Se ammazzassero Papa Leone XIV?
di Simona Maria Frigerio
Da atea, da donna, da apolide in questo mondo barbaro, oggi mi e vi chiedo, di getto, d’impulso, e se stamane ci fossimo alzati e avessimo appreso la notizia che un qualsiasi Stato invasore, per mantenersi egemone, nella notte aveva bombardato Roma e ammazzato Leone XIV, come reagireste?
Vero. Morto un Papa se ne fa un altro. Sicuramente ad Ali Hosseini Khamenei, Guida Suprema religiosa iraniana, succederà un nuovo Ayatollah. Ma le domande che sorgono sono altre.
Come siamo riusciti a trasformare la tolleranza (termine a cui preferirei rispetto) dell’illuminismo in un assolutismo valoriale che liquida come sbagliata qualsiasi visione non solamente politica ma religiosa e, quindi escatologica, del mondo diversa dalla nostra?
Come abbiamo potuto, noi occidentali, e soprattutto noi – intellettuali, giornalisti, accademici – non vedere a quale estremo di perversione morale ci avrebbe condotto la cosiddetta esportazione della democrazia? Una democrazia, ben inteso, del tutto formale, né realmente partecipativa né tanto meno sociale, anche nel senso di redistributiva.
Come avevamo previsto da questo inutile Settimanale, Trump ha gioco facile, colpendo uno a uno i suoi nemici – ideologici, come Cuba o il Venezuela; ed economici, come la Cina attraverso il bombardamento dell’Iran – con la connivenza dell’Occidente (che pagherà ancor di più i suoi approvvigionamenti energetici per mantenersi vassallo fedele, temendo di passare nel campo dei nemici neutralizzabili) e il sostegno attivo (o forse la regia occulta) di Israele. Mentre emiri e regnanti dell’Asia Occidentale continueranno a nicchiare contando sul fatto che le primavere arabe erano eterodirette e che i petrodollari continueranno a fluire nei loro portafogli per permettergli di comprare un braccialetto da mezzo milione di dollari – col quale agghindare una moglie tanto ricca quanto velata dalla testa ai piedi, che non può nemmeno andare da sola dal parrucchiere, figuriamoci a pregare alla Mecca!
L’Onu sempre più simulacro di una larva putrescente guaisce. Russia e Cina, purtroppo, parlano al vento perché verba volant e i Brics crollano a livello di efficacia politica dopo una serie di passi falsi: la non ammissione del Venezuela a causa di Lula, il voltafaccia di Argentina e Arabia Saudita, gli impegni dell’India di Modi di non acquistare più petrolio dalla Russia, l’incapacità di opporsi efficacemente al genocidio a Gaza, al Bloqueo di Cuba, al rapimento del Presidente Maduro, al colpo di Stato in Siria di un terrorista che si è subito schierato con Israele e gli US (e vederlo al Cremlino è stata davvero l’ultima goccia di questa deriva che porterà a una waste land).
Non so se siamo nel 1938 o già nel 1939. La storia non si ripete mai uguale a se stessa. Di certo, dopo il sequestro di un Presidente, si poteva solo ammazzare un leader religioso. La deriva edonistico-fascista, ove perversione morale ed eversione politica si mischiano con lobby finanziarie (allora economiche) di un capitale transnazionale, che Pasolini intravedeva e che si è palesato apertamente nell’ultimo periodo anche grazie agli Epstein Files e alle azioni di Trump, è al suo apice. Iperbole o parabola dell’egemonia statunitense sul mondo, lo sapremo a breve.
A me, da un luogo altro in ogni senso, vedere di lontano un’Italietta concentrata sui frizzi e lazzi di un carrozzone canoro, ricorda quanto ha scritto Gianluca Arnone sul Girone della Merda di Salò o le 120 giornate di Sodoma, il quale “cessa di essere una provocazione e si rivela per ciò che è: un’allegoria economica. Mangiare/escretere, produrre/scartare: la catena alimentare come catena di montaggio, l’eguaglianza nella degradazione come principio d’ordine”. Continuate a sollazzarvi italioti. Agli iraniani, solamente, ora restano due scelte: combattere e morire come ai tempi della guerra contro l’Iraq o svendersi (forse) come il Venezuela, azzittendo per sempre i balbettii di un multi-polarismo che si sta rivelando efficace quanto una tigre di carta.
Inna lillahi wa inna ilayhi raji’un – a tutte le vittime e, in particolare, alle bambine di Minab.
domenica, 1° marzo 2026 (edizione speciale per la morte di Ali Hosseini Khamenei e delle bambine della scuola di Minab)
In copertina: Ali Hosseini Khamenei (CC BY 4.0)

