Sarebbe meglio diseredare gli eredi
di Maurizio Prescianotto
“Arrivano i buoni ed hanno le idee chiare
ed hanno già fatto un elenco
di tutti i cattivi da eliminar
Ah-ah-ah, ah…
… così adesso i buoni hanno fatto una guerra
contro i cattivi, però hanno assicurato
che è l’ultima guerra che si farà
Ah-ah-ah, ah” (1).
Premesse critiche
Risulta difficile da recuperare l’eredità di Alex Langer morto suicida il 3 luglio 1995 mentre da operatore di pace nei Balcani assisteva impotente alla guerra, lasciando scritto: “I pesi mi sono diventati davvero insostenibili, non ce la faccio più” e “Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto” (2). Sarà “difficile per noi continuare ciò che per lui era giusto” fintanto che ometteremo la ricerca delle cause del conflitto balcanico che lui, forse, riuscí a scorgere ma che provocarono le sue insostenibili afflizioni e il suicidio. I suoi eredi sembrano disinteressarsene, nella ricerca delle cause dei conflitti che da allora proseguono in Europa. Preferiscono diffondere l’uniformata immagine di Alex Langer “pacifista, ecologista radicale e pioniere dell’integrazione interetnica” – più confacente alla loro promozione politica.

Cercheremo pertanto di proporre qualche spunto di inconformità critica alla prospettiva canonizzata che limita Alex Langer al suo ultimo ruolo di ‘facitore di pace’ diffuso nelle celebrazioni dell’80° dalla nascita. Confidando risulti utile, auspichiamo il confronto dialettico e la confutazione interpretativa, per restituire alla memoria di Alex Langer una visione strategica più lungimirante che fu testimoniata dalla sua azione (3).


Omettendo di ricercare le cause delle guerre in Europa si disconosce la responsabilità delle politiche NATO e dei Fondi finanziari che controllano il business degli armamenti. Furono attivi allora nella disgregazione della statualità Jugoslavia (4) e proseguirono con guerre e destabilizzazioni in Cecenia, Georgia, Ucrania, Moldavia, Armenia, Bielorussia, eccetera. Dalla nostra congettura deriva che celebrare Alex Langer riducendolo ad idealtipo “pacifista, ecologista radicale, pioniere dell’integrazione interetnica” prescinde dal riconoscere che probabilmente lui vide con orrore che le stragi fossero perpetrate, trascorsi 60 anni dal 1945, da redivive formazioni nazifasciste: cetniche, ustascia e ISIS, impossibili da contrastare solo con battaglie di pacifismo idealista (5).







Facciamo attenzione alla contraddizione dei suoi eredi GrunenVerdi perché mentre commemorano il ‘pacifismo’ di Alex Langer, al Parlamento UE stanno votando, con pochi distinguo, per finanziare armi e guerra. Approvando il ReArm UE, assieme a sinistre e destre, dichiarano la guerra permanente con 800 miliardi di Euro sottratti al welfare per ingrassare di extraprofitti i ‘produttori di morte’. Si prova angoscia nell’ascoltare i leader UE NATO, sostenuti dai GruenenVerdi, che ai nostri giovani annunciano di prepararsi a “credere, obbedire, arruolarsi e combattere”, prefigurando che dovranno seguire la sorte dei coetanei ucraini, immolati a migliaia, per guadagnarsi le magnifiche e progressive sorti di accesso al “giardino fiorito occidentale”. Per favorire i Fondi di Investimento che guadagnano sulle armi e pure sui titoli SAFE UE emessi per finanziarle, si traveste di fuffa la solita guerra di rapina delle risorse altrui. Dopo 80 anni ritorna la riconquista dello ‘spazio vitale’ di hitleriana memoria, dai Balcani fino al Donbass e a Stalingrado, discriminando e massacrando per contrapposizione etnica le popolazioni, come si è fatto in Jugoslavia, scegliendo i ‘buoni di turno’ da supportare. Nell’attuale guerra in Ucraina il messaggio unico diventa i ‘buoni aggrediti’ sono i ruteni e galiziani dell’Ovest, che supportiamo contro i ‘cattivi aggressori’ russofoni dell’Est. La grancassa mediatica provvede bombardando a tambur battente le nostre sinapsi di sconcertati spettatori, fino all’instupidimento di ogni ragionamento, per mobilitarci patriottici in trincea con “siam pronti alla morte l’Italia chiamò”.
Lascia perplessi che il ricordo di Alex Langer venga sponsorizzato oggi anche dalle Istituzioni UE, dal Ministero dell’Istruzione, dalla Provincia di Bz, Kultur.DE e IT, eccetera, che promossero o assistettero inerti alla disgregazione della Jugoslavia. La Provincia di Bolzano fu allora assente ingiustificata nel proporsi come consolidato modello europeo di pacificazione interetnica, disertando dall’affiancare l’azione pacifista di Alex Langer nei territori balcanici e depotenziare lo scontro etnico.
Antefatti e responsabilità
La Jugoslavia durante la Seconda Guerra Mondiale subì l’occupazione nazifascista con la strage di 1,8 milioni di morti, il 10% della popolazione, molti nei campi di concentramento gestiti dai battaglioni nazi-fascisti collaborazionisti del 3° Reich divisi per etnia. Nel dopoguerra mio padre, autista di TIR, la percorreva spesso e raccontava ammirato che in Jugoslavia la remunerazione del minatore fosse superiore al medico perché veniva riconosciuta la pericolosità del lavoro. Ricordiamo che la Jugoslavia, durante la Guerra Fredda, presieduta dal partigiano comunista croato Tito, ebbe un importante ruolo internazionale. Fu attiva per la pace come membro fondatore del Movimento dei Paesi Non Allineati (1961) assieme all’India di Ghandi, l’Egitto di Nasser e l’Indonesia di Sukarno (6). Ricordiamo che Ghandi e Sadat, erede di Nasser, furono entrambi uccisi da sicari mentre Sukarno subì un colpo di stato militare. Quindi, per rovesciare i governi inconformi, siamo in presenza degli stessi mandanti che utilizzeranno sicari per disgregare anche la Jugoslavia. Mandanti che continuano a replicare il misfatto ovunque necessario ai loro interessi.

Riconosciamo che fu il nostro “giardino fiorito occidentale” (cit. Josep Borrell, nel 2022), dopo il crollo del polo antagonista dell’URSS nel 1989, che decise l’azione disgregatrice della Repubblica Federale Socialista Jugoslava – realizzata in tre fasi.
Prima fase. Infliggendole lo strangolamento economico, dopo averla indebitata concedendo prestiti per incentivarne il cosidetto sviluppo economico. La finanza (FMI, BM, UE) impose condizioni capestro per rinnovare il finanziamento del debito contratto dallo Stato Federale centrale della Repubblica Socialista Jugoslava, equivalente al 50% del PIL, che fu costretto ad impoverire la popolazione e i servizi erogati. Si provocò così la disgregazione delle sei Repubbliche che, nel tentativo di affrancarsi dal dover contribuire in solido al pagamento del debito comune, si dichiararono Stati autonomi. La NATO / UE, applicando la dottrina Brezinski (7) ne approfittò e provvide subito a riconoscere gli Stati autonomi. La prima fu la Slovenia, seguita dalla Croazia. Si fecero i riconoscimenti statuali senza che fossero assicurate le tutele alle minoranze etniche serbe, croate, bosniache, che abitavano da sempre in ogni Stato divenuto autonomo.

Seconda fase. La successiva distruzione della convivenza fu attuata attraverso la guerra civile, che causò 250mila morti e 3milioni di profughi. In territori abitati da secolari promiscuità etniche (già ex territori dell’Impero Austro-ungarico e Ottomano) furono lasciate operare liberamente le bande nazifasciste che perseguivano la purezza etnica, già operative fino alla sconfitta del III° Reich. I battaglioni paramilitari Cetnici, Ustascia e ISIS furono tutti finanziati da NATO, Paesi Islamici e servizi segreti – che fornirono armi, uomini, mezzi, addestramento, usando pure la mafia dai porti italiani. La NATO UE, che bombarderà i ‘cattivi serbi cetnici’, ad esempio, supporterà al contrario i ‘buoni croati ustascia’ che solo nell’Operazione Tempesta costrinsero all’esodo 200mila serbi dalla regione della Krajina – in Croazia. Inascoltata, Human Rights Watch ha documentato la violazioni dei diritti umani, l’uccisione degli anziani rimasti, la distruzione di villaggi con 1.000 civili serbi uccisi o dispersi (8). Il tutto avvenne mentre Alex Langer decideva di suicidarsi (il 3 luglio 1995).

Terza fase. Infine, l’opera disgregatrice fu terminata con 78 giorni di bombardamenti aerei NATO dal 24 marzo 1999, che partivano anche dall’Italia (governo di sinistra D’Alema/Mattarella) sulla ex capitale federale Belgrado e sulla Serbia, identificata con il ‘cattivo’ di turno, che causarono 3.000 morti e 12.000 feriti.
Congetture
La causa del suicidio di Alex Langer fu che identificò nelle Istituzioni Europee UE e nella NATO gli artefici della guerra in Jugoslavia. Quando, poco prima del suicidio, pubblicamente, dichiarò a Cannes (il 26 maggio 1995)che “L’Europa muore o rinasce a Sarajevo”, stava denunciando che era morta l’Europa in cui lui aveva fiduciosamente creduto, fondando il partito transnazionale EGP GreenVerdi. Gli fu fatale scoprire che gli interessi della UE, col braccio armato NATO, invece di promuovere “rispetto dell’ambiente, affrancamento sociale, diritti, convivenza, integrazione e benessere” ordivano per il nuovo predominio coloniale, ricostituendo le stesse trame e finalità di una guerra rimasta solo sospesa per 60 anni, facendola combattere a nuovi attori con vecchie parti. Alex Langer scoprì che venivano utilizzati gli stessi sicari etnici del III° Reich cetnici, ustascia, bosniacchi dagli stessi mandanti del Capitale internazionale che era stato il finanziatore del riarmo delle dittature Nazifasciste negli anni 30. La guerra per le risorse, definibile Operazione Barbarossa 2.0, è continuata dopo la disgregazione Jugoslava fino a oggi con la UE / NATO che, in Ucraina, ha finora finanziato 400 miliardi di Euro la guerra (8.a) dei redivivi sicari nazibanderisti portati al potere dopo il colpo di Stato di piazza Maidan nel 2014.

Proposta nel raccontare Alex Langer
Pertanto, attenzione agli eredi che diffondono l’uniformato verbo di Alex Langer “pacifista, ecologista radicale e pioniere dell’integrazione interetnica” confacente alla loro promozione politica. Ricordiamo che Alex Langer ebbe una visione strategica molto lungimirante dimostrata dalle articolate sfaccettature della sua azione politica. Ricordiamo che non era un Suedtiroler Doc ma figlio di immigrati austriaci, nato nel dopoguerra da famiglia di professionisti, anti-nazifascisti ebraici perseguitati e costretti a trasferirsi in Italia. Formato bilingue, frequenterà scuole cattoliche e tradurrà in tedesco Lettera a una professoressa di don Milani, un atto d’accusa contro il sistema scolastico discriminatorio classista che rivendicava il diritto all’istruzione e all’inclusione (9).

Il percorso politico di Alex Langer fu assolto ricoprendo ruoli di responsabilotà e visibilità nel panorama politico e caratterizzato dall’impegno nella trasformazione sociale rivoluzionaria attraverso il movimentismo. Alex Langer per sostenere le sue idee non ebbe paura del confronto, anche accidentato, con le controparti e, pertanto, non è riducibile a “testimone profetico fondamentale per la convivenza interetnica” (citazione da Alphabet inc. Google) e, forse, il ‘pacifismo’ risulterebbe solo il suo ultimo insoddisfacente epilogo. Visse i travagliati contesti storici internazionali, nazionali e locali avvenuti dagli anni 60 al 1995. Da universitario cattolico-sociale divenne rivoluzionario anarco-comunista (10). Fu direttore del quotidiano Lotta Continua con lo slogan “Pagherete caro, pagherete tutto!” (11) durante gli anni delle conquiste sociali (Legge 300/70, Statuto dei lavoratori), delle stragi di Stato – col movimento di studenti e lavoratori in piazza, nei cortei organizzati dal servizio d’ordine Katanga, che si scontrava con la Polizia Celere e i fascisti (12).



Furono dei suoi compagni di Lotta Continua a essere condannati per l’omicidio del Commissario Calabresi, che era stato ritenuto il responsabile della ‘morte accidentale’ dell’anarchio Pinelli (13), avvenuta durante l’interrogatorio presso la Questura di Milano (14).




Ritornato in Alto Adige Suedtirol, dal 1978 eletto in Consiglio provinciale, fondò Nuova SinistraNL battendosi per la giustizia sociale e contro la divisione delle ‘gabbie etniche’, boicottando la dichiarazione di appartenenza linguistica (15). Fu considerato apostata, rinnegato dalla SVP e scomodo per DC e sinistre governative che, oggi, lo celebrano da morto (15.a). Diverrà antesignano ambientalista dei Verdi Gruenen, eletto in Unione Europea, profanando la territorialità della rappresentanza suedtirolese, raccogliendo voti interetnici italiani anche da trentini e veneti (1989). Finì suicida da deluso testimone attivista della guerra balcanica (1995). Fosse sopravvissuto alla scelta tragica, confidiamo non si sarebbe riciclato come molti suoi ex compagni di LC – diventati da rivoluzionari a megafoni pompieri assertivi, oppure eletti imboscati in qualche scranno da falliti testimoni del suo pacifismo, mentre votano o accettano il finanziamento della guerra. Resta il dubbio che Alex Langer sarebbe oggi un probabile ‘deluso dai pacifisti’.



Non riconoscendo il disagio di Alex Langer di fronte alla riemersione del nazifascismo e dei suoi mandanti, neppure saremmo in grado di spiegare e contestualizzare alcunché ai giovani d’oggi e la sua figura sarebbe ridotta a ‘totem decontestualizzato’ da incensare. Come avviene quando si accompagnano le classi in gita ad Auschwitz, la formazione avrà scarsa ricaduta e sviluppo di senso civico se non rendiamo i ragazzi edotti nella capacità di lettura del contesto contemporaneo. Primo Levi affermava di: “raccontare l’orrore di Auschwitz affinché le giovani generazioni potessero comprendere e prevenire il ripetersi di tali atrocità, sottolineando che, se è accaduto, può accadere di nuovo” (16).

Diffondere il messaggio di Alex Langer sarebbe utile per la formazione dei giovani se contestualizzasse “che continua a succedere ancora oggi”, enucleando i popoli e gruppi umani perseguitati, identificando i soggetti mandanti coi loro interessi, integrando le responsabilità di governi e istituzioni internazionali quando si fanno le guerre e si vessano le popolazioni con embarghi e sanzioni.
Ricordi Lotta Continua PID e NS?
Ricordo il mio coinvolgimento nel movimento degli anni 70, quando da studente lavoratore frequentavo a Bolzano la sede di Lotta Continua redigendo matrici e ciclostilando volantini da distribuire a scuola per assemblee, scioperi, per denunciare le stragi di Stato, e boicottare le leggi KoSSiga – repressive dell’autogestione. A norma di legge, essendo minorenni, i volantini venivano firmati Comitato di Lotta responsabile A. Langer. Per assolvere la Naja ‘da segnalato politico’ fui assegnato a un battaglione operativo con alta intensità di guardie, polveriere e marce coi muli. I caporali istruttori spiegavano che per arruolare 20 mila soldati bastava una firma, mentre la gestazione di un mulo necessitava di 1 anno, e il fucile Garand US della guerra di Corea – che imparavamo ad usare – era migliore di quello jugoslavo. Gli assistenti ai muli erano in maggioranza universitari di Milano, movimentisti di Lotta Continua, PID (Proletari In Divisa) che, a noi ‘stecche’, appena arrivate dal CAR (Centro Addestramento Reclute), ci aiutarono a liberarci dalle angherie di ‘nonni’, ‘vecchie’, ‘max’, vicine al congedo di fine Naja (17).



Da lavoratore studente ricordo, negli anni 80, di aver partecipato alle lotte promosse da Alex Langer ‘contro le gabbie etniche’ della dichiarazione di appartenenza linguistica, prevista dal 2° Statuto di Autonomia Altoatesino. La denuncia politica che fosse incostituzionale, la dichiarazione linguistica, in quanto in contrasto con “l’uguaglianza davanti alla legge senza distinzioni di razza, lingua o origine”, si univa al timore che si istituzionalizasse l’apartheid della divisione etnica fin dalle scuole e nella distribuzione di risorse e posti pubblici. L’eccezionalità autonomista, infine, a Roma prevalse, accontentando il partito etnico tedescofono, seppure ancor oggi se ne discuta – denominandolo ‘disagio degli italiani’ – e la SVP ribatta che convenga sopportarlo in cambio dei privilegi che altri italiani sembra non fruiscano. Pertanto, risulta risibile che la lungimirante battaglia, allora persa, di Alex Langer sia ridotta oggi a “testimonianza a favore della convivenza”. Risulta pure ridicolo e antitetico che oggi il suo nome, sdoganato politicamente, denomini qualche scuola etnicamente divisa.
Congettura sull’eredità di Alex Langer
Considerato che non disponiamo di sue manifestazioni di investitura e lascito, la congettura che formuliamo sull’eredità di Alex Langer, la immaginiamo come “impegno di movimentista contrapposto poco assertivo col potere dominante” da integrare al “pacifista, ecologista radicale e pioniere dell’integrazione interetnica”.
Quindi diffidiamo degli eredi che oggi lo interpretano ‘facendo casino’, come canta Giorgio Gaber in Io se fossi Dio:
“…io ogni tanto mando giù qualcuno
ma poi alla gente piace interpretare
e fa ancora più casino…”(18).
Confidiamo che non succeda ad Alex Langer quanto succede alle commemorazioni di San Francesco – per antonomasia ‘simbolo’ di pace e rispetto del vivente. Oggi, per celebrare gli 800 anni dalla morte di San Francesco (che, nel Cantico delle creature, predica di vivere in povertà con fratello lupo, fratello sole e sorella luna), nel ‘botegón’ di Assisi si prenotano i 400mila stalli per assistere all’ostensione straordinaria delle sue spoglie mortali, dal 22 febbraio al 22 marzo, coi posti già tutti assegnati.
Gli eredi GruenenVerdi di Alex Langer, ne hanno fatta di carriera politica da quando Alex Langer contribuì a fondarli negli anni 80; quando metaforicamente al loro affacciarsi sulla scena venivano definiti dal più longevo politico DC, Giulio Andreotti, “cocomeri, verdi fuori e rossi dentro”. Diverranno dopo anni di alternanza tra opposizione e governi compromissori delle metaforiche “zucchine, verdi fuori e bianchi dentro”. Oggi appaiono con inquietante metafora “maracuja, verdi fuori con predominante nero dentro”, ascoltando le infervorate posizioni primatiste guerrafondaie da “giardino fiorito occidentale” di Annalena Baerbock – già Ministra degli Esteri Gruenen della Germania e riciclata Presidente dell’Assemblea ONU. La sua brillante carriera probabilmente deriva, come di tanti colleghi che governano, dopo gli studi a Londra, dall’essere stata coinvolta nel programma Young Global Leaders – del tristemente noto World Economic Forum – nella formazione di sicari politici. Presumiamo non abbia mai letto la traduzione di Alex Langer di Lettera a una professoressa. I suoi eredi GruenenVerdi locali, invece, omaggiano ancora, dopo 4 anni di guerra, la bandiera Ucrobanderista con l’abusato mantra NATO: “esiste solo un aggredito e dovremo continuare a obbedire, pagare e far combattere i buoni”(19).


Ci chiediamo se riescano a immaginare cosa penserebbe oggi Alex Langer della deriva avvenuta nel partito ambientalista da lui fondato, considerato che 40 anni fa la metafora del cocomero di Giulio Andreotti era riferita a lui. Citando il suo ultimo appello “l’Europa muore a Sarajevo” piacerebbe confidare fosse ancora vivo senza bisogno di eredi che, parafrasando Claudio Lolli, “sono tutti morti e non se ne sono neanche accorti”(20).
Dedicato alla conoscenza di mio figlio.
(1) Edoardo Bennato, Arrivano i buoni, 1974, ytb
(2) Tomba della famiglia Langer
(3) Locandina del Convegno per l’80° anniversario della nascita di Alex Langer
(4) Jugoslavia: cartine
(5.a) Cetnici serbi, 1943 e 1991
(5.b) Ustascia croati, 1943 e 1991
(5.c) Bosniacchi islamici, 1943 e 1991
(6) Belgrado, 1960. Paesi non allineati
(7) Zbigniew Brezinski, La grande scacchiera, 1997
(8) Operazione Tempesta, esodo di 200mila persone
(8.a) Finanziamento guerra Ucraina, 2022-25
(9) Don Milani, Lettera a una professoressa
(10) Alex Langer con megafono in strada: in copertina
(11) Giornale di Lotta Continua, manifestazioni
(12) Servizio d’ordine movimenti cortei
(13) Dario Fo, Morte accidentale di anarchico
(14) Giornale Lotta Continua, Morto Calabresi
(15) Gabbie etniche, Nuova Sinistra
(15.a) Consistenza etnica % linguistica, censimenti 1971-2024, Alto Adige
(16) Primo Levi, Se questo è un uomo
(17) Proletari In Divisa, Lotta Continua
(18) Giorgio Gaber, Io se fossi Dio, ytb
(19) Alto Adige giornale, 25.02.26
(20) Claudio Lolli, Io ti racconto, 1973, ytb
venerdì, 13 marzo 2026
In copertina: Alex Langer (nota 10). Tutte le immagini e le musiche, scelte dall’Autore

