Quando un ragazzino di dieci anni già imita un SS
di Simona Maria Frigerio
Ti capita di fare una passeggiata: la primavera è nell’aria insieme ai profumi dei primi fiori, il sole comincia a intiepidirsi e la luce accarezza gli spigoli dei palazzi smussandoli. Pensi a quella descrizione di Proust, alla fantomatica Balbec, ti senti leggera mentre chiacchieri e ridi.
Poi arriva questo moccioso, probabilmente di prima media, con i capelli rasati e una faccia paffuta: non ha mai sofferto la fame, il pre-adolescente. Accanto, un ragazzino appena più grande, di terza media probabilmente. Si assomigliano – ma più come amici/compari da cortile che non come fratelli. La stessa livrea dismessa da case popolari: il maglione blu scuro un po’ slabbrato, di quella lana che fa i pallini e che è il frutto di una lunga serie di centrifughe in lavatrice a 60 gradi, e i pantaloni al ginocchio per mostrare sbucciature e lividi.
Il più ‘piccolo’ ha al guinzaglio un cane di quella non-razza, ossia il bastardino, che non lo rende più simpatico, solo più brutto. E che gli animalisti non se ne vogliano a male! Ogni ‘scarrafone sarà pure bell’‘a mamma soja’, ma un cane con le orecchie pendule, di un colore indefinito tra lo sterco di vacca e il beige catarroso, un muso allungato, una leggera bavetta raggrumata, e zampe sproporzionate su un corpo troppo magro (al contrario del padrone): non è un bel vedere. Come non lo è il guinzaglio verde pisello che lo tiene al collare.
Non ci avresti nemmeno fatto caso ai due pre-adolescenti con cane al seguito se il piccolo imbecille non avesse cominciato ad avvicinarsi a te, che mai lo hai visto nella tua intera esistenza, gridando al cane con cattiveria malcelata: «Attacca, su attacca!», mentre col guinzaglio cerca di incitarlo ad azzannarti.
La scena è insieme assurda ed emblematica dei nostri tempi: non perché pre-adolescenti – bulletti di quartiere – non si siano mai visti; o perché quando ero bambina, io, mai mi sarei permessa di comportarmi in maniera così maleducata con un adulto e, per di più, estraneo (anche perché, al Giambellino, un adulto mi avrebbe rimessa in riga con due sonori ceffoni e una pedata al cane). No: quello che ho di fronte è né più né meno di un piccolo SS che aizza il suo pastore tedesco contro un ebreo o un comunista, un Rom o un omosessuale in un lager. E nemmeno se ne accorge questo pre-adolescente di periferia di stare imitando un gesto e un incitamento alla violenza fine a se stessa, sadica, che, forse, ha visto su qualche social, agiti da un soldato israeliano contro un palestinese, o da un qualsiasi carnefice che abbia disumanizzato la propria vittima.
La madre degli imbecilli è sempre incinta, amava ripetere Maurizio Costanzo. Purtroppo non ha mai smesso di partorirli – aggiungo io.
venerdì, 13 marzo 2026
In copertina: Foto di Christel Sagniez da Pixabay

