La morte civile da agognata pensione
di Simona Maria Frigerio
Non sento ripetere altro. Da ogni dove. «Voglio andare in pensione». «Quando potrò andare in pensione?» «Perché hanno cambiato le carte in tavola e non posso più andare in pensione?» «Quando andrò in pensione io…».
Ecco, il problema sta proprio in quell’io. Che farai? Stresserai tua figlia per avere un nipote così da auto-convincerti di aver ricominciato il ciclo ri-produttivo? Magari con meno stress, senza la scocciatura di dover educare. Essere nonna è essere madre ma senza grattacapi economici e responsabilità etiche?
La pensione, in fondo, è una porta, un varco verso l’ultimo stadio o stanza della tua vita – e tu cosa pensi di farci entrandovi? Il sistema capitalistico-arrivistico ha diretto la tua esistenza fin dalla culla: ha scandito inesorabilmente le ore di sonno e di veglia; il momento di alzarsi, per andare dal nido all’ultimo giorno di lavoro; le pause settimanali; le agognate ferie in cui spesso ti sei annoiata; e le feste comandate per fare esattamente la stessa cosa anno dopo anno. Soprattutto la Notte di San Silvestro – con le trombette, i cappellini, i petardi, le stelline che danno fuoco alla tenda di rayon, e quella falsa allegria che preannuncia un nuovo anno che – chissà perché – sei convinta sarà migliore e, al massimo, sarà la ripetizione con qualche variante del precedente.
Quando andrò in pensione io… implica il coraggio di ripensarsi perché altrimenti finirai col diventare una nevrotica casalinga che trascorre 10 ore al giorno pulendo cessi e pavimenti, spignattando per mariti, figli e magari nipotini dispotici e maleducati che pensano tutto gli sia dovuto. Perché il gap generazionale tra te e loro è cosi profondo che potresti accorgerti di parlare e avere maggiori punti in comune con un alieno, che non con un dodicenne.
Ma non c’è niente da fare: anche la pensione non è che l’ultimo pesce che l’amo capitalistico ti pone di fronte. E che si sposta sempre un po’ più in là, ogni volta che tenti di afferrarlo. La pensione è la morte civile. Ma tu ti ostini a crederla un tempo ‘liberato’ quando non sai la cosa più importante, ossia quanto tempo avrai. Quanto tempo ti resta? Solo il qui e ora. E se non sai riempire o, meglio, svuotare questo, non riuscirai a farlo con un domani di cui non v’è certezza.
venerdì, 20 marzo 2026
In copertina: Foto di Swooshed da Pixabay

