Dai roghi delle streghe ai femminicidi
di Simona Maria Frigerio
La storia della violenza contro le donne (ma anche contro alcuni uomini) ha seguito diversi percorsi nel tempo e sicuramente due fenomeni che l’hanno caratterizzata sono stati la cosiddetta caccia alle streghe e, in tempi più recenti (in quanto fenomeno decodificato anche se, forse, sempre esistito), il femminicidio. Guardando ai dati e ai fatti, però, si possono sfatare diversi miti – e se ne può discutere e scrivere non solo l’8 marzo.
La caccia alle streghe si basava sui precetti del Malleus Maleficarum (tradotto, il maglio delle malefiche), una sorta di Manuale del perfetto inquisitore, pubblicato dai frati domenicani Heinrich Kramer e Jacob Sprenger.
Il periodo in cui l’Inquisizione torturò e bruciò sul rogo il maggior numero di eretici, in Europa, va dalla fine del Medioevo (meno oscuro, quindi, dell’età successiva), ossia dal 1450, fino al 1750 e comprende alcuni periodi cruciali per la storia del papato, ossia la Riforma protestante, la Controriforma e, infine, la sanguinosa Guerra dei Trent’anni. La caccia alle streghe in Europa causò circa 50 mila vittime e molti sono stati i processi per stregoneria intentati anche contro gli uomini – anzi, in alcune aree geografiche questi ultimi sono stati maggioritari, ad esempio in Normandia, Islanda, Estonia e Russia.
Il primo mito da sfatare risale al 1791 e a un pamphlet dell’illuminista tedesco Gottfried Christian Voigt che, in una diatriba con Voltarie, rilancia un numero – di donne vittime dell’Inquisizione – al di fuori di ogni logica: 9 milioni, il che equivarrebbe a 30mila donne arse al rogo ogni anno per tre secoli.
Un secondo mito da sfatare riguarda proprio il succitato Malleus Maleficarum, erroneamente attribuito a una diretta volontà papale. Il trattato in latino è stato pubblicato nel 1487 per reprimere, nella Valle del Reno, il paganesimo, la stregoneria e l’eresia – senza molto successo, rispetto a quest’ultima, visto che il frate agostiniano Martin Lutero affiggeva le sue 95 tesi, che saranno le fondamenta del Protestantesimo, il 31 ottobre 1517. Mentre il Malleus diventerà un manuale di uso comune sia da parte degli inquisitori cattolici, sia dei giudici protestanti. Ma per tornare alla volontà papale, in molti pensano che il Malleus sia diretta emanazione di Innocenzo VIII mentre, in realtà, è stato pubblicato postumo di tre anni rispetto alla bolla papale ed è espressione dei pregiudizi dei due frati domenicani succitati, più che della volontà del pontefice di controllare le spinte centrifughe del cattolicesimo.
Il libro è diviso in tre parti, in cui nella prima si attribuiscono le perniciose attitudini femminili e la loro cedevolezza a Satana al possesso di un intelletto inferiore (un po’ di misoginia non ‘guasta’ mai, sic!). Nella seconda parte si spiegano il comportamento delle streghe, i loro malefici e come possono essere combattuti. Mentre la terza fornisce le istruzioni per catturare gli eretici e le persone accusate di stregoneria, le varie pratiche di tortura per estorcere loro le confessioni, le fasi del processo, la detenzione e le forme di esecuzione della condanna a morte.
La minorità come causa di dominio
In pratica, abbiamo compreso come le donne che si ribellavano al potere maschile (praticando spesso arti che non erano magiche, bensì frutto di conoscenza delle erbe mediche per curare, causare aborti, aiutare nel trapasso; oppure fuggendo da mariti, fratelli o padri violenti), in passato, finivano al rogo. Ma ribadiamo, anche migliaia di uomini subirono la stessa sorte – basti pensare che già nel 1252, con la bolla Ad extirpanda, Papa Innocenzo IV autorizzava la tortura contro gli eretici (in maggioranza maschi), che solo in seguito sarà estesa alle persone accusate di stregoneria.
Mentre oggi, le donne che rifiutano relazioni disfunzionali, basate sul possesso e su rapporti di forza squilibrati, sulla violenza fisica e/o psicologica, sulla dipendenza o su uno stato di minorità, anche economico, che impedisce loro di scegliere, proprio nel momento in cui si ribellano rischiano di essere uccise dalle persone con le quali intrattengono tali rapporti (per la maggioranza mariti, partner, familiari stretti o ex).
Il mito da sfatare è però quello che l’Italia, rispetto all’incidenza del femminicidio, sia un unicum – perché così non è.
Analizziamo i dati del 2024. In Francia su una popolazione di 68 milioni, i femminicidi sono stati 93; nel Regno Unito, su una popolazione di circa 69 milioni – secondo i dati di Counting Dead Women – nel periodo dal 2009 al 2024 sono state registrate oltre 2000 donne uccise da uomini, ossia una media di una ogni tre giorni, più o meno 120 (quindi va peggio…); in Italia, su 58 milioni di persone censite, le donne uccise sono state 113, di cui 61 dal compagno o ex; mentre in Germania (considerato un Paese ‘sicuro ed evoluto’), su una popolazione di 83 milioni, l’ultimo dato risale al 2023, quando – secondo l’ufficio federale di polizia criminale – si sono verificati ben 360 femminicidi, una donna al giorno – salvo le feste comandate, si potrebbe chiosare. Infine, ai denigratori dei Paesi latini o che continuano a propugnare uno stantio machismo o un retaggio patriarcale (ricordate il delitto d’onore?) per tale crimine, andrebbe fatto notare che, mentre in Nord Europa la percentuale di femminicidi è stabile se non in crescita, in Spagna, al contrario, i femminicidi sono diminuiti del 30% in vent’anni e, nel 2024 – su una popolazione di 47 milioni – se ne sono registrati 57.
Tenendo conto delle proporzioni, quindi, l’Italia è in media con gli altri Paesi esaminati mentre i dati tedeschi fanno davvero rabbrividire.
venerdì, 20 marzo 2026
In copertina: Foto di André Renkens da Pixabay

