrari; e, secondo, coloro che voteranno Sì daranno l’approvazione alla riforma, e viceversa.
Cosa prevede la Riforma Nordio?
La legge modifica 7 articoli della Costituzione e, in pratica, smantella lo stato democratico basato sulla divisione dei tre poteri (legislativo – già smantellato de facto da una concordanza decennale di partiti al governo e opposizioni; esecutivo – ossia il Governo con i suoi ministri; e giurisdizionale – che dovrebbe prevedere l’indipendenza della magistratura dagli altri due).
Del resto era Licio Gelli, Gran Maestro della P2, a scrivere nel 1981: “Il punto fondamentale è il controllo del potere esecutivo sulla magistratura da raggiugere con la separazione delle carriere”. E ce l’hanno fatta.
Finalmente i politici e le aziende a cui danno fastidio indagini, lacci e lacciuoli avranno la sicurezza dell’impunità. Vi spieghiamo il perché.
Addio indipendenza!
Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) è attualmente un organo previsto dalla Costituzione proprio per garantire l’autonomia del potere giurisdizionale – sebbene sia già azzoppato dal fatto che solo due terzi sono magistrati mentre un terzo è composto da avvocati e professori universitari di diritto (i cosiddetti laici) eletti, rispettivamente, dai magistrati e dal Parlamento. Il CSM non ha solo il potere di nomina, trasferimento e promozione ma anche di giudicare e infliggere sanzioni disciplinari ai magistrati.
Con la Riforma si creeranno tre organi al posto di uno (e gli italiani dovrebbero sapere che non è mai positivo, nel nostro Paese, burocratizzare ulteriormente ciò che è già farraginoso), ossia un CSM per i giudici, uno per i Pubblici Ministeri e una nuova Alta Corte Disciplinare. Inoltre, lo stesso organo (la succitata ultima invenzione) avrà il potere di giudicare i magistrati e di garantire loro l’appello – funzione che, finora, era riservata alla Cassazione. In pratica, sarebbe come se a un qualsiasi altro cittadino italiano condannato fosse tolta la possibilità di ricorrere in Cassazione.
Ma andiamo oltre. In primis, la schiforma della giustizia (come l’ha soprannominata anche il nostro collega Maurizio Prescianotto) toglie ai magistrati la possibilità di eleggere i propri rappresentanti nel nuovo CSM, i quali saranno scelti (quasi fossimo all’estrazione settimanale del Lotto) per sorteggio. Ovviamente, in questo modo, non solo gli eletti non dovranno rispondere ai loro elettori, ma formeranno un gruppo eterogeneo, non compatto e quindi più manipolabile, e non è detto che siano i migliori a raggiungere una posizione di tale rilievo – potrebbero essere estratti magistrati giovani e inesperti come anziani che sognano ormai solo di andare in pensione, e così via. Inoltre, i cosiddetti laici saranno sorteggiati ma all’interno di una lista preselezionata di eletti in Parlamento – ovvero dal Governo in carica che ha la maggioranza in Parlamento. Non a caso, la CGiL definisce questo passaggio, tout-court, come un “finto sorteggio”.
La schiforma, inoltre, trasferisce il potere disciplinare – ossia quello più importante del CSM – alla succitata Alta Corte, la cui composizione vedrà ridotta la percentuale dei magistrati. Infatti i vari collegi giudicanti all’interno dell’Alta Corte, secondo la Riforma Nordio, garantiranno solo che i magistrati saranno “rappresentati” (ma non fissa la proporzione). Pensate se fossero direttamente i cosiddetti laici (espressione, via maggioranza parlamentare, del Governo) a poter giudicare un Magistrato. Quante inchieste sarebbero bloccate, in Italia, da una politica che sappiamo, fin dai tempi di Tangentopoli e ben prima, invischiata spesso con conflitti diinteresse, corruzione, se non addirittura con le mafie? E per di più, contro i giudizi dell’Alta Corte, un Magistrato – a differenza di un comune cittadino, come già scritto – non potrà più fare ricorso in Cassazione, ma solo in appello davanti a un altro collegio dell’Alta Corte (caliamo un velo pietoso su questa norma che, tra l’altro, creando disparità tra i cittadini di fronte alla legge, dovrebbe non essere nemmeno firmata dal Presidente della Repubblica in quanto chiaramente anti-costituzionale).
In pratica, se prima era difficile avvicinarsi, in futuro sarà impossibile toccare la casta.
La settimana prossima, continua l’approfondimento sugli altri articoli.
venerdì, 27 febbraio 2026
In copertina: Foto di Edward Lich da Pixabay

