Due film su RaiPlay dimostrano quanto PPP sia ancora oggi personaggio scabroso
di Simona Maria Frigerio
Si avvicina il compleanno di PPP, nato il 5 marzo 1922, e ci pare doveroso ricordarlo analizzando le due proposte di Rai Play, trasmesse per il cinquantesimo anniversario dell’omicidio, ossia i film La Macchinazione di David Grieco – con un perfetto Massimo Ranieri, che dimostra le sue capacità attorali, non solo a teatro ma anche cinematografiche – e Pasolini, di un regista culto come Abel Ferrara con un Willem Dafoe sempre misurato e impeccabile nelle sue interpretazioni.
E però questa non sarà la solita recensione perché è di Pasolini che vogliamo scrivere e del perché sia tuttora figura tanto scabrosa – non sessualmente, bensì politicamente.
Grieco ha deciso di dirigere un proprio film dopo essere stato interpellato per la sceneggiatura di quello di Ferrara e aver capito che il cineasta statunitense avrebbe spiegato la morte dell’intellettuale più scomodo del secondo Novecento come un omicidio legato al mondo omosessuale ed espressione di una viscerale omofobia del sottoproletariato di quegli anni. Una versione che sembrerebbe preconizzare le teorie gender in voga oggigiorno (che sviliscono il senso del pride) e che, al contrario, sono la riproposizione – fuori tempo massimo – della lettura omofobica in voga proprio negli anni 70. Quella interpretazione semplicistica, in una Italietta democristiana (che ostentava il comune senso del pudore tra case chiuse, il sabato sera, e inginocchiatoi, la domenica mattina), che preferiva liquidare il ‘frocio’ Pasolini con un ‘se l’è cercata’ perché, altrimenti, ammettere che i poteri forti – economici e politici – potessero usare la manovalanza della piccola delinquenza e delle mafie per eliminare un intellettuale era più inaccettabile che impensabile.
E così, mentre il film di Ferrara urtica per quelle scene ai limiti del pornografico, e lascia basiti per la naïveté di far parlare Pasolini in inglese e obbligare anche gli attori italiani a una lingua che non partiene loro (salvo lasciargli la libertà di salutarsi in italiano, sic!), è del film di Grieco che ci occuperemo in quanto ha il coraggio di affrontare ciò che in Pasolini era davvero scabroso, ossia la sua ricerca della verità.

Il quadro che ne emerge – vero o verosimile – è quello adombrato dalle sentenze (spesso contraddette in appello o Cassazione) su molte stragi avvenute in Italia in quegli stessi anni. Stragi compiute da neo-fascisti o da gruppi delinquenziali legati, indirettamente, alle mafie ma diretti, in Italia, da apparati dello Stato ‘deviati’ ed eterodiretti dai servizi segreti della potenza egemonica che ci dominava – e continua a farlo.
I nomi che girano intorno alla figura di Pasolini e che forse sarebbero stati citati nel suo libro incompiuto, Petrolio, spesso coincidono con la ricostruzione del magistrato che condusse una tra le inchieste sulla morte di Enrico Mattei. Sabrina Pisu e il procuratore Vincenzo Calia, titolare dell’inchiesta avviata nel 1994 e conclusasi nel 2003, pubblicavano – più o meno contemporaneamente all’uscita del film di Grieco – Il caso Mattei: Le prove dell’omicidio del presidente dell’Eni dopo bugie, depistaggi e manipolazioni della verità (Chiarelettere, 2017; il film di Grieco era finalmente uscito, dopo vari rinvii, nel 2016).
Nel libro-inchiesta del PM Calia si afferma che qualcuno sabotò l’aereo di Mattei, e che lo stesso precipitò in seguito a un’esplosione. Non fu, quindi, un “tragico incidente”, bensì “un omicidio deliberato”. Dopo la morte del manager che sognava l’indipendenza energetica italiana, nel 1962, scompare nel nulla il giornalista Mauro De Mauro, proprio mentre portava avanti un’inchiesta sul succitato incidente, su incarico del regista Francesco Rosi per il film, Il caso Mattei. È il 1970. Anche il commissario Boris Giuliano, che indagherà sul medesimo caso morirà (nel 1979), e Pasolini nel 1975 mentre scriveva Petrolio, il misterioso lavoro al quale si stava dedicando e che aveva come protagonista il successore di Mattei all’Eni, Eugenio Cefis (uomo potente, circonfuso di mistero, a cui si attribuisce di essere stato il vero ideatore della P2 in base a due appunti del Sismi e del Sisde, scoperti dal PM Vincenzo Calia – e ritiratosi a vita privata, in Svizzera, nel 1977 dopo che il banchiere Enrico Cuccia, in pratica, gli voltò le spalle). Se a questo intrigo si aggiungono le pizze di Salò o le 120 giornate di Sodoma, trafugate per estorcere alla produzione del film la cifra iperbolica di 2 miliardi di lire, e che potrebbero essere state l’esca per attrarre Pasolini all’Idroscalo di Ostia, il film di Grieco pare anticipare il libro o ricalcare l’inchiesta di Calia per arrivare a restituirci una macchinazione che ha mietuto morti per almeno due decenni.
Rivedere oggi Pasolini di Grieco è come rileggere le pagine del nostro recente passato per capire meglio le trame che ci hanno consegnati alla dipendenza energetica, economica e politica dagli Stati Uniti.
«Non c’è futuro senza memoria»: Primo Levi docet.
Pasolini
regia Abel Ferrara
sceneggiatura Abel Ferrara, Nicola Tranquillino e Maurizio Braucci
fotografia Stefano Falivene
montaggio Fabio Nunziata
costumi Rossano Marchi
interpreti e personaggi:
Willem Dafoe: Pier Paolo Pasolini
Giada Colagrande: Graziella Chiarcossi
Riccardo Scamarcio: Ninetto Davoli
Maria de Medeiros: Laura Betti
Ninetto Davoli: Eduardo De Filippo
Adriana Asti: Susanna Colussi
Valerio Mastandrea: Domenico Naldini
Francesco Siciliano: Furio Colombo
produttore Thierry Lounas
Casa di produzione Capricci Films, Urania Pictures S.r.l.
Italia, Belgio, Francia, 2014
La macchinazione
regia David Grieco
sceneggiatura David Grieco e Guido Bulla
fotografia Fabio Zamarion
montaggio Francesco Bilotti
scenografia Carmelo Agate
costumi Nicoletta Taranta
interpreti e personaggi:
Massimo Ranieri: Pier Paolo Pasolini
Libero De Rienzo: Antonio Pinna
Roberto Citran: Giorgio Steimetz
Milena Vukotic: Susanna Colussi
Matteo Taranto: Sergio
François-Xavier Demaison: Moreau
Alessandro Sardelli: Giuseppe (Pino) Pelosi
Tony Laudadio: avvocato
Paolo Bonacelli: vescovo
Catrinel Marlon: prostituta
produttore Marina Marzotto, Alice Buttafava, Dominique Marzotto, Lionel Guedj e Vincent Brançon
Italia, Francia, 2014
venerdì, 27 febbraio 2026
In copertina e nel pezzo: Le Locandine dei due film

