Se si cambiano i parametri, anche il miliardo d’oro si sta impoverendo
di Luciano Uggè
Sfogliando il China Daily (1) è possibile leggere i dati forniti alla stampa da Han Wenxiu, direttore esecutivo dell’Ufficio del Comitato Centrale per gli Affari Finanziari ed Economici, riguardo allo stato dell’economia cinese. Wenxiu afferma che, nel 2025, i maggiori indicatori sono andati meglio del previsto, il tasso di occupazione è rimasto stabile e il commercio estero è cresciuto. L’export si starebbe diversificando (il che, immaginiamo, sia un ulteriore problema per l’Occidente, dato che questo può comportare la vendita di tecnologie di nuova generazione competitive rispetto alle nostre: dai pannelli solari alle auto elettriche fino ai cellulari), mentre starebbe accelerando la modernizzazione del sistema industriale.
Il Pil sarebbe arrivato a 19 trilioni di dollari, nel 2025 – dato confermato dalla Banca Mondiale. Quest’ultima avrebbe anche evidenziato come il Pil cinese, a questo punto, avrebbe oltrepassato quello statunitense in termini di parità di potere d’acquisto (PPP).
Il Pil dell’Unione Europea a 27 sarebbe simile a quello cinese in valori assoluti, ma, riparametrandolo in PPP, è ovvio che cala drasticamente di importanza.
Un altro dato che sottolinea Han Wenxiu è che la Cina non è più solo un produttore di merci a basso costo, visto che punta stabilmente a espandersi, a livello globale, nel settore della ricerca e dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, nella biomedicina e nella robotica.
Ma a livello di povertà qual è la situazione negli Stati Uniti, in Cina e in Europa?
La Banca Mondiale ha deciso di riparametrare i dati considerando la povertà in base al benessere medio nazionale. In altre parole, se in un piccolo Stato caraibico o del Sahel si può essere talmente poveri da non avere a sufficienza per mangiare e ripararsi con meno di 3 dollari al giorno, ovviamente non sarà così in Occidente o negli States dove il prezzo dei beni di prima necessità e persino di un alloggio di fortuna sono decisamente superiori. Questa scelta non è stata gradita, a dire il vero, da nessuno dei succitati Paesi (o Federazioni).
La Repubblica Popolare Cinese, considerata ormai come uno Stato con entrate medio-alte (upper middle-income) ha visto il parametro base aumentare a 8,30 dollari al giorno. In questo modo, nonostante affermi di avere azzerato, nel 2020, la povertà assoluta (ovvero il numero delle persone che non avrebbero nemmeno la famosa ciotola di riso), conterebbe 296.000.000 di poveri relativi (pari al 21% della popolazione).
Anche l’Europa, però, non può gioire visto che nel 2024, sempre grazie alla riparametrazione, la Banca Mondiale ha evidenziato che ben 93,3 milioni di cittadini europei erano a rischio povertà o esclusione sociale, ovvero il 21% della popolazione dell’UE.
Gli Stati Uniti, infine, ove la cifra assunta dalla Banca Mondiale è 24,5 dollari al giorno, il 14% della popolazione, sempre nel 2024, viveva sotto la soglia di povertà estrema.
Segnaliamo anche che la Banca Mondiale, nel Report relativo al 2024, ha denunciato come l’8,5% della popolazione globale vive in situazione di povertà assoluta, con entrare addirittura inferiori ai 2,15 dollari al giorno. Mentre un astronomico 43,6% non arriva nemmeno a 6,85 dollari al giorno.
In pratica, una persona su due non riesce ancora ad avere garantito di che mangiare e di avere un tetto sulla testa.
(1)
https://www.chinadaily.com.cn/a/202512/13/WS693d4149a310d6866eb2e798.html
venerdì, 13 marzo 2026
In copertina: Foto di Aamir Mohd Khan da Pixabay

